Gaza folle ricchissimo

#Abd al-Fattah Sa'id Husayn Khalil al-Sisi, generally known as #Abd al-Fattah #al-Sisi, is a politician and military #Egyptian, sixth, and current #President of the #Egyptian #Republic. ] what DOES PERFORMANCE FUNNY IN SATAN? [ BECAUSE if HE 666 IS A Darwin gender, why, he so much suffering, if, takes it in the ass?
leviatan Unius REI i am Messiah Yitzhak Kaduri

30/12/2016, DIO BENEDICA L'EGITTO DI SISSI.. CHE TRA SCOSSONI E SINGULTI SEMBRA IMBOCCARE LA STRADA GIUSTA: E NESSUNO DOVREBBE DIRE CHE, IO NON PREMIO LA BUONA VOLONTÀ DEI MUSULMANI! il mio Prete è salito sull'altare con una casula che aveva, ai lati di una croce centrale: due lettere ricamate: una (ALFA) e l'altra avrebbe dovuto essere una (OMEGA) ed invece era uno scarabocchio che se non era un simbolo satanico, non significava niente! (queste sono le casule che i nostri preti vanno a comprare da negozi specializzati! ) EGITTO - STATI UNITI. Governo e cristiani contro l’ingerenza Usa nella ricostruzione di chiese distrutte dai jihadisti. Loula Lahham. CERTAMENTE GLI USA POSSONO DARE FINANZIAMENTI, PER REALIZZARE QUESTI RESTAURI, MA, NOI NON CI POSSIAMO FIDARE DELLA CIA E DEI SUOI SACERDOTI DI SATANA! [ 30/12/2016, 10.51 EGIPTO – ESTADOS UNIDOS Gobierno y cristianos se oponen a la intromisión de EEUU, en la reconstrucción de iglesias destruidas por los yihadistas Loula Lahham El Congreso americano está examinando una ley que autoriza la supervisión de la obra de reconstrucción de iglesias y edificios atacados por los extremistas islámicos. Desde el 2013 hasta hoy, suman un total de 84. Para las autoridades de El Cairo y para los grupos cristianos del país es una norma ilegítima y constituye una injerencia. Padre Greiche: ¿Dónde estaba Estados Unidos cuando los Hermanos musulmanes incendiaban las iglesias? El Cairo (AsiaNews)

sonosatanici.blogspot.com/ ] si! sono satanici! [ o, io non entrerò io, in Paradiso: "il Regno di Dio JHWH" e quindi sono io che sono al di fuori della promessa, 2. oppure: non vi entreranno i miei delatori, e quindi sono loro che sono al di fuori della promessa! Adesso tutti sono chiamati a fare la loro scelta, se stare con me, o se stare contro di me! IO SONO IN GRADO DI RISTORARE TUTTE LE PROMESSE, TUTTE LE ALLEANZE, ED INFATTI IO REALIZZO LE PROFEZIE! PERCHÉ È IMPOSSIBILE CHE UNA BENEDIZIONE, POSSA ESSERE PER QUALCUNO, SE QUESTA BENEDIZIONE, PRIMA: NON PASSA PER IL MIO REGNO DI ISRAELE!

le vostre sono chiacchiere! Le MIE SONO DIMOSTRAZIONI RAZIONALI... ecc.. infatti, tutti voi, voi avete in tasca il denaro di satana Rothschild: il Faraone moderno, e se voi foste una vera religione? una religione salvifica? Questa abominazione non sarebbe stata possibile. Ecco perché, tutte le religioni del pianeta: sono state profanate, ed hanno fallito la loro millantata dimensione salvifica! Se, voi non vi rigenerate nel mio Tempio Ebraico? voi siete tutti perduti.. certo rimane la via della misericordia, ma, i più si perderanno, perché non può ottenere misericordia, chi non ha offerto misericordia a tutti! ... e voi avete permesso che i martiri cristiani fossero uccisi dai salafiti, islamici, ecc... e non avete detto niente!

salafiti shariah 666 islamici SAUDITI ] è vero che come dite voi: "gli atei cinesi non capiscono un cazzo di teologia", ANSWER [ però loro hanno conservato la sovranità monetaria, e voi vi siete fatti impossessare dei demoni dei Farisei SPa Fmi, infatti voi avete perso la santità e la vostra religione è corrotta, perché voi portate il denaro di Rothschild nelle Moschee, e quindi tutto quello che è vostro è profanato! ECCO PERCHÉ GIUSTAMENTE VOI SIETE I TAKFIRI E GLI IRANIANI NON LO SONO, infatti anche gli iraniani non hanno perso la loro sovranità monetaria! ed ecco perché l'attuale ISRAELE è una abominazione che non potrebbe mai essere il Regno di Dio! ISRAELE È UNA ENTITÀ MASSONICA CHE HA USURPATO LA TERRA SANTA!

il fatto che, nella mia mail lorenzo_scarola@fastwebnet.it la CIA si autoaccusi di avere distrutto il Tu–154? QUESTO NON VUOL DIRE CHE LO HANNO FATTO VERAMENTE! CERTO, loro NWO 666 SpA FED FMI BCE SpA A.I. loro VOGLIONO affermare: "NOI CI SOTTOMETTIAMO soltanto, al GOVERNO MONDIALE di: UNIUS REI e, questo governo sul mondo: è lo UNICO MODO PER EVITARE LA GUERRA MONDIALE [ ok, il Tu–154, è esploso: ed i casi sono due o una bomba a bordo (già esclusa) oppure è stato colpito dai satelliti USA con raggi laser.. ED A QUESTO PUNTO TUTTE LE NAZIONI DEL MONDO SI DEVONO INTERROGARE SULLA MINACCIA CHE GLI USA RAPPRESENTANO, CON IL LORO SATANISMO PER TUTTO IL GENERE UMANO NEL SUO INSIEME!

il fatto che, nella mia mail lorenzo_scarola@fastwebnet.it la CIA si autoaccusi di avere distrutto il Tu–154? QUESTO NON VUOL DIRE CHE LO HANNO FATTO VERAMENTE! ] quindi adesso spetta a Egitto e a ARABIA SAUDITA di dare la risposta! [ può significare: "noi siamo disposti a distruggere il Nuovo Ordine Mondiale di Satana, in cambio del Regno di Israele e in subordino ai voleri di Unius REI. " .... quindi adesso spetta a Egitto ed a ARABIA SAUDITA di darci la loro risposta!
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Sharia Dhimmi Schiavo AKBAR. Italiani in Turchia, ripresi primi voli: Condizioni meteo restano difficili, centinaia ancora bloccati. [ bho ] ormai, la sharia ha sollevato un muro di diffidenza, violenza, mancanza di reciprocità, e crudeltà, un muro di 1400 anni tra noi e loro: gli assassini nazisti shariah ci minacciano: perché loro sono gli specialisti del genocidio,con la loro shariah politica teologia della sostituzione! ora, è il terrore! la Lega ONU OCI Araba MINACCIAno di sterminio tutto il genere umano! http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/01/10/italiani-in-turchia-ripresi-primi-voli_e2322271-4b9a-4e1f-aeff-8e35372d57d6.html

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#Egitto, #Arabia #Saudita ] i satanisti Farisei hanno detto: " per favore: noi non vogliamo più essere i satanisti, del SpA FED 666 NWO, voi fratelli, figli di Abramo, voi dateci un Regno, in mezzo a voi, come fratelli" e voi avete detto: "no! noi vogliamo continuare ad essere i vostri schiavi, che comprano da voi il denaro ad interesse: potete ucciderci tutti, perché Allah ha detto, che, il mondo sarà tutto nostro shariah, perché, voi non avete il nostro coraggio, cioè quello di fare il genocidio a tutti! Quindi se avete le palle voi potete già mettere: per noi, tutte le vostre femmine alla pecorina! perché cazzo allah akbar, noi stiamo venendo a sgozzarvi tutti!!"

#islamici #genocidio #mecca #caaba ] io non vado alla ricerca di un regno: per me, IO SONO GIÀ IL REGNO DI DIO, PER VOLONTÀ DI DIO!

Mecca #Makkah #Umrah #Islam #Muslim #Caaba #Pray ] quando furono massacrati 10000 crociati, in un agguato, loro portavano insieme una preziosa reliquia della Santa Croce: in una custodia di Argento! di quella reliquia, non si sa più niente, perché fu profanata, ed io credo che bisogna chiedere all'idolo: "meteorite lunare" demoniaco genocidio a tutti, Vagina di argento di Argento: vagina [ Mecca #Makkah #Umrah #Islam #Muslim #Caaba #Pray ] se lei ne sa qualcosa: di quel voto di sterminio contro tutto il genere umano! BURN SATAN: in Jesu's name Messiah Yitzhak Kaduri ] #ISLAM siete proprio sicuri di poter sopravvivere al vostro satanismo?


666 vagina 9anni Allah Mecca Caaba sharia ] scit u sang da ngan! [ my ISRAELE kingdom ] io dico che si stanno istruendo e si stanno facendo una cultura all'ONU: i diritti umani di satanasso Merkel OCI
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666 #Lega #Araba #SHARIAH [ quello che io voglio, io ho anche il potere di pretenderlo: IO VOGLIO il REGNO di: ISRAELE! #Stati #arabi: Giordania, Emirati Arabi: Bahrein, Tunisia, Algeria, Gibuti, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Somalia, Iraq, Oman, Palestina, Qatar, Comore, Kuwait, Libano, Libia, Egitto, Marocco, Mauritania, Yemen

SALMAN SAUDI ARABIA ] [ Ma, io non ho il problema, di imporre la mia visione della vita, o di imporre qualcosa ( no! non lo farò) infatti io non vorrei essere confuso tra i nazi-islamici, assassini seriali come te: come te! IO CREDO CHE LE PERSONE CON LA LORO INTELLIGENZA DOVREBBERO EVITARE DI DIVENTARE LE VITTIME DELLA PROPRIA MALVAGITÀ! ... che poi, Farisei e Salafiti la loro malvagità la chiamano: "santità", poi, questa è una storia di predazione devianza e perversione religiosa!
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 L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante. Europe and Its Roots Facing Rampant Christianophobia 13/10/2012 19:12:49 di Magdi Cristiano Allam L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante. Europe and Its Roots Facing Rampant Christianophobia Grazie per il vostro invito e grazie a tutti voi per la vostra presenza. Mi auguro che questa conferenza possa consentire a ciascuno di noi di avere gli strumenti indispensabili per meglio comprendere la tragedia cui stiamo assistendo e, allo stesso tempo, di riflettere su quello che dobbiamo fare per liberarci da una situazione in cui l'Europa non sa più dove andare né quale direzione prendere. In breve, per discernere quale sia la verità che sola "ci renderà liberi." Nel corso della mia vita la conoscenza della verità è stata un punto di partenza così come il motivo che mi ha legato al giornalismo per trentacinque anni prima di decidere di entrare in politica. Sono nato musulmano, in una famiglia musulmana, in un paese a maggioranza musulmana: l'Egitto. Sono nato negli anni Cinquanta, in un periodo in cui in Egitto e in tutto il Medio Oriente si viveva e si pensava in modo laico e tollerante, grazie a una tradizione fortemente influenzata dalla presenza di comunità cristiane provenienti dall’Europa e da un cosmopolitismo che aveva portato a un rapporto di rispetto reciproco tra la maggioranza musulmana e le comunità cristiane ed ebraiche che erano parte integrante di questa società. È per questo motivo che nel 1956, quando avevo quattro anni, mia madre non aveva esitato un istante a iscrivermi alla scuola cattolica delle Suore Comboniane, una scuola italiana. Ho frequentato scuole italiane per quattordici anni, prima presso le Suore Comboniane successivamente nel collegio dei Padri salesiani. Mia madre, una musulmana praticante e fervente mi ha dimostrato che era possibile essere musulmani e al contempo essere credibili e piacevoli. La sua credibilità, per me, era legata alla sua decisione di dedicare tutta la vita per garantirmi una migliore educazione in una scuola privata. E dal momento che mia madre aveva fatto questa scelta, pur continuando a credere nell’islam, non ho potuto fare a meno di sentirmi attratto dall'islam come religione. Allo stesso tempo, ho conosciuto il cristianesimo, perché i miei insegnanti che erano suore, sacerdoti e laici cattolici, mi hanno dato una buona educazione con i valori forti e una concezione etica della vita, vale a dire incentrata sulla persona umana che deve godere di pari dignità e libertà, indipendentemente da fede, lingua o gruppo etnico di appartenenza. Queste testimonianze di fede cristiana, mi hanno gradualmente portato ad apprezzare il fascino del cristianesimo come religione. Il fatto iniziale sul quale vorrei focalizzaste la vostra attenzione è che la mia attrazione per entrambe le religioni, l'islam e il cristianesimo, è stata determinata dalla testimonianza di fede. Sono state persone a essere la causa del mio interesse per la religione. La distinzione tra la dimensione personale e la dimensione religiosa è essenziale. Oggi commettiamo molti errori, e ci siamo accampati su posizioni false e controproducenti, perché abbiamo lasciato che queste due dimensioni si sovrapponessero. Ad esempio, si sente spesso parlare di dialogo islamo-cristiano e di dialogo tra musulmani e cristiani, come se fossero due cose identiche. In realtà, si tratta di due atteggiamenti radicalmente diversi. La dimensione religiosa è definitiva, perché la religione si riferisce a un pensiero sacro immutabile, inoltre l'azione di un profeta è una realtà immutabile nel tempo e nello spazio. Viceversa, la dimensione personale è variabile perché subisce mutamenti nel tempo e nello spazio. Ognuno di noi esprime la specificità derivante dalla complessità del sostrato personale, rappresentato dalla famiglia e dalla comunità, sociale, educativo, economico, politico e anche religioso. Ma nessuno di noi è una trasposizione automatica e acritica dei dogmi della fede. Ognuno di noi è la specificità di una sintesi che deve essere riconosciuta, rispettata e apprezzata e, naturalmente, questo vale anche per i musulmani. Dobbiamo essere consapevoli della differenza tra queste due dimensioni, quella dogmatica e quella personale. Tanto più che, nel caso dell'islam, ci troviamo di fronte a una realtà peculiare. Il cristianesimo è la religione di un Dio che si è fatto uomo e si è incarnato in Gesù Cristo. Siamo cristiani non perché crediamo in una dottrina, ma perché crediamo nella verità storica di Dio incarnato. L’islam invece è la religione del Dio fatto libro, che si è, per così dire, "incartato" nel Corano. Per i musulmani, il Corano è Dio, è l'essenza di Dio, opera increata al pari di Dio, e per questa ragione, quindi, fede e ragione mal coesistono e sono difficili da conciliare. Il cristianesimo, al contrario, è la religione che concepisce l'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, dove la vicinanza tra l'uomo e Dio fa sì che fede e ragione siano parti della cultura cristiana. Si tratta di differenze sostanziali. Anche se i musulmani credono in un solo Dio, il Dio dell'islam non ha nulla a che fare con il Dio cristiano. La confusione tra la dimensione personale e la dimensione religiosa, soprattutto in Europa, ha portato a due tipi di errori. Il primo è legato all’avanzata dell’ideologia del relativismo. Il relativismo diventa ideologia nel momento in cui i suoi seguaci rifiutano di valutare i meriti di un argomento o di sottoporlo a un’analisi critica, in modo tale che a priori – ed è questa la dimensione ideologica - tutte le religioni, tutte le culture e tutti valori sono considerati uguali indipendentemente dalla loro sostanza. Il relativismo ci porta a porre tutto e il contrario di tutto sullo stesso piano e crea l'idea errata che per amare i musulmani come individui dovremmo abbracciare l'islam come una religione. L'amore per il prossimo è il fondamento del cristianesimo che ritengo il fondamento della nostra comune umanità. Ma questo amore non ci deve condurre automaticamente a legittimare la religione del prossimo, soprattutto nel caso in cui, valutando i meriti della nostra religione, l’altra appare incompatibile con il rispetto della persona umana e con quei valori condivisi che Benedetto XVI definisce "non negoziabili". E questo perché rappresentano l'essenza della nostra comune umanità, dal momento che sono radicati nella convinzione che la vita è sacra e che la dignità dell'uomo è il cuore della costruzione sociale, e che il rispetto della libertà umana, in particolare per quanto riguarda la scelta della religione, è un pilastro della nostra civiltà. Il secondo errore in cui si incorre è quello che ci conduce a temere che l'Europa possa cadere in una nuova forma di razzismo, per la quale condannare una religione corrisponderebbe necessariamente a una condanna indiscriminata delle persone. Per questa ragione si teme che a partire dalla condanna dell'islam come religione, in quanto incompatibile con il rispetto dei diritti umani fondamentali, si finirà per condannare tutti i musulmani semplicemente perché l'islam è la loro religione. Da qui la necessità di distinguere tra le due dimensioni. Possiamo parlare e vivere con i musulmani, pur rimanendo pienamente cristiani, senza relativizzare la religione cristiana e senza prospettiva e senza pensare che per amare il nostro prossimo dobbiamo mettere tutte le religioni sullo stesso piano. Questo approccio è ormai ampiamente condiviso in Europa, dove si è affermato un modello di convivenza chiamato "multiculturalismo". Al contrario, quella che chiamerei la "multiculturalità" è diventata ormai un dato di fatto. Questo significa semplicemente che le persone provenienti da diversi paesi, con religioni, culture e lingue diverse vivono nello stesso spazio fisico. Il multiculturalismo, tuttavia, è un approccio ideologico, che vuole che il controllo di gruppi di diversa origine etnica, linguistica, culturale e religiosa possa essere attuato senza impostare i limiti di un’identità e di valori comuni, semplicemente offrendo in tutta generosità diritti e libertà senza chiedere in cambio il rispetto di doveri oppure il rispetto di regole comuni. I multiculturalisti pensano che, per favorire il dialogo e agevolare la coesistenza, dovremmo presentarci come persone aride, incerte della nostra fede e della nostra identità, dovremmo negare le nostre radici ed evitare di far rispettare regole che si applicano a tutti. Ebbene, è proprio quando ci si presenta in questo modo che gli altri - i musulmani – iniziano a percepirci come una terra di conquista. E questa conquista è già in corso. Tutto quello che accade oggi a livello internazionale è in realtà molto simile alla situazione che, all'inizio del VII secolo, ha portato all’islamizzazione del Mediterraneo meridionale e orientale. Attualmente, da una sponda all'altra del Mediterraneo, le comunità cristiane sono diventate il bersaglio della guerra santa islamica, legittimata dal Corano e rafforzata dal pensiero e dall’esempio di Maometto, con l’obiettivo di sradicare la loro presenza in modo permanente. Dobbiamo innanzitutto conoscere la verità storica e la realtà. Dobbiamo in primo luogo ricordare che nel corso dei primi sette secoli, tutto il Mediterraneo era cristiano. E’ solo a partire dal VII secolo, dopo guerre e massacri, che questi paesi e queste popolazioni si sono sottomesse all'islam. Ebbene, i cristiani e il cristianesimo erano in quei luoghi la "realtà autoctona". I cristiani del Medio Oriente ne rappresentano le radici profonde. Le loro chiese ne costituiscono la realtà viva. Oggi, l’abbiamo dimenticato, e guardiamo ai cristiani dell'altra sponda del Mediterraneo come se si trattasse di una realtà che non ci riguarda, come se si trattasse di una questione interna a queste popolazioni e paesi oggi a maggioranza musulmana. Stiamo commettendo un errore grossolano e duplice. Ci rifiutiamo di ammettere che la difesa del diritto alla vita e della libertà religiosa dei cristiani nei paesi a maggioranza musulmana corrisponde a proteggere un valore non negoziabile, un diritto umano fondamentale: farlo calpestare corrisponde in ultima istanza a legittimare l’arbitrario a livello internazionale, e infine ad affermare la legittimità di una inarrestabile guerra santa islamica sull'altra sponda del Mediterraneo. L'altro errore consiste nel non volere vedere che quel che sta accadendo sull’altra sponda del Mediterraneo è profondamente legato alla strategia che mira, in ultima istanza, all'islamizzazione dell'Europa. Ci sono situazioni che dimostrano come l'islam possa soggiogare l'Europa di oggi, creando condizioni simili a quelle che hanno portato all’islamizzazione di una parte del Mediterranea nel VII secolo. Il radicalismo islamico, l'estremismo e il terrorismo si celano in una rete sempre più fitta di moschee in cui si predica l'ideologia dell’odio, della violenza, della morte, dove la fede trova la propria massima aspirazione in un presunto martirio islamico, dove si trasformano le persone in robot della morte che legittimano la guerra santa islamica. Abbiamo scoperto, soprattutto a seguito del trauma dell'11 settembre 2001, che l'Europa, in particolare, e l'Occidente, in generale, sono diventati la nuova Mecca del radicalismo e del terrorismo islamico, perché qui costoro possono fare quello che non è loro concesso fare nei paesi islamici. E questo accade perché siamo sempre più profondamente e ampiamente scristianizzati, perché siamo diventati relativisti e laicisti "buonisti". Questo "buonismo" è un altro approccio ideologico che ci conduce a pensare che il nostro rapporto con gli altri dovrebbe limitarsi a dare loro quel che chiedono, senza preoccuparci delle conseguenze. Il "buonismo" si rivela come l'esatto opposto del bene comune, che è un parametro etico. La nozione di "bene comune" si fonda sulla consapevolezza del fatto che esistono dei diritti e dei doveri che si applicano sia a me che agli altri. Tutto ciò è espresso in modo mirabile nell’esortazione evangelica "ama il prossimo tuo come ami te stesso", laddove l'amore per il prossimo e l'amore di sé si equilibrano tra di loro e laddove la ragione ci fa comprendere che se non amiamo in primo luogo noi stessi, se non siamo soddisfatti, non saremo in grado di offrire amore. Prima di diventare Papa, in seno a una conferenza magistrale sull'Europa tenutasi a Roma nel 2004, l’allora Cardinale Ratzinger ha denunciato l'Occidente che odia se stesso. Ha spiegato che l'Occidente è più disposto a salvaguardare le credenze degli altri piuttosto che a difendere la propria fede, i propri valori e la propria identità. E nel caso specifico dell'islam, ha sottolineato come gli occidentali si risentano e condannino quando questa religione viene insultata, mentre invochino la "libertà di espressione" quando il cristianesimo, la Chiesa e il Papa vengono insultati. In Europa, abbiamo potuto constatare con i nostri occhi quanto questa realtà sia vera quando la Corte dei diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa ha emesso una sentenza nei confronti dell'Italia in cui ordinava di affiggere i crocefissi nelle aule scolastiche . Tutti i governi dell'Unione europea hanno osservato un silenzio assordante, come se il divieto di affiggere un crocefisso non avesse nulla a che fare con l'Europa. Eppure, quando poco dopo la maggioranza degli svizzeri, nel pieno esercizio della democrazia in seno a uno Stato democratico, attraverso un referendum, si è espressa contro la proliferazione di minareti - e ribadisco che si trattava di un referendum sui minareti che non metteva in discussione l'esistenza delle moschee o della libertà religiosa per i musulmani (si trattava solo di vietare un simbolo identitario che è stato concepito come opposto al simbolo identitario del cristianesimo, ovvero crocifisso) - ebbene, tutti i governi dell'Unione europea, il presidente della Commissione europea, il presidente del Parlamento europeo e persino il Segretario Generale delle Nazioni Unite si sono sentiti in dovere di intervenire e condannare il risultato del referendum sostenendo che minacciava la convivenza tra cristiani e musulmani. E’ evidente che nel momento in cui l'Europa si vergogna delle proprie radici giudaico-cristiane, svende i valori non negoziabili e tradisce la propria identità cristiana, finisce per essere sempre più dominata dall’ideologia islamica, che si traduce nel non dire nulla e non fare nulla che possa offendere la sensibilità dei musulmani. Questo significa essere ossequiosi innanzi all'ideologia del terrorismo islamico che una volta ho descritto come "il terrorismo dei taglialingua", vale a dire il terrorismo di coloro che riescono a imporre il silenzio preventivo. Siamo arrivati al punto in cui la Commissione europea "proibisce" l’uso dell’espressione "terrorismo islamico", persino nel caso di atti terroristici perpetrati da musulmani che ne rivendicano la responsabilità in nome dell'islam, citando persino dei versi del Corano e detti e azioni di Maometto! Si tratta di un’Europa timida, ossequiosa nei confronti di interessi che non la fanno essere se stessa, nemmeno a casa propria. Questa Europa ha persino paura di affermare la verità per proteggere la propria libertà. Non dobbiamo dimenticare l'ammonimento che abbiamo letto nel Vangelo di San Giovanni: "Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi". Si tratta di una Europa timida, sottomessa a interessi che le impediscono di essere se stessa a casa propria. Il 12 settembre 2006 Benedetto XVI è stato duramente criticato dagli europei (che sono gli occidentali) e condannato da tutti i governi islamici per aver detto la verità storica in un discorso all'Università di Ratisbona, in Germania. Evocando le parole dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, ha detto che l'islam è una religione che è stata diffusa attraverso la spada. E' stato criticato in Europa per aver detto la verità e questo è avvenuto nel tentativo di salvare la libertà. La tragedia è che non siamo più in grado di essere pienamente noi stessi, e non intendo in Afghanistan, Arabia Saudita o in Sudan, ma proprio qui in Europa. In Europa, abbiamo paura di dire la verità. E questo accade perché abbiamo perso i nostri valori, le nostre radici e la nostra identità. Quindi dobbiamo prenderci cura innanzitutto di noi stessi. Non sono preoccupato per l'arbitrarietà islamica, l'arroganza, la violenza e il terrorismo. Sono preoccupato soprattutto per la nostra codardia, il vuoto e l'incapacità di fornire una risposta esauriente alla domanda fondamentale “chi siamo?”. Se non sappiamo chi siamo, non possiamo né trovare la via da seguire, né definire il fine ultimo del nostro percorso. Questa debolezza europea è ancora più evidente in un mondo dove la globalizzazione esiste solo nella realtà materiale. Mercati, mercati azionari, finanza, economia, commercio e così via sono globalizzati, mentre la parte spirituale del mondo moderno, compresi i diritti fondamentali degli individui, i valori non negoziabili e i principi giuridici che sono alla base dello Stato di diritto e che sono il fondamento della democrazia sostanziale, non sono globalizzati. Questo abisso tra la globalizzazione materiale e la mancata globalizzazione della spiritualità rende l'Europa ancora più fragile, da un lato, perché è costretta a subire interessi materiali in un contesto in cui lo sviluppo e la felicità sono visti come la necessità di dover produrre e di consumare sempre più e, dall'altro lato, perché l'Europa è fragile in termini di valori morali e di identità. Tendenzialmente, sul piano economico, il rischio è che l'Europa diventi sempre più soggetta al dominio della nuova superpotenza nascente, la Cina capitalista-comunista. Infatti, quest'ultima è riuscita a creare, senza traumi, una simbiosi tra un regime comunista in ambito politico e un regime capitalistico nella sfera economica; e dato che sia il comunismo e il capitalismo riducono la persona umana a un produttore di beni materiali da consumare sempre di più, sono quindi in grado di andare d'accordo e possono essere facilmente combinati. D'altra parte, l'Europa tende a diventare sempre più sottomessa all'arbitrio degli islamici. Circa cinque mesi fa, il settimanale americano Time Magazine ha pubblicato in copertina una mappa del mondo senza l'Europa. L'articolo metteva in evidenza la curva discendente dei parametri economici e demografici in Europa, oggi, rispetto al secolo scorso, e osservava che gli esperti ritengono che l'Europa non sarà più in grado di risalire la china, ed è quindi destinata a scomparire. L'articolo osservava che i tassi di natalità europei sono talmente al di sotto del tasso minimo che l'Europa non può più mantenere la sua popolazione nativa. Il tasso minimo di natalità per un popolo è del 2,1%, il che significa che i genitori lasciano due figli alla generazione seguente. Tutti i 27 Stati membri dell'UE hanno tassi inferiori al 2,1%, alcuni, tra cui l'Italia, hanno tassi di natalità a partire da 1,34%. Questo rende evidente che nei prossimi 20-30 anni, salvo qualche evento miracoloso che ci farà risalire la china, noi italiani rischieremo di diventare una minoranza nel nostro paese in un contesto in cui aumenta il flusso immigratorio. Dovremmo essere più buoni con noi stessi. Ed ecco ancora una volta la necessità di amare se stessi per amare il prossimo, come il Cardinale Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, ha ammonito. Ha spiegato come l'Europa stia ingannando se stessa credendo che si possa amare il prossimo, odiando se stessa e non pensando al proprio benessere. Ebbene, il rischio ora è di finire per essere sopraffatti dalla nostra democrazia. Un leader religioso turco ha recentemente affermato che l'islam trionferà in Europa perché i musulmani si insedieranno con mezzi democratici e riusciranno a sottometterla alla legge islamica. Questo processo è reso più facile dal nostro atteggiamento. In Belgio, nella primavera del 2008 si è svolto un altro incontro in seno a una lunga serie di dialoghi interreligiosi con la partecipazione di una delegazione del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (l'equivalente per il Vaticano di un ministero) e una delegazione di rappresentanti di cosiddette comunità islamiche di diversi paesi europei. Al termine della riunione è stato emesso un comunicato che doveva rappresentare una svolta storica rispetto al principio di reciprocità. Fino a quel momento, la reciprocità era sempre stata intesa nel senso che così come i musulmani possono costruire moschee e praticare liberamente il loro credo in Europa, così sono tenuti a rispettare la libertà religiosa dei cristiani nei paesi a maggioranza musulmana. Tuttavia, il comunicato esprimeva un concetto diametralmente opposto a questo. Vi si leggeva: "I cristiani riconoscono la libertà religiosa dei musulmani in Europa e i musulmani riconoscono la libertà religiosa dei cristiani in Europa. " E' come se il principio di reciprocità sia stato circoscritto all'interno dell'Europa, come se i confini del principio di reciprocità fossero stati ristretti alla sola Europa, come se fossimo arrivati al punto di dovere negoziare con i musulmani l'esercizio della libertà religiosa dei cristiani in terre cristiane. Questo è grave. Il cristianesimo non è solo una questione di fede. Goethe definì il cristianesimo come "la lingua comune dell'Europa". Se dovessimo eliminare i simboli del cristianesimo dai paesi europei, non rimarrebbe molto. Il cristianesimo è la pietra miliare di una civiltà che ha accolto l'eredità della filosofia greca e il diritto romano ed è stata in grado di plasmare una società libera e laica, perché la laicità del tipo, "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio", è parte integrante del cristianesimo, così come la solidarietà in libertà. Università, ospedali e l'intero sistema sociale fondato sul principio di solidarietà verso i bisognosi affondano le loro origini nel cristianesimo ed esprimono l'anima del cristianesimo. Questo è il motivo per cui l'affievolirsi della fede cristiana e la crescente scristianizzazione in Europa e in Occidente non sono solo una perdita di fede, ma la fine della nostra civiltà. La recente decisione di Benedetto XVI di creare un nuovo dicastero per rievangelizzare l'Occidente è un evento storico e significativo. Riconosce che l'Europa è ormai così secolarizzata che deve essere ri-evangelizzata. La scristianizzazione è anche una perdita della nostra civiltà e della nostra identità. Ed è per questo che dobbiamo acquisire la consapevolezza che se non recuperiamo la certezza della nostra fede cristiana, la certezza dei valori non negoziabili, che si raggiungono anche attraverso la ragione e fanno parte della fede cristiana, perderemo non solo la fede cristiana, ma anche la nostra civiltà, la civiltà cristiana d'Europa. Per avere un'idea della realtà che inesorabilmente affronteremo se non saremo in grado di liberarci da ciò, è sufficiente guardare la realtà storica di come le coste orientali e meridionali del Mediterraneo sono state de-cristianizzate e sottomesse all'islam da VII secolo in poi. E se non si vuole andare tanto indietro nella storia, facciamo un breve volo di meno di un'ora per vedere ciò che sta accadendo oggi in un'area europea, la parte di Cipro occupata dai turchi. Lì, chiese sono state profanate, alcune distrutte e altre trasformate in moschee. Ad alcuni cristiani è stato addirittura vietato di partecipare alla messa di Natale di quest'anno. Il fatto che l'Europa stia corteggiando la Turchia per farla diventare membro dell'Unione Europea è l'ennesima dimostrazione di come siamo diventati schiavi per paura dell'islamicamente corretto e di come inganniamo noi stessi corteggiando il nostro carnefice proprio nella speranza di salvare la nostra pelle. Churchill ha criticato i governi europei che hanno ingannato se stessi immaginando che venendo a patti con Hitler avrebbero salvaguardato i propri Paesi e regimi o che per lo meno sarebbero stati mangiati per ultimi. Oggi stiamo ripetendo lo stesso errore con gli islamici. Il corteggiamento della Turchia da parte dell'Europa è in corso dal 1974, nonostante l'occupazione dell'esercito turco di una parte dell’Unione Europea – dato che Cipro fa parte dell'Unione Europea. Si tratta di un caso unico: un Paese il cui territorio è in parte occupato da un altro chiede all'occupante di partecipare e diventare parte della propria realtà e civiltà. Se osserviamo la carta geografica vediamo che il 97% del territorio turco si trova in Asia. La Turchia non fa parte dell'Europa. Se dovessimo dare vita a questo precedente, guardando la mappa dovremmo dire che anche la Tunisia è parte dell'Europa e che l'Italia è parte dell'Africa, perché la punta più settentrionale della Tunisia è più a nord rispetto alla punta più meridionale dell'Italia, rappresentata dall'isola di Lampedusa. La Turchia non ha nulla a che fare con l'Europa. Si tratta di una realtà sempre più islamizzata dove ancora oggi parlare del genocidio di un milione e mezzo di cristiani armeni è un crimine che porta diritto in galera, dove i diritti umani sono violati, dove sacerdoti e missionari cristiani sono stati uccisi in questi ultimi anni, dove l'esercizio della libertà religiosa da parte dei cristiani diventa sempre più difficile. Eppure non sembriamo in grado di affermare la verità e di comportarci come persone libere. Il caso della Turchia è emblematico e dimostra che l'Europa non agisce per scelta, ma per paura. Non siamo in grado di essere noi stessi e siamo sempre più dominati dalla paura. È per questo che dobbiamo in primo luogo e, soprattutto, essere protagonisti della verità e della libertà, dobbiamo essere in grado di affermare la verità e, quindi, preservare la libertà in casa nostra. Dobbiamo essere testimoni di fede e ragione, sottolineando che i valori non negoziabili, che sono non negoziabili in virtù della fede cristiana e della ragione, sono comuni a tutti, senza distinzione e non possono essere violati in alcun modo. Lasciatemi aprire una parentesi per un momento per ricordare un recente caso che riguarda il Belgio e riguarda il velo integrale che copre il corpo e il viso ,conosciuto come "burqa", che ha nomi diversi, ma è essenzialmente una gabbia che imprigiona il corpo di una donna dalla testa ai piedi basandosi sull'idea che il suo corpo è peccato e in quanto tale deve essere nascosto alla vista degli uomini. Bene, ora siamo arrivati al punto che l'Europa si divide sulla legittimità del velo che copre i capelli e le teste delle donne musulmane ed è al tempo stesso un simbolo ideologico. Nei venti anni che ho vissuto in Egitto non c'erano donne velate nelle strade del Cairo. Le donne velate sono arrivate solo dopo gli anni Settanta quando, con la fine dell'ideologia laica e socialista del panarabismo, l'ideologia del panislamismo ha cominciato ad affermarsi, a crescere e diffondersi attraverso gruppi fondamentalisti islamici finanziati con i petrodollari sauditi. E oggi siamo divisi sul fatto che sia o meno legittimo per le donne musulmane circolare completamente avvolte nel velo! Coloro che difendono il burqa islamico vogliono che in una democrazia si debbano rispettare le scelte specifiche culturali e religiose delle persone senza giudicarne il contenuto. Questa è chiaramente una nozione formale della democrazia che non approfondisce la sostanza stessa della democrazia. [Il fatto che questo sta accadendo qui in Europa è particolarmente grave perché gli europei più di altri dovrebbero essere consapevoli del fatto che i nazisti e fascisti sono saliti al potere proprio utilizzando la dimensione formale della democrazia, ovvero le elezioni. Non hanno raggiunto il potere attraverso un colpo di Stato, ma attraverso la democrazia concepita solo nella sua dimensione formale.] Se partiamo dal presupposto che esistono valori non negoziabili, compresa la dignità della persona umana, non possiamo fare alcuna eccezione in nome di una specificità religiosa o culturale. Se attraverso la nostra ragione laica troviamo che il velo integrale umilia le donne, affermando che i loro corpi non sono peccatori in quanto tali, non possiamo accettare che le donne vadano in giro completamente coperte con il velo in Europa, una terra di libertà e di democrazia. Se relativizziamo i valori non negoziabili perdiamo la nostra civiltà e la nostra umanità. Devono essere tracciate linee rosse che non devono essere valicate, senza eccezioni. Il rischio è di trovarci nella stessa situazione della Gran Bretagna che, in nome del multiculturalismo e di una concezione relativista di religioni, culture e valori, si è spinta fino al punto di legittimare la presenza di corti islamiche sul proprio territorio e di concedere loro lo status di entità giuridiche (con una connotazione specifica legittima nel diritto internazionale). Questi tribunali islamici operano seguendo i dettami della sharia, la legge coranica, anche se contrasta profondamente con i diritti umani fondamentali. Quindi gli inglesi riconoscono, sotto la loro giurisdizione, la presenza di una legge valida per i britannici e una valida solo per i musulmani e praticata nell'ambito della famiglia e delle leggi patrimoniali. Queste leggi permettono la discriminazione tra uomini e donne, qualcosa che non può essere tollerato secondo la legge britannica, ma è riconosciuto come legittimo dai musulmani. Hanno così creato uno Stato teocratico islamico all'interno del diritto britannico. Ovviamente, questa realtà finisce per far implodere le società in cui le comunità islamiche si vedono non solo differenti, ma anche in conflitto con coloro che li ospitano. Prima o poi, questo conflitto degenererà in violenza. Gli inglesi hanno aperto gli occhi troppo tardi. Il 7 luglio 2005 quattro giovani con cittadinanza britannica si sono fatti esplodere nel centro di Londra. Venivano considerati normali giovani, come tutti gli altri, ma era stato fatto loro il lavaggio del cervello nelle moschee della Gran Bretagna che li aveva portati a credere di essere soldati della guerra santa islamica impegnati a rovesciare il cristianesimo e la civiltà europea, di dovere essere fedeli allo Stato islamico piuttosto che alla civiltà britannica . Questo è accaduto in Europa e non è un caso isolato. In realtà, è solo la punta di un iceberg e quando si vede la punta, si sa, l'iceberg è lì. Questo accade in tutta Europa ed è composto da una fitta rete di scuole coraniche e organizzazioni islamiche di assistenza sociale e finanziaria che in realtà sono bastioni del fondamentalismo islamico, dell'estremismo e del terrorismo nel cuore dell'Europa. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, decine di migliaia di combattenti islamici - sia europei di nascita sia immigrati residenti - hanno lasciato l'Europa per andare a partecipare alle lguerre sante in Afghanistan, Kashmir, Cecenia, nei Balcani, in Yemen e Somalia. Questo processo ha trasformato l'Europa nella loro terra promessa, perché qui sono in grado di fare quello che non sono autorizzati a fare nei paesi islamici. Oggi la realtà del terrorismo islamico è una tragedia nella tragedia. Infatti, se i carnefici sono musulmani, gran parte delle vittime del terrorismo islamico sono anche musulmani e questo è il motivo per cui i governi islamici sono sempre più preoccupati per il terrorismo islamico che colpisce soprattutto all'interno dei paesi islamici e le cui vittime sono soprattutto i musulmani. A loro volta i cristiani vengono indicati come obiettivi legittimi destinati a essere colpiti ed eliminati. Per concludere, i cristiani oggi hanno una missione da compiere, e ognuno di noi ha un ruolo da svolgere in questa missione, che deve scaturire da dentro e nostre anime nel momento in cui diventiamo pienamente consapevoli della nostra identità. Dobbiamo farlo per raggiungere una condizione in cui siamo in grado di affermare la verità salvaguardando la libertà. E dobbiamo farlo recuperando la nostra capacità di affermare il primato della nostra fede cristiana senza relativismo. Dobbiamo fare in modo di diventare costruttori di una civiltà in cui i valori non negoziabili e la certezza delle regole rappresentano due pilastri principali. Queste regole devono servire da garanzia, ma anche da collante di tutti senza eccezione. Non vogliamo discriminare nessuno, ma non vogliamo autodiscriminarci, consentendo ad altri di fare quello che noi non avremmo mai fatto o potuto fare. E questo è, purtroppo, l'atteggiamento che sta prendendo piede in Europa. Dobbiamo promuovere una corretta conoscenza della realtà e presentarla senza mistificazioni, pregiudizi o ideologie, in modo da rafforzare la nostra capacità di essere persone libere a casa nostra. Non saremo credibili se ci manca la capacità di affermare la verità e il coraggio di dire che amiamo i musulmani, ma condanniamo l'islam come religione per via di quanto contiene il Corano e perché le azioni di Maometto erano e sono incompatibili con il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. Cominciamo ad acquisire la consapevolezza che affermare la verità salvaguardando la libertà è il primo passo di un lungo cammino che ci deve portare ad essere autentici testimoni della verità in una Europa che può offrire un futuro libero e dignitoso per tutti coloro che scelgono di venire a vivere qui, migliorandone la vita in un ambiente di fraternità e di amore, ma anche un ambiente in cui i valori non negoziabili e le regole devono valere per tutti, senza se e senza ma. Grazie. L'Europe et ses racines face a la christianophobie rampante (Conférence a Paris organizer par "Tradition Famille Propriéte" et ''Chretiénté-Solidarité'') - 13 octobre 2012 Merci pour votre invitation, et merci à vous tous pour votre présence. J’espère que cette conférence permettra à chacun d’entre nous de disposer de points de discernement pour comprendre la tragédie dont nous sommes aujourd’hui témoins et en même temps de réfléchir sur ce que nous devons faire pour nous libérer d’une situation où l’Europe se trouve incapable de savoir où aller ni quelle direction prendre. Bref, discerner ce qu’est la vérité, qui seule "nous rendra libres". Au cours de ma vie, la connaissance de la vérité a été un point de départ, et la raison même qui m’a entraîné vers le journalisme pendant trente-cinq ans, avant de me décider à rentrer dans la politique. Je suis né musulman, dans une famille musulmane, dans un pays majoritairement musulman : l’Egypte. Je suis né au cours des années cinquante, à un moment où la façon de voir en Egypte et partout au Moyen Orient était essentiellement laïque et tolérante, grâce à une tradition fortement influencé par la présence de communautés chrétiennes européennes, et par un cosmopolitisme qui se traduisait par une relation de respect mutuel entre la majorité musulmane et les communautés chrétiennes et juives qui faisaient partie de cette société. C’est pourquoi en 1956, quand j’eus quatre ans, ma mère n’a pas hésité un instant à m’inscrire dans l’école catholique des Sœurs comboniennes, une école italienne. J’ai fréquenté l’école pendant quatorze ans, d’abord chez les Sœurs comboniennes, puis au collège des Pères salésiens. Ma mère, musulmane pratiquante et fervente, m’a montré qu’il était possible d’être musulman tout en étant une personne crédible et attrayante. Sa crédibilité, pour moi, était liée à sa décision de vouer son existence à m’offrir une meilleure éducation dans une école privée. Et puisque ma mère avait fait ce choix tout en croyant à l’islam, je ne pouvais m’empêcher d’éprouver une attirance pour l’islam en tant que religion. En même temps j’en suis venu à bien aimer le christianisme parce que mes professeurs, qui étaient des religieuses, des prêtres et des laïcs catholiques, m’ont donné une bonne éducation avec des valeurs solides et une conception éthique de la vie, c’est-à-dire centrée sur la personne humaine en tant que jouissant d’une égale dignité et de liberté quelle que soit sa foi, sa langue ou son groupe ethnique. Ces témoignages de la foi chrétienne m’ont conduit à acquérir progressivement une fascination pour le christianisme en tant que religion. Le fait initial sur lequel j’aimerais attirer votre attention consiste en ce que mon attirance pour les deux religions, l’islam et le christianisme, a été déterminée par ces témoignages de foi. Ce sont des personnes qui ont été la cause de mon intérêt pour la religion. La distinction entre la dimension personnelle et la dimension religieuse est essentielle. Aujourd’hui nous faisons des erreurs, et nous campons sur des positions fausses et contre-productives parce que nous laissons ces deux dimensions se chevaucher. Par exemple, nous entendons souvent parler du dialogue islamo-chrétien et du dialogue entre musulmans et chrétiens comme si c’étaient deux choses identiques. En réalité, ce sont deux choses radicalement différentes. La dimension religieuse est définitive, parce que la religion se réfère à un texte sacré et immuable et à la pensée et à l’action d’un prophète qui représente une réalité immuable dans le temps et dans l’espace. A l’inverse, la dimension personnelle est changeante puisqu’elle se modifie dans le temps et dans l’espace. Chacun d’entre nous exprime une spécificité qui résulte de la complexité de nos propres itinéraires personnels, familiaux, communautaires, sociaux, d’éducation, économiques, politiques et même religieux. Mais aucun d’entre nous n’est une transposition automatique et non critique des dogmes de la foi. Chacun d’entre nous est le sommaire d’une spécificité qui doit être reconnue, respectée et appréciée, et évidemment cela s’applique tout aussi bien aux musulmans. Nous devons donc être conscients de la différence entre ces deux dimensions, dogmatique et personnelle. D’autant plus que, dans le cas de l’islam, nous nous trouvons confrontés à une réalité très particulière. Le christianisme est la religion d’un Dieu qui se fait homme et s’incarne en Jésus-Christ. On est chrétien, non parce que l’on croit en une doctrine, mais parce que l’on croit en la vérité historique de Dieu incarné. L’islam, au contraire, est la religion d’un Dieu fait livre, qui devient pour ainsi dire « in-textué » dans le Coran. Pour les musulmans, le Coran est Dieu ; il est de la substance même de Dieu, une œuvre incréée comme Dieu, et pour cette raison, donc, la foi et la raison coexistent mal et sont difficiles à réconcilier. Le christianisme, par contraste, est la religion qui conçoit l’homme comme l’image et la ressemblance de Dieu, où la proximité entre l’homme et Dieu fait que la foi et la raison font partie intégrante de la culture chrétiennes. Ce sont des différences substantielles. Bien que les musulmans ne croient qu’en un seul Dieu, le dieu de l’islam n’a rien à voir avec le Dieu des chrétiens. La confusion entre la dimension personnelle et la dimension religieuse, particulièrement en Europe, conduit à deux types d’erreurs. La première est liée à la progression de l’idéologie du relativisme. Le relativisme devient idéologie lorsque ses sectateurs refusent de jauger les mérites d’un argument ou de le soumettre à la critique, de telle sorte qu’a priori – et là se trouve la dimension idéologique – toutes les religions, cultures et valeurs sont considérées comme égales indépendamment de leur substance. Le relativisme nous conduit à mettre sur le même plan tout et son contraire, et crée l’idée fausse selon laquelle pour aimer les musulmans en tant que personnes il nous faudrait aussi embrasser l’islam comme religion. L’amour du prochain est le fondement du christianisme et je le tiens pour le fondement de notre commune humanité. Mais cet amour ne devrait pas se traduire automatiquement par la légitimation de la religion de son prochain, spécialement dans le cas où, en évaluant les mérites de sa religion, celle-ci nous apparaît incompatible avec le respect de la personne humaine et avec ces valeurs partagées que Benoît XVI qualifie de « non négociables ». Justement parce qu’elles représentent l’essence de notre commune humanité, vu qu’elles trouvent leur source dans la conviction que la vie est sacrée, que la dignité de l’homme est au cœur de la construction sociale, et que le respect de la liberté humaine, notamment en ce qui concerne le choix de la religion, est un pilier de notre civilisation. La deuxième erreur où l’on tombe consiste à craindre que l’Europe s’inspire encore d’une forme de racisme, par lequel, en condamnant une religion, on finira nécessairement par condamner les personnes sans discernement. Ainsi, on craint qu'en commençant par condamner l’islam en tant que religion, parce qu’il est incompatible avec le respect des droits humains fondamentaux, on finira par condamner tous les musulmans du simple fait que l’islam est leur religion. D’où la nécessité de distinguer entre les deux dimensions. Nous pouvons parler et vivre avec les musulmans tout en restant nous-mêmes pleinement chrétiens, sans relativiser la religion chrétienne et sans penser que pour aimer notre prochain il nous faut mettre toutes les religions sur un pied d’égalité. Cette approche est aujourd’hui largement partagée en Europe, où un modèle de coexistence désigné comme le « multiculturalisme » s’est affirmé. Par contraste, ce que j’appellerais pour ma part la « multiculturalité » est aujourd’hui une situation de facto. Cela signifie simplement que des personnes de pays différents, de religions, cultures et langues différentes vivent dans le même espace physique. Le multiculturalisme, au contraire, est une approche idéologique qui veut que le contrôle de plusieurs groupes ethniques, linguistiques, culturels et religieux peut se faire sans fixer les bornes d’une identité et de valeurs communes et simplement en les dotant généreusement de droits et de libertés sans demander en contrepartie le respect d’obligations correspondantes ou l’observance de règles communes. Les multiculturalistes imaginent que, pour encourager le dialogue et pour faciliter la coexistence, il nous faudrait nous présenter comme gens d’une terre aride, incertains de notre foi et de notre identité, qu’il faudrait nier nos racines et éviter d’affirmer des règles qui s’appliquent également à tous. Eh bien, c’est précisément lorsque nous nous présentons ainsi que les autres – les musulmans – nous perçoivent comme une terre à conquérir. Et cette conquête est déjà en marche. Ce qui se produit aujourd’hui sur la scène internationale est en réalité très proche de ce qui, au début du VIIe siècle, a conduit à l’islamisation de la Méditerranée méridionale et orientale. D’un côté à l’autre de la Méditerranée, aujourd’hui, les communautés chrétiennes sont devenues les cibles de choix de la guerre sainte islamique, légitimée par le Coran et renforcée par la pensée et l’œuvre de Mahomet, visant à éradiquer leur présence de manière permanente. Il nous faut tout d’abord connaître la vérité historique et la réalité. Nous devons nous rappeler d'abord que pendant les sept premiers siècles, la Méditerranée tout entière était chrétienne. Ce n’est qu’à partir du VIIe siècle, après des guerres et des massacres, que ces pays et ces populations sont arrivés à la soumission à l’islam. Et pourtant, les chrétiens et le christianisme étaient dans ces endroits la « réalité autochtone ». Les chrétiens du Proche Orient constituent les racines profondes de ces pays. Leurs églises représentent leur réalité vivante. Aujourd’hui, nous l’avons oublié, et nous regardons les chrétiens de l’autre côté de la Méditerranée comme s’ils formaient une réalité qui ne nous concerne pas, comme s’il s’agissait d’une affaire interne à ces peuples aujourd’hui majoritairement musulmans. Nous faisons là une erreur grossière, et double. Nous nous refusons à reconnaître que la défense du droit à la vie et à la liberté religieuse des chrétiens dans les pays à majorité musulmane constitue la protection d’une valeur non négociable, un droit humain fondamental : le laisser piétiner finit par légitimer l’arbitraire sur le plan international, et au bout du compte affirme la légalité d’une guerre sainte islamique qui ne s’arrêtera pas comme ça, de l’autre côté de la Méditerranée. L’autre erreur, c’est de ne pas voir que ce qui se passe de l’autre côté de la Méditerranée est profondément lié à la stratégie qui vise en dernier ressort l’islamisation de l’Europe. Il y a des situations qui révèlent comment l’islam peut subjuguer l’Europe d’aujourd’hui en créant des conditions semblables à celles qui ont provoqué l’islamisation d’une partie de la Méditerranée au VIIe siècle. Le radicalisme islamique, l’extrémisme et le terrorisme se tapissent dans un réseau toujours plus important de mosquées où l’on prêche une idéologie de haine, de violence de mort, où l’on distille la foi en un prétendu martyre islamique, où l’on transforme les gens en robots de la mort en légitimant la guerre sainte islamique. Nous avons découvert, particulièrement depuis le traumatisme du 11 septembre 2001, que l’Europe et l’Occident en général sont devenus la nouvelle Mecque du radicalisme et du terrorisme islamique, parce qu’ici, ils peuvent faire ce qu’il ne leur est pas permis de faire dans les pays islamiques. Et cela se produit parce que nous sommes toujours plus profondément et plus largement déchristianisés et parce que nous sommes devenus des relativistes et des sécularistes « bien-faisants » – comme on dit « bien-pensants ». Cette « bien-faisance » est une autre approche idéologique qui nous conduit à imaginer que notre relation aux autres devrait se limiter à leur donner ce qu’ils demandent sans nous soucier des conséquences. La « bien-faisance » se révèle comme l’exact opposé du bien commun, qui est un paramètre éthique. La notion du « bien commun » est basée sur la conscience qu’il y a des droits et des devoirs qui s’appliquent aussi bien à moi qu’aux autres. Elle est bien exprimée dans l’exhortation évangélique à « aimer son voisin comme on s’aime soi-même », où l’amour du prochain et l’amour de soi s’équilibrent l’un l’autre et où la raison nous donne à comprendre que si nous n’avons pas d’amour en nous, si nous n’en sommes pas remplis, nous ne sommes pas capables de le donner. Avant de devenir Pape, dans une conférence magistrale sur l’Europe donnée à Rome en 2004, le cardinal Ratzinger a dénoncé un Occident qui se déteste lui-même. Il expliquait que l’Occident est plus disposé à sauvegarder les croyances des autres qu’à défendre sa propre foi, ses valeurs et son identité. Et dans le cas concret de l’islam, il montrait comment les Occidentaux s’indignent et prennent une attitude de condamnation lorsque cette religion est insultée, mais invoquent la « liberté d’expression » lorsque le christianisme, l’Eglise et le Pape sont insultés. En Europe, nous avons pu constater nous-mêmes combien cette réalité est vraie lorsque la Cour des droits de l’homme du Conseil de l’Europe a prononcé un jugement ordonnant à l’Italie de ne pas apposer de crucifix dans les salles de classe. Tous les gouvernements de l’Union européenne ont observé un silence assourdissant, comme si l’interdiction d’afficher le crucifix n’avait rien à voir avec l’Europe. Pourtant, lorsque peu de temps après une majorité de Suisses, dans l’exercice de la démocratie au sein d’un Etat démocratique, par le jeu d’un référendum, ont pris une décision contre la prolifération des minarets – et je précise qu’il s’agissait d’un référendum sur les minarets qui ne remettaient pas en question l’existence de mosquées ou de liberté religieuse pour les musulmans (il ne s’agissait que de bannir un symbole identitaire qui est conçu comme étant opposé au symbole identitaire du christianisme, le crucifix) – eh bien alors, tous les gouvernements de l’Union européenne, le président de la Commission européenne, le président du Parlement européen et même le secrétaire général de l’ONU se sont sentis obligés d’intervenir et de condamner le résultat du référendum en soutenant qu’il menaçait la coexistence entre chrétiens et musulmans. Clairement, dès l’instant où l’Europe a honte de ses racines judéo-chrétiennes, brade les valeurs non négociables et trahit son identité chrétienne, elle finit par être de plus en plus dominée par l’idéologie islamique, ce qui se traduit par le fait de ne rien dire et de ne rien faire qui puisse blesser la sensibilité musulmane. Cela signifie être obséquieux face à l’idéologie du terrorisme islamique que j’ai décrit naguère comme un « terrorisme coupeur de langue », c’est-à-dire le terrorisme de ceux qui parviennent à imposer le silence par avance. C’en est arrivé au point où la Commission européenne « interdit » l’utilisation du terme « terrorisme islamique », même au regard d’actes terroristes perpétrés par des musulmans qui en revendiquent la responsabilité au nom de l’islam, tout en citant des versets du Coran et les pensées et l’œuvre de Mahomet ! C’est une Europe timide, obséquieuse par rapport à des intérêts qui la rendent incapable d’être elle-même, chez elle. Cette Europe-là a peur d’affirmer la vérité afin de protéger sa propre liberté. On ne doit pas oublier l’exhortation que nous lisons dans un passage de l’Evangile de saint Jean : « Connaissez la vérité et la vérité vous rendra libres ». En Europe nous avons peur de dire la vérité. Et cela se produit parce que nous avons perdu nos valeurs, nos racines et notre identité. De ce fait, il nous faut d’abord nous soigner nous-mêmes. Je n'ai pas peur de l’arbitraire islamique, de l’arrogance, de la violence, du terrorisme islamiques ; je me soucie principalement de notre couardise, de notre vide, de notre incapacité à fournir une réponse cohérente à la question fondamentale de savoir « qui nous sommes ». Si nous ne savons pas qui nous sommes, alors nous ne pourrons pas trouver le chemin à suivre, ni définir la destination finale de notre voyage. Cette faiblesse européenne est encore plus prononcée dans un monde où la globalisation n’existe que dans le domaine matériel. Marchés, bourses, finance, économie, négoce, etc. sont mondialisés alors que la part spirituelle du monde moderne ne l'est pas, y compris les droits fondamentaux des individus, les valeurs non négociables et les principes juridiques qui sous-tendent le règne du droit et qui sont le fondement de la démocratie réelle. Ce hiatus entre la mondialisation matérielle et l’absence de mondialisation de la spiritualité fragilise encore davantage l’Europe. D’une part parce qu’elle est contrainte de se soumettre à des intérêts financiers dans un contexte où le développement et le bonheur sont considérés comme synonymes d’une production sans cesse croissante et d’une consommation elle aussi sans cesse croissante. Et d’autre part, parce que l’Europe est fragile en termes de valeurs morales et d’identité. Quant à la tendance sur le plan économique, on voit l’Europe menacée de devenir de plus en plus soumise à la domination de la nouvelle superpuissance qui se lève, la Chine capitaliste-communiste. De fait, cette dernière a réussi à créer, sans traumatisme, une symbiose entre un régime communiste dans la sphère politique et un régime capitaliste dans la sphère économique ; dès l’instant où le communisme et le capitalisme libéral sont tous deux réduits à concevoir la personne humaine comme un producteur de biens matériels capables de consommer toujours plus, ils peuvent s’entendre ensemble et se combiner sans frictions. De l’autre côté, l’Europe tend à se soumettre toujours davantage à l’arbitraire des islamistes. Le 8 mars 2010, l’hebdomadaire américain Time Magazine a publié en couverture une carte du monde sans l’Europe. L’article correspondant mettait en évidence la courbe descendante des paramètres économiques et démographiques en Europe aujourd’hui, comparés à ceux du siècle dernier, et note que les experts pensent que l’Europe ne pourra plus remonter cette pente descendante, mais est destinée à disparaître. L’article note que les taux de natalité européens sont si éloignés du taux de remplacement des générations que l’Europe ne peut conserver sa population autochtone. Le taux minimum de remplacement de la population est à 2,1 enfant par femme, ce qui signifie que les parents laissent derrière eux deux enfants pour la nouvelle génération. Chacun des 27 pays de l’Union européenne affiche un taux inférieur à 2,1 ; certains, dont l’Italie, ont des taux de natalité aussi bas que 1,34. Cela rend évident que dans les vingt à trente années à venir, sauf quelque événement miraculeux qui nous ferait remonter la pente, nous autres Italiens risquons de devenir une minorité dans notre propre pays dans un contexte où nous continuerons d’avoir une politique d’immigration bien-faisante. Nous devrions être meilleurs pour nous-mêmes. Et revoilà la nécessité de s’aimer soi-même en vue d’aimer son prochain, ainsi qu’y exhortait, en tant que cardinal, Josef Ratzinger, aujourd’hui Benoît XVI. Il a expliqué comment l’Europe se leurre en pensant que l’on peut aimer son prochain sans s’aimer soi-même, et sans assurer son propre bien. Mais alors, le risque aujourd’hui est de nous voir submergés, à la fin, par notre propre démocratie. Un leader religieux turc a déclaré récemment que l’islam triomphera en Europe parce que les musulmans la pénétreront par des moyens démocratiques et parviendront à la soumettre par la loi islamique. Ce processus est facilité par notre propre attitude. En Belgique, au printemps 2008, une énième rencontre dans le cadre d’une longue série de dialogues interreligieux s’est tenue avec la participation d’une délégation du Conseil pontifical pour le dialogue inter-religieux et une délégation de représentants de prétendues communautés islamiques venant de divers pays européens. A la fin de la rencontre on publia une déclaration qui était censée représenter un tournant historique par rapport au principe de réciprocité. Jusqu’alors, la réciprocité était comprise ainsi : de même que les musulmans ont le droit de construire des mosquées et de pratiquer leur religion en Europe, de même il leur est demandé de respecter la liberté religieuse des chrétiens dans les pays à majorité musulmane. Cependant, le communiqué énonce un concept qui est diamétralement opposé à cela. Je cite : « Les chrétiens reconnaissent la liberté religieuse des musulmans en Europe. Les musulmans reconnaissent la liberté religieuse des chrétiens en Europe. « C’est comme si les confins du principe de réciprocité avaient été réduits à l’Europe seule, comme si nous en étions arrivés au point où nous avons à négocier avec les musulmans l’exercice de la liberté religieuse par les chrétiens dans les pays chrétiens. C’est grave. Le christianisme n’est pas seulement une affaire de foi. Goethe a défini le christianisme comme « le langage commun de l’Europe ». Si nous en venions à éliminer les symboles du christianisme des pays européens, il ne resterait pas grand-chose. Le christianisme était la pierre d’angle d’une civilisation qui a volontiers accueilli l’héritage de la philosophie grecque et du droit romain et qui a pu donner forme à une société laïque et libre parce que la laïcité saine, du type « Donnez à César ce qui appartient à César et à Dieu ce qui appartient à Dieu », fait partie intégrante du christianisme, tout comme la solidarité dans la liberté. Les universités, les hôpitaux et tout le système social fondé sur le principe de solidarité envers ceux qui sont dans le besoin trouvent leurs origines dans le christianisme et expriment l’âme du christianisme. C’est pourquoi le dépérissement de la foi chrétienne et la déchristianisation croissante de l’Europe et de l’Occident ne signifient pas seulement une perte de la foi mais la mort de notre civilisation. La récente décision de Benoît XVI de créer un nouveau dicastère pour la ré-évangélisation de l’Occident est un événement historique, un événement phare. Elle prend acte du fait que l’Europe est désormais à ce point sécularisée qu’elle a besoin d’être ré-évangélisée. La déchristianisation, c’est aussi la perte de notre civilisation, de notre identité. Et c’est pourquoi il nous faut être amenés à prendre conscience de ce que, si nous ne recouvrons pas la certitude de notre foi chrétienne, la certitude de l’existence de valeurs non négociables qui font partie de la foi chrétienne, mais que l’on atteint aussi par la raison, nous ne perdrons pas seulement la foi chrétienne, mais aussi notre civilisation, la civilisation chrétienne de l’Europe. Afin d’avoir une idée de la réalité à laquelle nous devrons inexorablement faire face si nous n’arrivons pas à nous dépêtrer de tout cela, il suffit de regarder un fait historique : comment les rives orientales et méridionales de la Méditerranée ont été déchristianisées et sujettes à l’islam depuis le VIIe siècle. Et si nous ne voulons pas remonter aussi loin dans l’histoire, prenons un vol rapide, de moins d’une heure, pour aller voir ce qui se passe aujourd’hui dans une zone européenne, la partie de Chypre occupée par la Turquie. Les églises y ont été profanées, certaines sont détruites et d’autres ont été transformées en mosquées. Certains chrétiens y ont été empêchés d’assister à la Messe de minuit, à Noël en 2010. Le fait que l’Europe fait la cour à la Turquie pour qu’elle devienne membre de l’Union européenne est une énième manifestation de la manière dont nous sommes devenus esclaves par peur de l’islamiquement correct et par notre façon de nous tromper nous-mêmes, en courtisant notre bourreau dans l’espoir de sauver notre peau. Churchill critiquait les gouvernements d’Europe qui se leurraient en imaginant que la négociation avec Hitler permettrait de sauvegarder leurs pays et leurs régimes, ou de n’être avalés qu’en dernier. Aujourd’hui nous reproduisons cette erreur avec les islamistes. La cour que fait l’Europe à la Turquie dure depuis 1974 malgré l’occupation par l’armée turque d’une partie de l’Union européenne – car Chypre fait bien partie de l’Union européenne. Dans le monde d’aujourd’hui, c’est vraiment un cas unique : un pays dont le territoire est partiellement occupé par un autre, invite l’occupant à le rejoindre et à faire partie de sa propre réalité et de sa propre civilisation. Si nous regardons la carte, nous verrons que 97 % du territoire de la Turquie sont situés en Asie. La Turquie ne fait pas partie de l’Europe. Si nous devions créer ce précédent, alors – regardons encore la carte – nous devrions dire que la Tunisie fait partie de l’Europe et que l’Italie fait partie de l’Afrique, car le pointe la plus septentrionale de la Tunisie est plus au nord que la pointe la plus méridionale de l’Italie, à savoir l’île de Lampedusa. La Turquie n’a rien à voir avec l’Europe. Il s’agit d’une réalité de plus en plus islamisée où même aujourd’hui, parler du génocide d’un demi million de chrétiens d’Arménie est un crime qui conduit directement en prison ; où les droits humains fondamentaux sont violés ; où des prêtres et des missionnaires chrétiens ont été tués au cours de ces dernières années ; où l’exercice de la liberté religieuse par les chrétiens devient toujours plus difficile. Pourtant nous semblons incapables d’affirmer la vérité et de nous comporter comme des personnes libres. Le cas de la Turquie est emblématique et démontre que l’Europe n’agit pas par choix mais par peur. Nous sommes incapables d’être nous-mêmes et sommes toujours plus dominés par la peur. Voilà pourquoi nous devons d’abord et avant tout être les protagonistes de la vérité et de la liberté ; nous devons être capables d’affirmer la vérité et ainsi préserver la liberté dans notre propre maison. Nous devons être témoins de la foi et de la raison en désignant les valeurs non négociables, en vertu de la foi chrétienne et de la raison, qui sont communes à tous, sans distinction, et qui ne doivent être violées en aucune façon. Laissez-moi ouvrir un instant une parenthèse, concernant la « burqa ». Tout au long des vingt années où j’ai vécu en Egypte, il n’y avait pas de femmes voilées dans les rues du Caire. Les femmes voilées ne sont arrivées qu’après les années soixante-dix où, pendant que mourait l’idéologie socialiste du pan-arabisme, l’idéologie du pan-islamisme commençait à s’étendre à travers des groupes fondamentalistes musulmans financés à coups de pétrodollars saoudiens. Ceux qui prennent la défense de la burqa islamique soutiennent qu’en démocratie, il faut respecter les choix culturels et religieux des personnes sans porter de jugements sur leur contenu. Il s’agit à l’évidence d’une conception formelle de la démocratie qui ne cherche pas à approfondir la véritable substance de la démocratie. Si nous acceptons qu’il est des valeurs non négociables qui comprennent la dignité de la personne humaine, nous ne pouvons faire aucune exception au nom d’une quelconque spécificité religieuse ou culturelle. Si notre raison nous fait estimer que le voile complet humilie les femmes en affirmant que leur corps est peccamineux en tant que tel, nous ne pouvons accepter que des femmes soient totalement voilées ici en Europe, terre de liberté et de démocratie. Si nous relativisons les valeurs non négociables nous perdrons notre civilisation et notre humanité. Il faut tracer des lignes rouges au-delà desquelles il ne peut y avoir aucune exception. Le risque, à défaut, serait de nous trouver dans la même situation que la Grande-Bretagne qui, au nom du multiculturalisme est allée si loin qu’elle a légitimé la présence de tribunaux islamiques sur son territoire. Ces tribunaux islamiques opèrent dans le cadre de la charia, la loi coranique. Ainsi les Britanniques reconnaissent, sous leur propre juridiction, la présence d’une loi qui vaut pour les Britanniques et une autre loi qui ne vaut que pour les musulmans et qui s’exerce dans le domaine des lois familiales et patrimoniales. Ces lois autorisent la discrimination entre hommes et femmes, une chose qui ne peut être tolérée en droit britannique mais qui est reconnue comme légitime par les musulmans. Ils ont ainsi créé un Etat théocratique islamique à l’intérieur de l'Etat de droit britannique. Evidemment, cette réalité finit par faire imploser les sociétés où les communautés islamiques se voient non seulement différentes mais aussi en conflit avec l’hôte qui les accueille si volontiers. Tôt ou tard, ce conflit dégénère en violence, comme on l'a vu l'an dernier dans les émeutes à Londres et dans d'autres villes du Royaume-Uni. Ou alors, le 7 juillet 2005, lorsque quatre jeunes hommes possédant la nationalité britannique se sont explosés dans le centre de Londres. On les considérait comme des jeunes ordinaires, mais ils avaient subi un lavage de cerveau dans les mosquées de Grande-Bretagne et ils avaient été portés à croire qu’ils étaient des soldats de la guerre sainte islamique voués au renversement du christianisme et de la civilisation européenne. En vérité, il ne s’agit que de la pointe d’un iceberg – et lorsque l’on voit la pointe, on sait que l’iceberg est là. Cela se produit partout en Europe et consiste en tout un réseau d’écoles coraniques, d’organisations d’assistance sociale et financière islamiques qui sont en réalité des remparts du fondamentalisme islamique, de l’extrémisme et du terrorisme au cœur de l’Europe. A partir de la seconde moitié des années quatre-vingt-dix, des dizaines de milliers de combattants islamiques issus de l’Europe – des natifs ou des immigrés résidents – sont partis pour rallier leurs guerres saintes en Afghanistan, au Cachemire, en Tchétchénie, dans les Balkans, au Yémen et en Somalie – un processus qui fait de l’Europe leur Terre promise car ici, ils peuvent faire ce qu’ils n’ont pas le droit de faire dans les pays islamiques. Aujourd’hui, la réalité du terrorisme islamique est une tragédie au sein d’une tragédie. De fait, alors que les bouchers sont musulmans, une grande partie des victimes du terrorisme islamique sont aussi des musulmans et c’est pourquoi les gouvernements islamiques sont de plus en plus préoccupés par le terrorisme islamique : celui-ci frappe principalement à l’intérieur des pays islamiques et ses victimes sont majoritairement des musulmans, tandis que les chrétiens sont également désignés comme cibles légitimes qu’il faut frapper et éliminer. Pour conclure, les chrétiens d’aujourd’hui ont une mission à accomplir, et chacun de nous a son rôle dans cette mission, qui doit surgir de notre âme alors même que nous assumons pleinement notre identité. Nous devons l’accomplir en atteignant un état d’esprit où nous soyons capables d’affirmer la vérité tout en sauvegardant la liberté. Et nous devons l’accomplir en recouvrant notre capacité à affirmer la primauté de notre foi chrétienne sans la relativiser. Nous devons nous rendre capables de devenir les bâtisseurs d’une civilisation dont les valeurs non négociables et la certitude de l’existence de règles sont les principaux piliers. Ces règles doivent avoir valeur de garantie mais en même temps lier chacun, sans exception. Nous ne voulons discriminer à l’égard de personne mais nous ne voulons pas non plus nous discriminer nous-mêmes, en permettant aux autres de faire ce que nous ne ferions jamais. Et malheureusement, c’est cette attitude-là qui prend forme ici en Europe. Nous devons promouvoir une connaissance correcte de la réalité et la présenter sans mystification, sans préjugés ni idéologie, afin de renforcer notre capacité à être des personnes libres dans notre propre maison. Nous ne serons pas crédibles s’il nous manque la capacité d’affirmer la vérité, et le courage de dire que nous aimons les musulmans, mais que nous condamnons l’islam en tant que religion en raison du contenu du Coran, et parce que les actions de Mahomet étaient et demeurent incompatibles avec le respect des droits fondamentaux de la personne humaine. Commençons par nous efforcer de nous rendre compte que l’affirmation de la vérité, tout en sauvegardant la liberté, est le premier pas d’un long voyage, qui doit nous conduire à être d’authentiques témoins de la vérité dans une Europe capable de construire un avenir libre et digne pour tous ses habitants, dans une ambiance de fraternité et d’amour. Mais qui soit aussi une Europe où les valeurs non négociables et les règles doivent lier chacun, sans que soit tolérée la moindre exception. Merci.


il cedimento mortale, dell'Occidente: di fronte al NAZISMO ... viene reiterato in modo criminale di fronte all'ISLAM salafita saudita, oggi! [ L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante. Europe and Its Roots Facing Rampant Christianophobia
13/10/2012 19:12:49 di Magdi Cristiano Allam
L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante. Europe and Its Roots Facing Rampant Christianophobia
http://www.magdicristianoallam.it/salviamo-i-cristiani/l-europe-et-ses-racines-face-a-la-christianophobie-rampante-conference-a-paris-organizer-par--tradition-famille-propriete--et---chretiente-solidarite.html

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il cedimento mortale, dell'Occidente: di fronte al NAZISMO ... viene reiterato in modo criminale di fronte all'ISLAM salafita saudita, oggi! [ L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante. ] [ Intervento alla Veglia nazionale a Parigi contro il genocidio dei cristiani nei Paesi islamici - Appel à la Veillée nationale de solidarité et prière pour les chrétiens persécutés 13/10/2012 19:18:13 di Magdi Cristiano Allam Intervento alla Veglia nazionale a Parigi contro il genocidio dei cristiani nei Paesi islamici - Appel à la Veillée nationale de solidarité et prière pour les chrétiens persécutés Parigi - Cari fratelli e sorelle, oggi i cristiani sono i più perseguitati al mondo. Su 100 persone che subiscono la violazione del diritto alla libertà religiosa nel mondo, 75 sono cristiani. Si stima che complessivamente nel corso della Storia 70 milioni di cristiani sono stati martirizzati per la loro fede, di cui 45 milioni nel Ventesimo secolo. Ogni anno ci sono 105.000 nuovi martiri cristiani, un martire al minuto. Nel Settimo secolo i cristiani erano oltre il 95% della popolazione della sponda settentrionale e meridionale del Mediterraneo. Fino al 1948 rappresentavano circa il 20% . Oggi, con 12 milioni di fedeli, i cristiani sono precipitati a meno del 6% e si prevede che nel 2020 si dimezzeranno ancora. Dalla Seconda guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare dai Paesi arabi. I cristiani vengono perseguitati nei Paesi arabi ed islamici, in aggiunta ai Paesi comunisti quali la Cina, il Vietnam e la Corea del Nord, e nell'India induista. Ma è solo nei Paesi arabi ed islamici che i cristiani vengono perseguitati nel nome di una religione, l'islam, per la volontà del dio islamico Allah e seguendo l'esempio del loro profeta Maometto. In Nigeria i terroristi legati ad Al Qaeda, che dal 2009 hanno massacrato circa un migliaio di cristiani, si chiamano Boko Haram che significa “la cultura occidentale è proibita”. Considerano “haram”, proibito, la democrazia, votare alle elezioni, i diritti fondamentali della persona quale la pari dignità tra uomo e donna, così come condannano a morte gli ebrei, i cristiani, gli infedeli e gli apostati. Il loro nome completo è Jamáatu Ahlis Sunna Liddáawati wal-Jihad, ovvero “Comunità fedele agli insegnamenti del profeta e al Jihad”. Il 12 marzo 2012 il Gran Muftì dell'Arabia Saudita, Abd Al Aziz bin Abdallah Al-Sheikh, ha emesso una fatwa, un responso giuridico islamico, in cui cui ha sentenziato che “tutte le chiese nella Penisola Arabica devono essere distrutte perché il Profeta ci ha ordinato che su questa terra non vi può essere spazio per due religioni”. E' evidente il nesso che c'è tra la prescrizione del Corano e gli ordini di Maometto con l'attività del terrorismo islamico che distrugge le chiese in Nigeria, Egitto, Iraq e Pakistan, massacrando i cristiani e costringendoli alla fuga in una vera e propria strategia di pulizia etnica che ha tutti i connotati di un crimine contro l'umanità. Ebbene tutto ciò accade tra il silenzio assordante dei governanti dei Paesi a maggioranza cristiana, ed anche quando si eleva la propria voce per denunciare questi crimini, ci si limita a denunciare il “terrorismo” ma non il “terrorismo islamico”. Contemporaneamente l'Occidente si prodiga nel favorire la costruzione di sempre più moschee, scuole coraniche, enti assistenziali e finanziari islamici, tribunali sharaitici, confermandoci vittime del relativismo, prigionieri del buonismo, credenti nel primato del dio denaro che ci impone di andare d'accordo costi quel che costi con chi ci fornisce il petrolio, il gas, i fondi sovrani e l'accesso ai loro mercati. Ci sono delle similitudini tra la realtà che nel Settimo secolo portò all'islamizzazione della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo, riducendo sempre di più la presenza dei cristiani e degli ebrei, e la realtà odierna. I cristiani sono divisi al loro interno e finiscono per corteggiare i musulmani perché hanno paura. L'islamofobia verrà bandita per legge in tutti gli stati europei, mentre la cristianofobia dilaga. Se viene oltreggiato il cristianesimo, la Chiesa e il Papa si dice che è libertà d'espressione. Ma solo ritengono che sia stato oltreggiato l'islam e il Corano, scatenano automaticamente la guerra del terrorismo. Noi potremo salvaguardare il nostro legittimo diritto alla vita, alla dignità e alla libertà solo se riscatteremo il nostro diritto-dovere a usare la ragione e se recupereremo il sano amor proprio. In questo percorso mi illuminano le esortazioni evangeliche “Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”, “Sia il vostro parlare sì sì no no”, “Ama il prossimo tuo così come ami te stesso”, dove dobbiamo capire che se prima non ci amiamo non potremo mai amare il prossimo ma finiremo per capitolare all'arbitrio del prossimo. Dobbiamo saper distinguere tra le persone e la religione, tra i musulmani e l'islam, rispettando tutti senza discriminare nessuno ma senza tuttavia legittimare automaticamente e acriticamente l'islam a prescindere dai contenuti del Corano e dalla realtà di Maometto. L'uso della ragione ci porta a prendere atto che ci sono dei musulmani moderati ma che l'islam non è una religione moderata perché il Corano e Maometto predicano l'odio, la violenza e la morte contro i non musulmani. Il recupero del sano amore per noi stessi ci porta a salvaguardare la civiltà che ci garantisce il diritto alla vita, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta, la democrazia sostanziale, il benessere materiale, la pace tra i popoli. Più vado avanti, più mi guardo attorno, più valuto il tutto, più mi convinco che il futuro della civiltà laica e liberale, democratica e dello stato di diritto, dipenderà dalla sua capacità di prendere le distanze dall'islam come religione senza discriminare i musulmani come persone. Così come sono sempre più consapevole che ci salveranno i cristiani fuggiti dalla persecuzione islamica. Solo chi ha vissuto sulla propria pelle la tirannia dell'islam saprà convincere l'Occidente sulla verità dell'islam. Coloro che hanno tenuta salda la fede in Gesù sconfiggeranno l'islam e salveranno il cristianesimo in quest'Occidente scristianizzato e salveranno la nostra civiltà. Grazie Gesù! Appel a Veillée nationale de solidarieté e prière avec le chrétiens persécutés Chers frères et sœurs, les chrétiens d'aujourd'hui sont les plus persécutés dans le monde. Sur 100 personnes qui souffrent de la violation du droit à la liberté religieuse dans le monde, 75 sont des chrétiens. Dans l'ensemble, en cours de l'histoire environ 70 millions des chrétiens ont été martyrisés pour leur foi, dont 45 millions au XXe siècle. Chaque année, il y a 105.000 nouveaux martyrs chrétiens, un martyr de la minute. Au VII siècle les chrétiens étaient plus du 95% de la population des rives nord et sud de la Méditerranée. Jusqu'en 1948, ils représentaient le 20%. Aujourd'hui, avec 12 millions de fidèles, les chrétiens sont tombés à moins du 6% et ils vont se réduire de la moitié en 2020. Depuis la Seconde Guerre mondiale environ 10 millions de chrétiens ont été contraints d'émigrer des pays arabes. Les chrétiens sont persécutés dans les pays arabes et islamiques, en plus des pays communistes comme la Chine, le Vietnam, la Corée du Nord et l'Inde hindoue. Mais ce n'est que dans les pays arabes et islamiques que les chrétiens sont persécutés au nom d'une religion, l'islam, par la volonté du dieu islamique, Allah, et suivant l'exemple de leur prophète Mahomet. En Nigeria les terroristes liés à Al-Qaïda, et qui depuis 2009 ont tué environ un millier de chrétiens sont appelés Boko Haram, qui signifie «la culture occidentale est interdite." Ils considèrent comme "haram", c’est à dire interdit, la démocratie, le vote dans les élections, les droits fondamentaux de la personne comme l'égale dignité entre hommes et femmes, ils sont pour la condamnation à mort des juifs, des chrétiens, des infidèles et des apostats. Leur nom complet est Jamáatu Ahlis Sunna Liddáawati wal-Jihad, «Communauté fidèle aux enseignements du Prophète et du Jihad." Le 12 mars 2012, le Grand Mufti de l'Arabie Saoudite, Abdallah bin Abd Al Aziz Al-Cheikh, a émis une fatwa, une réponse juridique islamique, dans laquelle il a dit : «toutes les églises de la péninsule arabique doivent être détruites parce que le Prophète nous a ordonné que sur cette terre il n'y a pas de place pour deux religions ». C’est évident qu'il y a un lien entre la prescription du Coran et les ordres de Mahomet et l'activité du terrorisme islamique qui a détruit les églises au Nigeria, en Egypte, Irak et Pakistan, en tuant les chrétiens et les forçant à fuir dans un vraie stratégie de nettoyage ethnique qui a toutes les caractéristiques d'un crime contre l'humanité. En fait, tout ça se passe avec le silence assourdissant des dirigeants des pays à majorité chrétienne, et même quand ils lèvent leur voix pour dénoncer ces crimes, ils se limitent à dénoncer le «terrorisme», mais pas le «terrorisme islamique». Au même temps l'Occident s’efforce de favoriser la construction de nouvelles mosquées, les écoles coraniques, les organisations caritatives et financières islamiques, les tribunaux sharaitiques, en se confirmant victimes du relativisme, prisonniers du bien faisant, croyants en la primauté du dieu argent qui nous oblige à s'entendre, quel que soit le coût, à ceux qui nous fournissent le pétrole, le gaz, les fonds souverains et l'accès à leurs marchés. Il y a des similitudes entre la réalité qui dans le VII siècle apporta l’islamisation de la Méditerranée méridionale et orientale, en réduisant encore plus la présence des chrétiens et des juifs, et la réalité d'aujourd'hui. Les chrétiens sont divisés entre eux et finissent par courtiser les musulmans parce qu'ils ont peur. L'islamophobie sera interdite par la loi dans tous les pays européens, tandis que la christianophobie se répandra. Si le christianisme, l'Eglise et le Pape sont insultés, on parle de liberté d'expression. Mais si on insulte l’islam et le Coran, se déclenche automatiquement la guerre au terrorisme. Nous pourrons protéger notre droit légitime à la vie, à la dignité et à la liberté seulement si on rachètera notre droit et devoir d'utiliser la raison et on récupérera la bonne estime de soi. De cette façon, je suis éclairé par les exhortations de l'Evangile "Vous connaîtrez la vérité et la vérité vous rendra libres", "Que votre oui soit oui, et votre non, non", "Tu aimeras ton prochain comme toi-même", c’est à dire que si ne nous aimons nous mêmes, nous allons pas aimer notre prochain et nous allons capituler devant les caprices des autres. Nous devons apprendre à faire la distinction entre les personnes et la religion, entre les musulmans et l'islam, avec le respect de tous sans discrimination contre quiconque, mais au même temps sans légitimer automatiquement et sans esprit critique l'islam quel que soit le contenu du Coran et de la biographie de Mahomet. L'usage de la raison nous conduit à reconnaître qu'il y a des musulmans modérés, mais que l'islam n’est pas une religion modérée parce que le Coran et Mahomet ont prêché la haine, la violence et la mort contre les non-musulmans. La reprise de l’amour-propre nous aidera à préserver la civilisation qui garantit le droit à la vie, l'égale dignité entre hommes et femmes, la liberté de choix, la démocratie substantielle, le bien-être matériel, la paix entre les peuples. Plus je vis, plus je me regarde autour, le plus j'examine tout, plus je suis convaincu que l'avenir de la civilisation et de la démocratie libérale séculière et de la primauté du droit, dépendra de notre capacité à nous distancer de l'islam comme une religion sans discrimination contre les musulmans tant que personnes. Comme je suis de plus en plus conscient du fait que nous sauveront les chrétiens qui ont fui la persécution islamique. Seuls ceux qui ont personnellement connu la tyrannie de l'islam pourront convaincre l'Occident sur la vérité de l'islam. Ceux qui ont tenu bon à la foi en Jésus vaincront l'islam et iront sauver le christianisme pour sauver dans cet Occident déchristianisée et sauver notre civilisation. Merci Jésus!
http://www.magdicristianoallam.it/salviamo-i-cristiani/intervento-alla-veglia-nazionale-a-parigi-contro-il-genocidio-dei-cristiani-nei-paesi-islamici.html


 il cedimento mortale, dell'Occidente: di fronte al NAZISMO ... viene reiterato in modo criminale di fronte all'ISLAM salafita saudita, oggi! [ L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante. ] [ Caro Papa, accogli in Vaticano i musulmani convertiti a Gesù 15/10/2012 07:50:25 di Magdi Cristiano Allam Caro Papa, accogli in Vaticano i musulmani convertiti a Gesù da Il Giornale (15/10/2012). Chiedo al Papa che ha avuto il coraggio di darmi il battesimo, vincendo sia la paura della vendetta islamica sia la resistenza interna alla Chiesa, di accogliermi con una delegazione di musulmani convertiti al cristianesimo in Europa e nel mondo. L'idea, che ho subito accolto con entusiasmo, è di Mohammed Christophe Bilek, franco-algerino che ha fondato l'associazione Notre Dame de Kabylie. Attraverso il sito www.notredamedekabylie.net promuove la missione della conversione dei musulmani al cristianesimo attraverso un dialogo fondato sulla certezza della nostra fede e sull'ottemperanza dell'esortazione di Gesù: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Marco 16,15-18). Per quanto il fenomeno sia avvolto dalla segretezza e diventa pertanto difficile attestare delle certezze, da varie fonti si rileva che sarebbero tantissimi i musulmani che abbracciano la fede in Cristo. Nel 2006 lo sheikh Ahmad al-Qataani, intervistato da Al-Jazeera, diede queste cifre: “Ogni ora 667 musulmani si convertono al cristianesimo. Ogni giorno 16 mila musulmani si convertono al cristianesimo. Ogni anno 6 milioni di musulmani si convertono al cristianesimo”. Parlando ieri a Parigi, Bilek ha detto che persino in Arabia Saudita, la culla dell'islam e custode dei due principali luoghi di culto islamici, ci sarebbero 120 mila musulmani convertiti al cristianesimo. Dati del 2008 indicavano che i musulmani convertiti erano 5 milioni nel Sudan, 250 mila in Malesia, oltre 50 mila in Egitto, dai 25 ai 40 mila in Marocco, 50 mila in Iran, 5 mila in Iraq, 10 mila in India, 10 mila in Afghanistan, 15 mila in Kazakistan, 30 mila in Uzbekistan. Sono stato a Parigi nel fine settimana per tenere una conferenza dal titolo: “L'Europa e le sue radici di fronte all'incalzare della cristianofobia”, organizzata dalle associazioni “Tradizione Famiglia Proprietà”, presieduta da Xavier Da Silveira, e “Cristianità-Solidarietà” fondata da Bernard Antony. Era il giorno dopo l'annuncio del conferimento del Premio Nobel della Pace all'Unione Europea. Che scandalo nel momento in cui l'Unione Europea in Siria è schierata dalla parte degli estremisti islamici che stanno perpetrando un vero e proprio genocidio nei confronti dei cristiani! In serata, nella piazza antistante la Chiesa di Sant'Agostino, un berbero algerino anch'egli convertito, ho partecipato a una veglia di solidarietà e preghiera con i cristiani perseguitati. Nel mio intervento ho azzardato questa previsione: “Più vado avanti, più mi guardo attorno, più valuto il tutto, più mi convinco che il futuro della civiltà laica e liberale, democratica e dello stato di diritto, dipenderà dalla sua capacità di prendere le distanze dall'islam come religione senza discriminare i musulmani come persone. Così come sono sempre più consapevole che ci salveranno i cristiani fuggiti dalla persecuzione islamica. Solo chi ha vissuto sulla propria pelle la tirannia dell'islam saprà convincere l'Occidente sulla verità dell'islam. Coloro che hanno tenuta salda la fede in Gesù sconfiggeranno l'islam, salveranno il cristianesimo in quest'Occidente scristianizzato e salveranno la nostra civiltà. Grazie Gesù!”. E' subito dopo la mia conferenza di fronte a 500 persone che confortano sulla tenuta del cristianesimo, che Bilek mi ha rivolto l'invito a promuovere un'associazione che aggreghi i musulmani convertiti al cristianesimo in tutt'Europa. A me l'idea di essere qualificato come “ex” musulmano non piace affatto, mi sento e voglio essere considerato esclusivamente cristiano così come sono orgogliosamente italiano anche se di origine egiziana. Ma afferro il senso del messaggio: bisogna dar vita a un'istituzione che incoraggi i musulmani a vincere la paura, a battezzarsi pubblicamente, a vivere apertamente la loro nuova fede. Entrambi siamo consapevoli che il vero problema sono i cristiani autoctoni, perché sono innanzitutto loro ad avere paura. Innumerevoli sono le denunce fatte da musulmani che vorrebbero ricevere il battesimo ma si trovano di fronte al rifiuto di sacerdoti cattolici perché non vogliono violare le leggi dei Paesi islamici che vietano e sanzionano con il carcere e talvolta con la morte sia chi fa opera di proselitismo sia chi incorre nel “reato” di apostasia. Ed è paradossale che mentre le chiese si svuotano sempre più al punto che vengono messe in vendita e finiscono per trasformarsi in moschee, la Chiesa blocchi la conversione dei musulmani al cristianesimo. Ecco perché rivolgo un appello al Santo Padre: accolga in Vaticano i convertiti al cristianesimo per lanciare un messaggio chiaro e forte a tutti i pastori della Chiesa a favore dell'evangelizzazione dei musulmani. Saranno loro ad affrancarci dalla dittatura del relativismo religioso che ci costringe a legittimare l'islam, a restituirci la fede solida nella verità in Cristo e a salvare la nostra civiltà laica e liberale che, piaccia o meno, si fonda sul cristianesimo.twitter@magdicristiano http://www.magdicristianoallam.it/editoriale/santo-padre-accolga-i-musulmani-convertiti.html


 il tradimento mortale, dell'Occidente: di fronte al NAZISMO ... viene reiterato in modo criminale di fronte all'ISLAM salafita saudita, oggi! [ L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante 2012 AD: alla ricerca del testosterone perduto. Senza un'anima cristiana l'Europa sarà costretta a combattere per fermare i musulmani 17/10/2012 14:35:14 di Andrea Tedesco 2012 AD: alla ricerca del testosterone perduto. Senza un'anima cristiana l'Europa sarà costretta a combattere per fermare i musulmani Non siamo più capaci di stabilire regole chiare e limiti invalicabili e farli rispettare dai nostri figli, figuriamoci da estranei portatori di una cultura e ideologia intrinsecamente aggressiva e violenta. Con tutta la profonda ammirazione che nutro per le meravigliose virtù tipicamente femminili, mi pare che abbiamo promosso da una parte una crescita ipertrofica del lato femminile della nostra civiltà, dall’altra, e di pari passo, una castrazione psicologica evidente che ha rimosso l’aspetto marziale dell’esistenza. Il lato femminile, non più controbilanciato da quello maschile, ha generato una cultura caratterizzata da perfezionismo esasperato, esagerati sensi di colpa, linguaggio politicamente corretto, una tendenza al masochismo, il ripudio dell’uso della forza, la diffusione di famiglie monoparentali di mamme single. Una società di questo tipo è destinata ad essere "stuprata" da qualunque vicino aggressivo, violento e sadico. Gli immigrati islamici fanno però eccezione alla regola, con le loro percosse alle mogli e alle figlie, le mutilazioni genitali, i loro delitti d’onore. Pur vivendo all’interno della nostra società, essi non ne fanno parte, chiedono a gran voce di sostituire le nostre regole di convivenza civile e quieto vivere con la legge delle giungla alla base della Sharia. Nel rapporto con i locali, si distinguono, guarda caso, per aver determinato un aumento drammatico della percentuale di stupri, soprattutto nei paesi scandinavi, in cui il processo di evirazione culturale è ormai pressoché completo grazie al socialismo. Le violenze sessuali perpetrate da giovani musulmani ai danni anche di ragazze minorenni è un aspetto del processo di disintegrazione delle nostre società per mano degli immigrati islamici. E’ infatti uno dei caratteri distintivi di una guerra di invasione a tutti gli effetti, già in corso da anni nel cuore dell’Europa. Potrebbe costituire motivo sufficiente per decidere di espellere in massa o chiudere in centri di detenzione gli immigrati responsabili, se ci fosse rimasto un briciolo di testosterone, rispetto per noi stessi, oltre che lungimiranza. Invece, come spesso avviene per le vittime dello stupro, ci sentiamo in colpa, riteniamo di meritare lo “stupro collettivo” della nostra civiltà. Dopo tutto, gli stupratori vengono dal Terzo Mondo, sono stati sfruttati,”violentati” dal nostro colonialismo e imperialismo e sono comprensibilmente arrabbiati. Così, fingiamo di non vedere, ci illudiamo che il quieto vivere possa prevalere e durare ancora a lungo, rimandando l’azione a quando sarà nostra figlia ad essere violentata, sempre che quel giorno non scopriamo di essere stati castrati anche noi. Mi chiedo a volte se la “mentalità del quieto vivere” e la castrazione psicologica non abbiano colpito anche chi tra noi percepisce distintamente la minaccia alla nostra civiltà. Concepiamo esclusivamente il dialogo interreligioso, la tolleranza, al limite la “guerra delle idee”, come soluzione. Ferma restando la necessità di combattere la battaglia culturale e promuovere una rinascita dell’identità giudaico-cristiana, fatto tanto più importante in paesi democratici ai fini di ottenere il consenso all’azione, quando avremo vinto questa battaglia, siamo sicuri che questo riuscirà ad evitarci il ricorso anche allo scontro fisico? O forse invece non saranno proprio la consapevolezza di chi siamo e l’amore per la nostra ritrovata identità a darci la forza e il coraggio per affrontare la guerra? Chi potrebbe altrimenti combattere e vincere contro un’armata di tagliagole addestrati a farsi scudo di donne e bambini, al lancio di pietre per lapidare le adultere, a farsi esplodere come bombe umane? Un esercito di mammolette afflitte dai sensi di colpa, e addestrate alla “partecipazione", invece che alla vittoria? A Lepanto o alle porte di Vienna, l’Europa era provvista di una fortissima identità Cristiana. Eppure, la vittoria sull’islam non si attuò attraverso le marce della pace di Assisi e i girotondi. La vittoria arrivò grazie alla forza delle armi e al valore e al sacrificio degli eserciti Cristiani, e senza dubbio con l’aiuto della Provvidenza, che però non ritenne opportuno risparmiarci tutta la fatica inviando legioni di angeli a combattere al nostro posto. Temo dunque che, sempre che riusciamo a vincere la guerra delle idee e restituire all’Italia e all’Europa l’anima Cristiana perduta prima che sia troppo tardi, potrà essere necessario combattere per fermare i musulmani, domani come allora. http://www.magdicristianoallam.it/blogs/il-perfetto-e--nemico-del-bene/2012-ad-alla-ricerca-del-testosterone-perduto-senza-un-anima-cristiana-l-europa-sara-costretta-a-combattere-per-fermare-i-musulmani.html


 il tradimento mortale, dell'Occidente: di fronte al NAZISMO ... viene reiterato in modo criminale di fronte all'ISLAM salafita saudita, oggi! [ L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante Il terrorismo non è reazione all'ingiustizia ma solo cultura della morte 21/10/2012 09:25:03 di Silvana De Mari Il terrorismo non è reazione all'ingiustizia ma solo cultura della morte Diceva Martin Luther King: alla fine, ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici. Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste. Il terrorismo contro civili è un minuscolo gesto genocidario, un campo di sterminio portatile. Tutti sono colpevoli, a prescindere, tutti sono meritevoli di morte. Il terrorismo si nutre di consenso. Di denaro, certo e fiumi di denaro lo stanno sorreggendo, ma prima ancora di consenso. L’inganno universale è che il terrorismo nasca dalle angherie che un popolo ha subito o crede di avere subito, quindi chi subisce il terrorismo è “colpevole” di aver reso infelice qualcuno al punto da averlo spinto a diventare terrorista. Entro continuamente nelle scuole, scuole elementari, medie, licei, università e in continuazione trovo appesi ai muri cartelloni o icone di consenso al terrorismo, che viene visto come una reazione ad un’ingiustizia. È per questo che sto scrivendo queste righe. La causa del terrorismo è una sola: vivere un cultura di morte. Non esiste un terrorismo tibetano, non esiste un terrorismo armeno, non esiste un terrorismo copto. Non è esistito un terrorismo ebraico: usciti dai campi di sterminio uomini e donne che avevano subito dei tutto non hanno fatto saltare in aria autobus a Berlino o Roma. Perché le culture di vita amano la vita. Il terrorismo è cultura di morte. Non reazione all’ingiustizia, non mezzo di guerra: solo cultura di morte. Spezziamo, noi, oggi questa cultura di morte. Chi giustifica il terrorismo compie un doppio crimine: contro la vittima, contro chi la piangerà, contro i suoi figli, contro sua madre e suo padre, contro il suo popolo, i suoi fratelli. Ma, ancora più grave, è il secondo crimine, quello contro il terrorista, che viene privato della colpa, quindi della sua umanità. Dove non c’è colpa, non può esserci redenzione. Dove non c’è colpa perché è giustificata non c’è più anima. Chi giustifica il terrorismo, commette un crimine contro Dio, avrebbe detto Edith Teresa Stein, contro l’umanità avrebbe detto Steinbeck. Un muro di disapprovazione e disprezzo: e il terrorismo morirà. Morirà in due settimane, perché il consenso è il suo nutrimento. Facciamo noi il miracolo. Noi. Oggi. Possiamo farcela. Facciamolo. Per il popolo di Israele, che dopo duemila anni di persecuzioni atroci deve vivere in pace. Per i cristiani che muoiono a decine di migliaia nei luoghi dove sono una minoranza. Ma soprattutto per i palestinesi e per tutti i popoli che si stanno macchiando di terrorismo: che ritrovino la loro anima, perché un popolo che fa vivere i propri bambini in una cultura di morte, che inculca loro il sogno di morire da terrorista suicida, è un popolo che ha perso la sua anima. Un popolo che balla per strada per festeggiare la distruzione di un bus scolastico e del suo carico è un popolo che ha perso la sua anima. Il destino dell’uomo è di avere un anima. Il destino dell’uomo è di vivere in pace. Pace in terra agli uomini di buona volontà. Diventiamo noi, oggi, ora, tutti, gli uomini di buona volontà.


 il tradimento mortale, dell'Occidente: di fronte al NAZISMO ... viene reiterato in modo criminale di fronte all'ISLAM salafita saudita, oggi! [ L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. BENCHÉ ISRAELE NON ABBIA MAI MINACCIATO NESSUNO? ARABIA SAUDITA SI È RIEMPITA DI ATOMICHE PER COSTRINGERE ANCHE IRAN A FABBRICARLE! L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante Nella Giornata Missionaria la Chiesa promuova la conversione dei musulmani 22/10/2012 10:45:52 di Silvana De Mari Nella Giornata Missionaria la Chiesa promuova la conversione dei musulmani Oggi è il giorno della Giornata Missionaria, istituita da Pio XI. Il missionario era un signore dotato di grande coraggio e abnegazione che lasciava la sua terra per terre lontane, climi infami, insetti a profusione e uno sterminato numero di nuove malattie. Oggi tutti noi abbiamo l’infinita fortuna di potere essere missionari senza lasciare le nostre case, le nostre cucine, il frigorifero e il televisore. Le persone da convertire ci hanno fatto la cortesia di venire fino da noi. Potrebbe essere l’invasione, con definitiva distruzione dell’Europa cristiana, o potrebbe essere l’occasione perché possano conoscere la libertà di parole, la dignità, la ricchezza economica che si è sviluppata nelle terre dove la spiritualità biblico evangelica ha permesso lo sviluppo umano, e quindi per conoscere il cristianesimo. Molti cristiani credono che l’islam conosca e riconosca Cristo. Questa aberrante idiozia è addirittura scritta su opuscoli stampati da diocesi, o usati per il cosiddetto insegnamento religioso nelle scuole. Nell’islam c’è un tizio che si chiama Gesù Cristo, figlio di una tizia vergine che si chiama Maria, che non è Gesù, ma la sua negazione. Un individuo duro, aspro, che non muore in croce. Il concetto della dignità, della sacralità del dolore nell’islam non c’è. Il Cristo islamico non muore in croce, lascia una specie di controfigura al proprio posto e assurge in cielo, dove si sollazza con una ventina di vergini al giorno in più rispetto allo standard, come i terroristi delle Torri Gemelle, perché è uno dei profeti. Questo Cristo crudele e osceno è la negazione del cristianesimo. La stragrande maggioranza degli islamici crede di conoscere Cristo perché questo nome è già incluso nel canone islamico. La stragrande maggioranza dei sacerdoti e dei cristiani non parla di Cristo perché ha dimenticato che l’evangelizzazione, la diffusione della buona novella, quello che oggi è di spregiativamente chiamato fare proselitismo, è il primo compito. Giustamente. Ovviamente. Se vedo qualcuno fare qualcosa di sbagliato, maneggiare alcol vicino a una fiamma, tenere una ferita sporca, non è mio compito dirgli che c’è una maniera migliore per fare le cose? Se ci avviciniamo alle persone nate nell’islam e cominciamo a chiedere: parlami della tua religione, io poi ti parlerò della mia, le persone nate nell’islam restano affascinate dalla figura di Cristo, la vera figura di Cristo, che incontrano per la prima volta. Assioma 1: il cristianesimo è “migliore” dell’islam. Mi limito a questa riassuntiva parola. Assioma 2: la gente vuole il meglio per sé e per i propri figli. La conclusione? La conclusione è che se ci togliamo il bavaglio che il politicamente corretto ci ha imposto, la situazione potrebbe essere molto meno difficile di quello che sembra. La mente delle creature umane è fatta per crescere, per conoscere. Chi ha la verità e non la sparge in giro rientra nella definizione di avido, lo stolidamente ricco, quello che non passerà per la cruna dell’ago. La verità è come la fiamma di una candela, che ne accende altre che ne accende altre. Una diventa mille. http://www.magdicristianoallam.it/blogs/verita-e-rivoluzione/nella-giornata-missionaria-la-chiesa-promuova-la-conversione-dei-musulmani.html



 BENCHÉ ISRAELE NON ABBIA MAI MINACCIATO NESSUNO? ARABIA SAUDITA SI È RIEMPITA DI ATOMICHE PER COSTRINGERE ANCHE IRAN A FABBRICARLE!... il tradimento mortale, dell'Occidente: di fronte al NAZISMO ... viene reiterato in modo criminale di fronte all'ISLAM salafita saudita, oggi! [ L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante Notte dei cristalli e atomica iraniana: un genocidio commesso e uno minacciato 10/11/2012 07:56:21 di Silvana De Mari Notte dei cristalli e atomica iraniana: un genocidio commesso e uno minacciato Oggi è l’anniversario, il compleanno, potremmo dire,dell'inizio della Shoà. La follia antisemita del nazismo comincia con l’evento passato alla storia come la notte dei Cristalli. Il nome viene dai vetri delle migliaia di vetrine infrante che occupavano i marciapiedi quando un’alba livida oscurata dal fumo delle sinagoghe si alzava a coprire il cielo finalmente si alzò. Insieme ai vetri il sangue, il sangue dei bastonati, degli uccisi. Molti morirono i giorni successivi, senza neanche osare avvicinarsi agli ospedali di quella che era la loro nazione, la nazione dove vivevano da sempre, per la quale avevano pagato le tasse, per la quale avevano combattuto nelle trincee della prima guerra mondiale. Rispetto ai sei milioni di morti, di cui un milione e mezzo bambini, che dovevano seguire le cifre della notte dei Cristalli, sembrano piccole, ma quell’evento è fondamentale. In quella data: 1) Gli ebrei smisero di essere cittadini tedeschi e divennero il nemico, responsabile di ogni male: erano ritenuti responsabili dalla crisi economica, delle epidemie, dello scoppio della prima guerra mondiale, nonché della sconfitta che la Germania aveva subito in quella guerra. 2) Il potere nazista verificò che nessuno si stava schierando dalla parte degli ebrei. In maniera chiara, univoca. Immaginate l’orrore: fino al giorno prima eravate un cittadino, magari un po’ di serie B, ma un cittadino e improvvisamente diventate il complemento oggetto di una persecuzione dove è permesso che vi venga fatta qualsiasi cosa. Lo scopo del nazismo, che non era un movimento politico, ma un movimento religioso messianico e salvifico, era distruggere fisicamente l’ebraismo sterminandone i componenti, anche se bambini, anche se laici, anche se convertiti, e distruggere il cristianesimo abbattendolo. Il cristianesimo è una religione semita venuta ad abbattere l’anima ariana dell’Europa: il concetto è di Hitler e riprende un’idea di Nietzsche. Gesù Cristo è solo il bastardo di una puttana ebrea, agghiacciante affermazione di Reinhard Heydrich, più noto come il boia di Praga. La Chiesa non scomunicò gli assassini, il mondo non li condannò in maniera ferma, anzi non li condannò affatto. Nella nostra epoca è è stato ufficialmente affermato che l’Iran sta costruendo un ordigno nucleare per distruggere Israele. Ma guarda! Fino ad ora questi zuzzurelloni dell’Agenzia Internazionale Energia Atomica pensavano che all’Iran, che è una nazione che ha le terga che galleggiano sul petrolio, volesse l’energia nucleare per accendere le lampadine. E gli hanno anche dato un Nobel per la pace a questi geni, prova assoluta, il Nobel per la pace, che si tratta di zuzzurelloni integrali. Vi ricordate la storia di Re Salomone? Quella delle due donne che rivendicano lo stesso figlio? L’islam non ama Gerusalemme, non ha alcuna difficoltà a distruggerla. L’islam non ama i palestinesi: sono solo la sua testa di ariete. Non ha difficoltà a distruggerli: in un olocausto nucleare morirebbero anche loro. L’Iran sta fabbricando una bomba atomica per distrugger Israele. Peraltro ce lo avevano onestamente detto. Già l’ayatollah Khamenei aveva annunciato “Quando l’islam avrà la bomba il problema palestinese sarà risolto”. Il mondo non ha reagito, non ha fiatato. Il mondo ha riempito e riempie di simpatia e denaro i palestinesi che vogliono distruggere Israele. Settanta missili al giorno cadono sulla terra di Israele dal folle territorio di Gaza, folle e ricchissimo. Il palestinismo è la nuova religione dell'Europa. Dopo Israele ci siamo noi. Dopo che con l’atomica sarà stata usata “per risolvere il problema palestinese” sarà usata per risolvere il problema italiano. Anche noi siamo un problema per l’islam. Occupiamo suolo islamico: la Sicilia e Roma, quarta città santa dell’islam. Poi risolveranno il problema francese, non tirandoci l’atomica sulla testa, quella serve solo per Israele e per noi, per Gerusalemme e per Roma: vi hanno spiegato che la gittata dell'atomica iraniana arriva anche a Roma? Il resto del mondo l'islam lo conquisterà con una serie di ricatti, violenza e vittimismo. A meno che…a meno che lo Stato ebraico decida che di Shoà ne è bastata una, non distrugga i siti atomici iraniani, attirandoci addosso le ire di tutti gli zuzzurelloni mondiali e la nostra assoluta benedizione e ammirazione. E questo sarà quello che succederà. A meno che non succeda un bel miracolo. Una di quelle cose che a volte nella storia succedano. Che l’Iran insorga. Che il mondo rinsavisca. Che la cristianità esca da duemila anni di antisemitismo e si renda conto del pericolo mortale che l’islam costituisce. Ognuna di queste tre ipotesi è meno folle di quello che sembra. http://www.magdicristianoallam.it/blogs/verita-e-rivoluzione/notte-dei-cristalli-e-atomica-iraniana-un-genocidio-commesso-e-uno-minacciato.html


 Aiutiamo i cristiani in fuga dalla Siria 01/11/2012 08:33:44 di Silvana De Mari Aiutiamo i cristiani in fuga dalla Siria Cari amici di WECARE e tanti altri. Dopo un periodo di manutenzione la macchina di WECARE si è rimessa in moto, oltre le Borse di Studio per Beira in Mozambico e per Padre John a Kampala, si è affacciata una nuova opportunità. A fronte dell'esodo in Libano dei Siriani Cristiani, un sacerdote della chiesa Cattolica Greco Melchita, padre Nader Jbeil che conduce anche la radio SAWT EL SAMA sta accogliendo questi profughi che hanno bisogno di tutto, da un alloggio al vestiario al cibo La WECARE ha già inviato un primo aiuto oltre ad organizzare in Asti manifestazioni per raccolta fondi si è proposta per fare da collettore per le offerte che arriveranno da qualsiasi parte Chi volesse può inviare un’offerta a WECARE onlus: IBAN IT68 X030 3210 3000 1000 0001 482 Il conto postale 73840522 Specificando per Cristiani Siriani E per chi volesse donare il suo 5x1000 il codice fiscale è 01330580059 Grazie e un sorriso dal segretario Maurizio
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 La battaglia contro il Crocefisso: il “vuoto” e il “niente” turbano e offendono l’uomo 11/11/2012 di Vincenzo Malacrinò La battaglia contro il Crocefisso: il “vuoto” e il “niente” turbano e offendono l’uomo Non può e non deve una sentenza determinare le sorti di popoli credenti e affezionati al significato dei simboli religiosi. Il primo tra tutti, il Crocefisso. Non possono alcuni uomini stabilire cosa deve cambiare nell’intera cultura di un popolo, abolendo, con una sentenza, l’esposizione del Crocefisso senza conoscere il pensiero della collettività. Il Crocefisso è il segno della nostra cultura religiosa. Una cultura che non si può cancellare con una decisione giuridica, tra l’altro disapprovata dalla maggioranza. Ma con che cosa si vuole sostituire il Crocefisso? Di fatto al posto della Croce si vuole collocare il “niente”. Al posto del Crocefisso, nello stesso spazio, si vuole posizionare il “vuoto”. Bene, questo segno laico che sta bene a qualcuno, offende l’identità della cultura cristiana. Anche il vuoto è un segno. Quindi si ritorna al punto di partenza a meno che non si vogliano additare solo i cattolici, volendo così cancellare i loro segni “camuffando” il tutto sotto la sfera del “rispetto della collettività”. Quel vuoto che si vuole sostituire al posto del Crocefisso è un simbolo che turba le coscienze delle gente. E’ il segno di un laicismo sfrenato che vuole convertire l’uomo, in modo obbligatorio e indirettamente forzato, al niente allontanando così, in modo lento, il credente dalla libertà di manifestare serenamente la propria storia religiosa anche con segni e simboli capaci di testimoniare la propria cultura spirituale. Si intende far crescere le generazioni future lontani dai simbolismi della propria identità religiosa. Si lede così il diritto alla libertà. Si lede uno dei fondamentali diritti dell’uomo e tra i tanti, il più importante: quello che riguarda il proprio spirito, ossia la parte più intima di sé. Ma che cosa è il Crocefisso? È un segno capace di esprime la cultura di nazioni cristiane e di quei popoli credenti da sempre in Gesù Cristo nato, morto e risorto per gli uomini. In tutto questo non vi è nulla di offensivo. In questo non c’è nulla che possa turbare lo spirito dei non credenti o dei credenti in altre confessioni religiose. Se questo segno turba i non cattolici, così come si vuol lasciare intendere, allora bisognerebbe chiedersi cosa pensano gli uomini di altre confessioni in merito alla presenza dei diversi segni religiosi, appartenenti alle tante culture, presenti nel mondo. Cosa direbbero popoli di altre confessioni religiose se noi cattolici, presenti nel loro paese, chiedessimo l’eliminazione dei loro simboli dai luoghi comuni? Meglio non commentare. Tutti sanno cosa succederebbe! Già si registra tanta crudeltà nei riguardi dei cattolici e di altre religioni al sol professare il proprio credo. Immaginiamo se gli stessi chiedessero dei “diritti religiosi” pubblici. Per ritornare all’Italia e all’Europa o a tutti quei paesi di estrazione cattolica e cristiana, mi chiedo se sia corretto vietare l’uso del velo alle tante donne islamiche? Anche il velo è un segno e quindi può turbare chi è sempre vissuto, come i popoli europei, distanti dalla cultura dell’islam. Mi chiedo se sia corretto chiedere ai tanti indiani presenti in Europa l’eliminazione dei loro punti di riferimento religioso. Eppure, in Italia e in Europa ciò non accade. Ognuno presenta i propri segni religiosi in modo libero mentre solo ai cattolici si chiede di togliere il Crocefisso. Ma quale turbamento potrebbe provocare il Crocefisso a chi non crede al cristianesimo? Nessuno. La realtà è che un'altra: si tenta di smantellare ciò che riconduce in modo palese al credo cattolico. Il Crocefisso per 2000 anni non ha turbato la sensibilità di nessuno anzi, per ciò che rappresenta, ha sempre aiutato e confortato la gente. È il segno che sintetizza l’umanità di Dio, la sua vicinanza con gli uomini ed ancora il senso dell’uguaglianza , della redenzione e della vita eterna che non ha fine. È il segno che insegna a guardare al di là della morte e a fare della stessa il baluardo della porpria vita ricordando al mondo la resurrezione proprio grazie a Cristo morto in Croce e risorto. Ed in ogni caso è bene che i nostri amici di altre confessioni religiose imparino ad accettare e a convivere con la cultura del paese che liberamente scelgono come loro dimora. Trasferirsi in un altro paese significa adattarsi ai nuovi usi, alle nuove tradizioni e alla nuova cultura. Questo significa integrazione. Invece, dall’andamento generale delle cose, il concetto sembra essere ribaltato. È come se gli italiani dovrebbero cambiar cultura per integrarsi alla “novità” rappresentata dai tanti popoli presenti. Questo è semplicemente assurdo! I nostri amici di altre confessioni religiose dovrebbero essere orgogliosi di vivere in un paese libero come il nostro dove è possibile professare in modo sereno, senza alcun vincolo o limite la propria religione. Cosa che non accade sempre per i cattolici sparsi nel mondo, costretti a subire, in alcuni casi, anche le torture. Ed invece questa libertà, questa democrazia, sembra invertire il senso delle cose. Sarebbe il caso che, a breve, un’altra sentenza condanni l’esposizione del “vuoto” perché offensivo nei riguardi di chi si sente legato alla propria cultura, alle proprie origini e alla propria storia che parla di cristianesimo. Ai nostri amici di altra confessione religiosa, da cattolici non chiediamo l’alienazione dei loro simboli perché chi vive l’esperienza e il profondo significato del Crocefisso non ha paura di essere turbato da niente e da nessuno!
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 La protesta in Trentino per il divieto ai bambini di fare il segno della croce. Non toccate il crocifisso: è il simbolo del dolore e dell'uguaglianza! 13/11/2012 10:51:08 di Silvana De Mari La protesta in Trentino per il divieto ai bambini di fare il segno della croce. Non toccate il crocifisso: è il simbolo del dolore e dell'uguaglianza! È scattata la protesta in Trentino dopo il divieto rivolto ai bambini di una scuola dell'infanzia di fare il segno della croce e recitare la preghiera prima del pranzo. La vicenda ha origine dalla decisione presa dalla coordinatrice pedagogica della scuola dell'infanzia di Frassilongo, paese di una valle del Trentino abitata dalla minoranza linguistica mochena: la motivazione è che nessuna manifestazione di fede religiosa deve trovare spazio in una scuola pubblica. Che sia il segno della croce o qualsiasi tipo di preghiera, dice la coordinatrice. Ogni popolo ha diritto a una terra. Ogni popolo ha diritto ad una nazione dove si parli la sua lingua e dove le sue tradizioni siano permesse e rispettate. La preghiera prima del pranzo nell’ebraismo e nel cristianesimo è un obbligo, non un optional. Che poi la stragrande maggioranza se ne infischi, questo è un altro discorso, ma è un obbligo. Un bambino ebreo che non ringrazi per il suo cibo, secondo formule stabilite a seconda del tipo di alimento viola la Legge di Mosè, viola la legge ebraica della gratitudine a Dio. Il cristianesimo, figlio dell’ebraismo, eredita pienamente questa tradizione, semplifica l’infinita serie di regole delle formule prestabilite, che sostituisce con amore e gratitudine. È stato scientificamente dimostrato, statisticamente inoppugnabile, che chi prega prima dell’assunzione di cibo si ammala con una frequenza molto minore di disturbi alimentare. Chi vieti a un popolo la sua preghiera sta commettendo un arbitrio. Sta vietando a un popolo sulla sua terra di seguire le sue tradizioni. Ogni popolo ha diritto alle sue tradizioni: vale per i Masai, per gli eschimesi, vale anche per noi. La religione e lo Stato devono essere separati, certo, la religione di un popolo fa parte della sua struttura portante. E’ sbagliato che tutti i bambini di una scuola siano obbligati a dire la preghiera, con bacchettate sulle mani a chi sbaglia, come succede nelle scuole coraniche, ma altrettanto sbagliato è che venga vietata una preghiera, asse portante di una nazione dove altri sono immigrati perché questa nazione aveva linee più funzionali. Le tradizioni di questa nazione non vanno modificate in nulla. Nel momento in cui andiamo su Marte, saremo su una terra di nessuno, “no man’s land” e allora le tradizioni di tutti dovranno avere lo stesso peso, le scuole saranno rigidamente laiche e nessuno farà il presepe. Questa terra non è “no man’s land”. È l’Italia. Le nostre tradizioni ci piacciono, altrimenti non le avremmo scelte. Che siano intelligenti o no, giuste o no, non ce ne può importare di meno: a noi piacciono. Croce e segno della croce: qualche considerazione molto laica. Croce. Rappresenta un tizio ebreo che si chiamava Gesù Cristo, ammazzato dai Romani. E’ uno strumento di tortura cui è stato sottoposto un uomo per le sue idee. Quindi il cristianesimo, sempre, per il suo simbolo, alla fine non può mai smettere di essere un inno alla libertà di pensiero. Non ha smesso di esserlo nemmeno al tempo dell’Inquisizione e dei roghi. Anzi, chiunque fosse inquisito, essendo Cristo un inquisito, diventava inevitabilmente un seguace di Cristo, anzi una specie di fratellino minore. La Croce è il simbolo di un Dio che ha accettato il dolore. Il cristianesimo è una delle tre religioni che dà al dolore il significato di benedizione e non di maledizione. Le altre due sono l’ ebraismo (Giobbe) e il buddismo (soffrire è essere nel ventre del Budda). In queste tre religioni il dolore è visto come il mezzo per aumentare la propria consapevolezza. Dio non zoppica (dottor Hause). Il Dio dei cristiani sì, non si reggerebbe nemmeno in piedi se scendesse dalla sua croce. Ha i piedi trafitti da un chiodo, deve fare un male porco. Il Dio dei cristiani è brutto, sfigurato dal dolore. Se scendesse dalla sua croce sarebbe uno storpio. Crepa in maniera atroce con il supplizio degli ultimi degli schiavi. Nella Spagna di Zapatero, come nella Francia della laicità, l’Italia delle maestre politicamente corrette stanno levando i crocifissi dalle pareti. La corte di Strasburgo, sei giudici non eletti da nessuno, di cui uno turco, quindi proveniente da uno Stato esperto in diritti umani, in particolare genocidi non riconosciuti, ha stabilito che lo Stato laico non può tenere il crocefisso a scuola e che le affermazioni degli stati sovrani vanno riveduti. Corte di Strasburgo, Comunità Europea e Onu, oltre che cavalli di Troia della sottomissione all’islam, (Eurabia Verso il Califfato universale. Bat Ye'or, Lindau) sono tutti picconatori del concetto di democrazia. Chi fa le leggi non è più il governo eletto dai cittadini, ma tizi mai eletti, mai sentiti nominare e che non rendono conto a nessuno. Loro stabiliscono se le leggi fatte dai governi sono “giuste”. Pagati, tutti, però con i soldi delle nostre tasse. Se ci staccassimo da tutti questi organismi, pagheremmo un bel po’ di tasse in meno. Questi gentiluomini non hanno capito niente. Il crocifisso non si può togliere, non perché sia il simbolo dei cristiani che ritengono che Cristo sia figlio di Dio. Non per quello. Il crocefisso va lasciato perché il crocefisso è simbolo del dolore, è il simbolo del dolore non come umiliazione, non come punizione, ma come apogeo della dignità e del coraggio. Quando abbiamo la leucemia, quando ci dicono che la leucemia ce l’ha nostro figlio, quando ci dicono che nostra madre creperà in maniera atroce nel giro di qualche mese, cerchiamo con gli occhi il crocefisso e stiamo un po’ meno male che se fossimo soli. Adesso qualsiasi sia il problema, ci si è resi conto che si sta un po’ meglio in un gruppo: se ti hanno levato mezzo intestino stai con quelli che hanno lo stesso problema, se ti hanno ammazzato il figlio che per pura sfiga si è trovato in mezzo mentre rapinavano una macchinetta per fare il popcorn, se stai con quelli che gli hanno ammazzato il figlio mentre rapinavano la macchinetta delle gomme da masticare, stai meglio. Il crocefisso è un gruppo di supporto portatile. Nei lazzaretti, in fondo alle galere, indipendentemente dal fatto che siamo credenti o no, sui patiboli, persino sui roghi, è un fratello maggiore che anche lui ha avuto i suoi guai. C’è un libro straordinario, a questo proposito, di uno dei più straordinari scrittori, no non sto parlando di Sant’Agostino o di S Paolo. Oscar Wilde scrittor brillante che più brillante non si può. Finisce in prigione e scrive due libri atroci e bellissimi, La ballata dal carcere e il De profundis. Nel De Profundis ci racconta la straordinaria e terribile potenza della sofferenza. Le religioni dei vincitori, dei vincitori militari, islam e induismo levano al dolore qualsiasi dignità. Nell’induismo il disprezzo per lo sconfitto il dolente è assoluto. Maometto vincitore permanente non soffre mai, non vomita mai sangue, vince sempre e fa massacrare il poeta che osa ridere di lui. L’islam nega la dignità del dolore e nega il cristianesimo: secondo l’islam Cristo non è mai morto in croce, quello lasciato a crepare era un ologramma e il vero Cristo ora è nel paradiso musulmano a farsi un congruo numero di vergini al giorno, non ricordo se le quaranta canoniche del musulmano medio o se le sessanta del musulmano super, Maometto secondo, e terroristi dell’11 settembre , tanto per fare un esempio. Il concetto del valore del dolore è affermato nel buddismo, chi soffre è nel ventre nel Budda. Il valore del dolore e della sconfitta sono affermati nella Bibbia, nella figura di Giobbe. Il dolore e la sconfitta di Cristo sulla croce ci ricordano che solo nella sconfitta e nel dolore noi possiamo vincere. I vincitori cronici sono sciocchi. Non imparano mai, non possono imparare mai il rispetto per gli sconfitti. Il dolore può distruggerci, se non ci lasciamo distruggere però diventeremo magnifici. Solo nel dolore possiamo diventare magnifici. Noi società occidentale abbiamo cercato di fare un mondo senza dolore. Siamo stati bravini, è stato un bel tentativo, qualcuno doveva farlo, però siamo sprofondati nel male di vivere e ora che ci eravamo liberati dalla lebbra ci siamo macellati con la chirurgia estetica, che è maledettamente più dolorosa. Nell’induismo gli sconfitti sono gli Intoccabili, la popolazione autoctona dell’India, più scura di carnagione. Le caste alte sono gli Ariani, gli invasori. I poveri, i malati, gli storpi i lebbrosi sono colpevoli di colpe indimostrabili ma indubbie commesse in vite precedenti. Possono essere calpestati senza scrupoli né problemi. Gli induisti odiano i cristiani perché i cristiani affermano che non è vero che è giusto che gli Intoccabili siano intoccabili, che non ci sia compassione per loro. Il cristianesimo è odiato perché un intoccabile che si converte smette di considerarsi un intoccabile, ma si ritiene una persona. Una religione basata sul disprezzo degli ultimi convive male con chi li considera i primi. Però dell’induismo non ci preoccupiamo perché nell’induismo le linee riformatrici stanno vincendo e ora in India ci sono leggi che in teoria, solo in teoria, d’accordo, ma almeno in teoria, non distinguono tra intoccabili e bramini. Il crocifisso va lasciato perché è il simbolo di dolore e di uguaglianza. Di antirazzismo. È il simbolo di un uomo che potrebbe essere un Dio che accetta di morire con il supplizio di uno schiavo, un infedele, un intoccabile, stabilendo così che gli ultimi saranno i primi. E per la misera! Vi sembra poco? È il simbolo degli sconfitti, di quelli che sono stati calpestati. Il crocifisso va lasciato perché è il simbolo di chi ha avuto il coraggio di farsi ammazzare pur di non mollare, di non cambiare idea, di non allinearsi con i politicamente corretti a dire che tanto tutte le religioni sono tutte più o meno la stessa roba, e se quel coraggio lì ce lo facciamo fuori allora tutto questo non è servito a niente. Se il crocefisso volevano toglierlo avrebbero dovuto avere il coraggio di toglierlo quando c’era Torquemada, per lo meno quando c’era Franco, e anche allora sarebbe stato discutibile, perché il crocefisso ha questo di straordinario: nel momento in cui c’è una vittima, che questa vittima sia una presunta strega, un eretico, un ebreo convertito, malconvertito o non convertito, la vittima diventa automaticamente il Cristo e l’uomo che uccide la vittima, l’uomo dell’Inquisizione, diventa automaticamente il carnefice di Cristo, uscendo automaticamente dalla sua Chiesa, anche se è vestito di porpora e oro. Togliere il crocifisso adesso è una vigliaccata. Una pura ignobile vigliaccata, perché in questo momento, cristiani vengono uccisi da comunisti, islamici e induisti. Chissà perché tutti i sacerdoti o pastori o preti massacrati nel Gulag e nei Lagoi, lasciano tutti indifferenti. A Dachau finirono centinaia di prelati tedeschi e austriaci che di Hitler non ne volevano sapere. Il cardinale di Vienna a Dachau non ci è nemmeno arrivato perché è crepato su treno che ce lo portava per le torture subite. Il cappellano del carcere di Bologna inviato ad Auschwitz con il biglietto di sola andata, qualcosa vale? Migliaia di cristiani sono uccisi da comunisti, islamici e induisti. Il gesto banale che un banale giudice, che una banale insegnante o coordinatrice o preside fa compiere in Europa rimbalza e arriva, ampliato, fino nei luoghi dove i Cristiani vengono massacrati. Vedete, abbiamo ragione noi a bruciare crocefissi e chiese, scrivono i giornali locali, anche in Spagna e in Italia dicono che il crocefisso e il segno della croce offende gli islamici. Abbiamo ragione noi ad uccidere chi ne ha fatto qualcuno in Pakistan: persino in Italia patria del presepe dicono che il presepe offende i bambini islamici. Le civiltà che sperperano il dolore, che lo moltipliche sono gravemente disfunzionali. Quando la moltiplicazione del dolore è contro le donne allora una cultura da disfunzionale diventa suicida, perché le donne schiave non sono in grado di tirar su bambini che conservino intatto l’istinto esploratore, e che, quindi, possano scegliere soluzioni nuove per le risoluzione dei problemi. La storpiatura dei piedi delle bambine cinesi, l’infibulazione, la lapidazione delle adultere sono sintomi di una disfunzionalità delirante. Lasciate quei crocefissi dove sono. Perché ora c'è l'ombra dei crocefissi, nel senso di uomini crocefissi, in Sudan chi si converte al cristianesimo è condannato alla crocefissione. Lasciate quei crocefissi dove sono. Se si volevano togliere, bisognava toglierli, mediante referendum, nel ' 46 quando in nessuna parte del mondo la crocefissione non esisteva più. Levarli ora, vuol dire schierarsi con gli assassini, con i persecutori.
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 Burn Satana: in Jesus's name! DRINK YOUR POISON MADE BY YOURSELF! da un cimitero dovete uscire ed in un cimitero voi dovete entrare DEFINITIVAMENTE! amen Almighty, Amen, Holy, Holy, Holy, Alleluia Alleluia
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 Islam, religione rivelata: ma da chi? Non dal nostro Dio! 13/11/2012 11:39:43 di Andrea Tedesco Islam, religione rivelata: ma da chi? Non dal nostro Dio! Non è sorprendente che tanti bravi cristiani non perdano occasione per criticare Israele per i presunti maltrattamenti dei cristiani e non dedichino neppure la stesso livello di attenzione alla condanna dei massacri indicibili compiuti dai musulmani ai danni dei cristiani in tutto il mondo? Eppure, mentre l’antipatia di Israele nei confronti del Vaticano e dei cristiani potrebbe avere qualche giustificazione, il trattamento riservato ai cristiani dai musulmani è totalmente ingiustificato, non solo per la sua natura estremamente violenta, ma anche alla luce dell'apparente propensione della Santa Sede e dei bravi cristiani a sposare la causa di chi non solo delegittima, ma tenta in ogni modo di distruggere Israele e gli ebrei. Dopo secoli di persecuzioni cristiane ai danni degli ebrei basate sull'accusa di Deicidio e culminate con la Shoà perpetrata nel cuore dell´Europa cristiana, è comprensibile, infatti, che l´anti-sionismo e anti-semitismo dei cattolici di sinistra non siano riusciti a generare un moto d'istintiva simpatia verso i cristiani. Ciò che dovrebbe stupire, invece, è il fatto che la scelta di campo a favore della causa palestinese e dei musulmani contro Israele non sia servita a guadagnarsi le simpatie degli islamici. Altrettanto stupefacente è come mai, nonostante la loro presunta capacità e il loro sforzo di cogliere sempre e comunque qualcosa in comune anche tra culture e religioni totalmente incompatibili ai fini di promuovere la fratellanza universale, i bravi cristiani non riescano a riconoscere il minimo comune denominatore di quasi tutte le più feroci violazioni dei diritti umani ai danni di popolazioni, etnie e minoranze religiose diverse. Sebbene tutte le vittime condividano lo stesso spietato carnefice in Indonesia, in Pakistan, in Israele, in Sudan, in Armenia, in Egitto, in Iran, in Iraq, in Nigeria, in Siria, i bravi cristiani sembrano incapaci di eseguire una banale analisi comparata e trarne le debite conclusioni. Invece di spendersi, come dovrebbero, nella difesa degli innocenti, e nella condanna senza appello del loro comune aggressore, tentano semmai di comprendere le ragioni dei tagliatori di teste e degli stupratori, considerano l'islam il male minore rispetto all'indifferenza o altri problemi che affliggono l´Occidente malato, arrivano persino ad esprimere sentimenti di ammirazione per l´islam, spingendosi fino al punto di volerlo includere nel club delle religioni rivelate. É problematico che i bravi cristiani amanti dell'islam spesso annoverino nel loro gruppo persino illustri teologi di Santa Madre Chiesa. Ma non trattandosi di materia di fede (non rammento la presenza di alcun riferimento all'islam nel Credo Apostolico o nelle lezioni di Catechismo), questi eminenti studiosi, al di là delle buone intenzioni, sono suscettibili di commettere errori come chiunque altro in questo caso, stiamo cioè parlando di una teoria "scientifica" da testare come qualunque altra teoria, non di verità dogmatiche. Inoltre, temo che le ragioni della scelta di includere l'islam nella categoria delle religioni rivelate abbiano poco a che fare con la teologia e molto invece con il multiculturalismo, il relativismo culturale e religioso, che affliggono anche i cristiani, e forse soprattutto con la comprensibile paura, da cui scaturirebbe il disperato tentativo di placare la furia omicida di chi non vuol sentire ragioni, ricordandogli la presunta fratellanza nell'adorazione del medesimo Dio. Se i bravi cristiani possono credere che Mohamed sia stato onorato della visita dell’Arcangelo Gabriele sulla collina di Hira, allora perché non considerare seriamente la possibilità che Giorgio Bongiovanni abbia ricevuto le stigmate dagli alieni? Le ferite sul corpo di quest´uomo rappresentano una prova più concreta delle storie che circondano l´illuminazione di Maometto. E perché non dare credito alle parole dei Mormoni, secondo cui Joseph Smith avrebbe incontrato di persona Dio Padre e Gesù e da loro ricevuto il libro di Mormon in America? É infatti innegabile che i mormoni condividano con i cristiani cattolici infinitamente di piú dei musulmani. E che dire di Hitler e delle farneticazioni secondo le quali sarebbe stato ispirato da Dio a scatenare la II Guerra Mondiale e a portare a compimento il genocidio degli ebrei come punizione per aver ucciso Gesù Cristo? Le SS esibivano sulla cintura la scritta “Gott mit uns” a confermare la convinzione di avere Dio dalla loro parte. Se un profano non sapesse nulla delle visioni angeliche, forse provocate a Mohamed dall’eccessivo calore del deserto, e, sulla base soltanto delle violenze, del sadismo, della degradazione dell’essere umano, volesse paragonare l’islam ad un culto o pseudo-religione esistenti oggi o nel passato, la somiglianza maggiore non sarebbe né con il cristianesimo, né l’ebraismo, bensì con il nazismo. Non a caso Hitler disprezzava il cristianesimo, ma nutriva una profonda ammirazione per l'islam ed era contraccambiato nel suo amore: durante la II Guerra Mondiale gli arabi, incluso quelli palestinesi sotto l´egida del Gran Muftì di Gerusalemme, sposarono la causa del nazismo. Paradossalmente, se Allah fosse anche il nostro Dio, sarebbe forse meglio "adorare il diavolo", ci renderebbe uomini migliori, o meno disumani, nella maggior parte dei casi. In fondo, i satanisti, con qualche eccezione, sono dei principianti in confronto ai bravi musulmani. I primi per lo più si limitano ad organizzare “orgette” consensuali in una inquietante scenografia da film dell'orrore, i secondi sequestrano centinaia di bambine dagli istituti di accoglienza per sottoporle a stupri di gruppo da parte di decine di uomini per notte, come i musulmani recentemente incriminati in Gran Bretagna. E per soddisfare la sete di sangue, gli "adoratori del diavolo" in genere si accaniscono contro galline e conigli, non contro altri esseri umani, incluse le proprie mogli e figlie, come fanno invece i bravi musulmani. Se Mohamed fu davvero visitato da un’entità soprannaturale, a giudicare dalla “meravigliosa” trasformazione a cui andò incontro come essere umano, questo angelo deve essere giunto da un posto persino più caldo del deserto della Penisola Arabica. Infatti, Maometto, il modello di uomo per tutti i musulmani, dopo l’illuminazione, divenne l’antitesi di Gesù Cristo: un pedofilo, violento, sadico, torturatore, decapitatore di altri esseri umani. Se qualcuno o qualcosa quel giorno davvero scese sulla terra e trasformò Mohamed nel Profeta, o era un demone, oppure una creatura aliena, un “predator” conquistatore di pianeti e divoratore di civiltà, in grado di penetrare nel corpo e nella mente degli umani e costringerli a compiere massacri e crimini inauditi. Mi chiedo cosa sarebbe successo se il medesimo “Arcangelo Gabriele” fosse comparso anche a Nazareth circa 600 anni prima. In che cosa si sarebbe trasformata la creatura più dolce e meravigliosa della Terra? E chi, o meglio che cosa, avrebbe generato? Quando i turchi ottomani conquistarono Costantinopoli nel 1453, dopo aver massacrato i difensori della città, irruppero nella Cattedrale di Santa Sofia e decapitarono persino i neonati usandone le piccole teste mozzate per spegnere i ceri. I giannizzeri stuprarono migliaia di monache in poche ore e quindi, una volta soddisfatti, le sgozzarono. Saltando a piè pari secoli di efferatezze inenarrabili, arriviamo all'epoca attuale, in cui le cose non vanno meglio. É di qualche mese fa la notizia di un gruppo di talebani, musulmani tra i più simili alla figura paradigmatica del Profeta, che, dopo aver fatto irruzione in un’abitazione nei pressi del confine Pakistan-Afghanistan, in cui erano radunate alcune donne, una delle quali stava allattando suo figlio, hanno strappato il bimbo dalle braccia della madre, le hanno tagliato via i seni e costretto le sue compagne a nutrirsene. Questi episodi, ed altri di analoga natura, che i bravi cristiani liquidano quale il prezzo da pagare per il colonialismo e imperialismo, o come l’unica “trascurabile” differenza tra islam e cristianesimo, non costituiscono l’eccezione, la deviazione dalla rettitudine morale, come nel caso del cristianesimo, ma la regola nell’islam, in quanto pienamente giustificati dal punto di vista etico, sia dal Corano, sia dall'esempio di Maometto. Non stupisce, dunque, che la storia dell'islam dal VII secolo ad oggi sia praticamente un'unica lista interminabile di crudeli episodi di violenza disumana, che hanno comportato la morte di circa 270 milioni di persone (http://www.politicalislam.com/tears/pages/tears-of-jihad/) Ciò che sorprende, invece, è l´incredibile capacità di accomunare gli opposti esibita dai bravi cristiani. Credete ciò che volete, ma per quanto mi riguarda, i musulmani tutto possono adorare tranne che il nostro Dio e il Dio d’Israele.
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L'arcivescovo della Bekaa in Libano: aiutateci ad accogliere decine di migliaia di cristiani siriani in fuga dal massacri! 26/11/2012 08:07:38 di Padre Nader Jbeil L'arcivescovo della Bekaa in Libano: aiutateci ad accogliere decine di migliaia di cristiani siriani in fuga dal massacri! Carissimo Fratello Cristian Magdi Allam , Sono l'arcivescovo di Zahleh, Furzol e Bekaa (LIBANO) Issam John Darwich, BSO,DD della Chiesa greco-cattolica-melchita. In questi giorni cosi duri e difficili per noi e tutta la comunità cristiana ho pensato di rivolgermi ancora a voi, fratelli cari. Ben 11000 persone in soli due giorni hanno varcato la frontiera che separa la Siria dal Libano con la speranza di vivere. I ribelli, dopo aver distrutto Horns e Aleppo, si sono diretti a Damasco dove stanno distruggendone ii centro. Ii centro di Damasco è il luogo cristiano per eccellenza poiche è ii posto in cui Paolo ha camminato, in cui Paolo è caduto da cavallo, in cui Paolo è sfuggito alla morte facendosi calare in un cesto. I luoghi di Paolo distrutti dalla furia umana. Mi chiedo che senso ha tutto questo....il risultato sangue e distruzione. A breve leggeremo la storia di Erode il quale ha ucciso bambini per garantirsi la sovranità. Noi questa storia la viviamo quotidianamente. Sono centinaia i bambini che vengono feriti, sgozzati, incendiati...sono centinaia i bambini che non vedranno l'alba di domani. Tutto questo continua ininterrottamente nel silenzio: il silenzio dei mass media che non fanno emergere ii massacro di un popolo e di una comunita. Tutto avviene nell'indifferenza del mondo, ma anche la noncuranza ha un grande significato morale ed in questo si assume una notevole responsabilita: chi non si oppone in alcun modo in realta permette che tutto accada, consente che ii progetto di "eliminazione della comunita cristiana dal Medio Oriente" raggiunga il suo scopo. lo, ed il mio collaboratore REV. Padre Nader Jbeil, chiediamo a viva voce aiuto per questa gente, lo chiediamo a tutti, lo chiediamo agli "uomini di buona volonta". Siamo al limite poiche non abbiamo più strutture disponibili per accogliere chi ci chiede un tetto e non abbiamo medicine, ne vestiti, ne pannolini...tutto cio che a voi sembra ovvio per noi è una vittoria. Vi prego di aiutarci con sostegni economici, con preghiere e con la loquacita intelligente di chi parla senza aver paura di quello che si sta consumando sotto gli occhi distratti del mondo. Il Signore vi benedica Padre Nader Jbeil Direttore di Radio Sawt el Sama
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Nel Santo Natale i terroristi islamici massacrano i cristiani in Siria 30/11/2012 18:37:37 di Padre Nader Jbeil Nel Santo Natale i terroristi islamici massacrano i cristiani in Siria Carissimo fratello Cristiano Magdi Allam, Nel tempo della preparazione del santo Natale i terroristi hanno regalato ai cristiani di Jaramana, un quartiere di Damasco, quattro ordigni. Le autobombe sono deflagrate durante la mattinata nell’ orario in cui i bambini sono in strada per andare a scuola, per cercare un angolo di normalità e quotidianità. Nella nostra realtà è tutto diverso: non fuochi d’ artificio che portano festa e gioia, ma espolosioni di bombe che portano morte. Il rosso che i nostri bambini vedono non è quello delle coccarde usate per impacchettare i regali, ma il rosso del sangue che continua, noncurante delle festività, a bagnare le strade. Le campane non suonano le melodie natalizie, ma piangono la perdita dei figli di Santa Madre Chiesa. L’ ombra della morte sulle chiese di Damasco, sulla via di San Paolo. Ovunque si ascoltano urla, pianti e disperazione. Vigoroso e possente è il pianto delle madri che vedono la morte dei loro bambini: vittime innocenti e inconsapevoli. Essi non sanno che il mondo è fatto da adulti in grado di offrire loro un rifugio. Il mondo arabo è fatto da pochi adulti ribelli musulmani che, pur rappresentando un così esiguo numero di persone, hanno il potere di rubare il Natale ed il sorriso ad ogni singolo bambino, ad ogni singolo nostro figlio. Ogni bambino è figlio di Gesù, figlio della nostra santa Chiesa. Ogni bambino ci appartiene perché ogni bambino rappresenta l’ unica speranza che abbiamo di costruire un mondo nuovo: <<In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?”. Allora Gesù chiamò a se un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:”In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei Cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me”>> (Mt 18,1-5) Carissimo fratello Cristiano Magdi Allam, Sono senza parole di fronte al vostro coinvolgimento nei confronti di questa guerra che sta distruggendo le nostre vite. L'amore di Dio ci insegna che la fratellanza è ancora più forte proprio nei momenti difficili. Voi state portando avanti questa testimonianza ed è bellissimo sapervi così vicini a noi. Ringrazio Dio di avermi fatto incontrare persone come te e come la nostra amica benefattrice. Vi manderò un resoconto di come spenderemo le vostre donazioni al più presto. Spero sempre di potervi ospitare in questa nostra terra sofferente alla quale avete donato un pò di sollievo. Il Signore vi benedica sempre. Padre Nader Jbeil, direttore di Radio Sawt el Sama
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666 vagina 9anni Allah Mecca Caaba sharia Pray 18:59 BENCHÉ ISRAELE NON ABBIA MAI MINACCIATO NESSUNO? ARABIA SAUDITA SI È RIEMPITA DI ATOMICHE PER COSTRINGERE ANCHE IRAN A FABBRICARLE!... il tradimento mortale, dell'Occidente: di fronte al NAZISMO ... viene reiterato in modo criminale di fronte all'ISLAM salafita saudita, oggi! [ L'Europa e le sue radici di fronte alla cristianofobia dilagante. L'Europe et ses racines face à la christianophobie rampante Notte dei cristalli e atomica iraniana: un genocidio commesso e uno minacciato 10/11/2012 07:56:21 di Silvana De Mari Notte dei cristalli e atomica iraniana: un genocidio commesso e uno minacciato Oggi è l’anniversario, il compleanno, potremmo dire,dell'inizio della Shoà. La follia antisemita del nazismo comincia con l’evento passato alla storia come la notte dei Cristalli. Il nome viene dai vetri delle migliaia di vetrine infrante che occupavano i marciapiedi quando un’alba livida oscurata dal fumo delle sinagoghe si alzava a coprire il cielo finalmente si alzò. Insieme ai vetri il sangue, il sangue dei bastonati, degli uccisi. Molti morirono i giorni successivi, senza neanche osare avvicinarsi agli ospedali di quella che era la loro nazione, la nazione dove vivevano da sempre, per la quale avevano pagato le tasse, per la quale avevano combattuto nelle trincee della prima guerra mondiale. Rispetto ai sei milioni di morti, di cui un milione e mezzo bambini, che dovevano seguire le cifre della notte dei Cristalli, sembrano piccole, ma quell’evento è fondamentale. In quella data: 1) Gli ebrei smisero di essere cittadini tedeschi e divennero il nemico, responsabile di ogni male: erano ritenuti responsabili dalla crisi economica, delle epidemie, dello scoppio della prima guerra mondiale, nonché della sconfitta che la Germania aveva subito in quella guerra. 2) Il potere nazista verificò che nessuno si stava schierando dalla parte degli ebrei. In maniera chiara, univoca. Immaginate l’orrore: fino al giorno prima eravate un cittadino, magari un po’ di serie B, ma un cittadino e improvvisamente diventate il complemento oggetto di una persecuzione dove è permesso che vi venga fatta qualsiasi cosa. Lo scopo del nazismo, che non era un movimento politico, ma un movimento religioso messianico e salvifico, era distruggere fisicamente l’ebraismo sterminandone i componenti, anche se bambini, anche se laici, anche se convertiti, e distruggere il cristianesimo abbattendolo. Il cristianesimo è una religione semita venuta ad abbattere l’anima ariana dell’Europa: il concetto è di Hitler e riprende un’idea di Nietzsche. Gesù Cristo è solo il bastardo di una puttana ebrea, agghiacciante affermazione di Reinhard Heydrich, più noto come il boia di Praga. La Chiesa non scomunicò gli assassini, il mondo non li condannò in maniera ferma, anzi non li condannò affatto. Nella nostra epoca è è stato ufficialmente affermato che l’Iran sta costruendo un ordigno nucleare per distruggere Israele. Ma guarda! Fino ad ora questi zuzzurelloni dell’Agenzia Internazionale Energia Atomica pensavano che all’Iran, che è una nazione che ha le terga che galleggiano sul petrolio, volesse l’energia nucleare per accendere le lampadine. E gli hanno anche dato un Nobel per la pace a questi geni, prova assoluta, il Nobel per la pace, che si tratta di zuzzurelloni integrali. Vi ricordate la storia di Re Salomone? Quella delle due donne che rivendicano lo stesso figlio? L’islam non ama Gerusalemme, non ha alcuna difficoltà a distruggerla. L’islam non ama i palestinesi: sono solo la sua testa di ariete. Non ha difficoltà a distruggerli: in un olocausto nucleare morirebbero anche loro. L’Iran sta fabbricando una bomba atomica per distrugger Israele. Peraltro ce lo avevano onestamente detto. Già l’ayatollah Khamenei aveva annunciato “Quando l’islam avrà la bomba il problema palestinese sarà risolto”. Il mondo non ha reagito, non ha fiatato. Il mondo ha riempito e riempie di simpatia e denaro i palestinesi che vogliono distruggere Israele. Settanta missili al giorno cadono sulla terra di Israele dal folle territorio di Gaza, folle e ricchissimo. Il palestinismo è la nuova religione dell'Europa. Dopo Israele ci siamo noi. Dopo che con l’atomica sarà stata usata “per risolvere il problema palestinese” sarà usata per risolvere il problema italiano. Anche noi siamo un problema per l’islam. Occupiamo suolo islamico: la Sicilia e Roma, quarta città santa dell’islam. Poi risolveranno il problema francese, non tirandoci l’atomica sulla testa, quella serve solo per Israele e per noi, per Gerusalemme e per Roma: vi hanno spiegato che la gittata dell'atomica iraniana arriva anche a Roma? Il resto del mondo l'islam lo conquisterà con una serie di ricatti, violenza e vittimismo. A meno che…a meno che lo Stato ebraico decida che di Shoà ne è bastata una, non distrugga i siti atomici iraniani, attirandoci addosso le ire di tutti gli zuzzurelloni mondiali e la nostra assoluta benedizione e ammirazione. E questo sarà quello che succederà. A meno che non succeda un bel miracolo. Una di quelle cose che a volte nella storia succedano. Che l’Iran insorga. Che il mondo rinsavisca. Che la cristianità esca da duemila anni di antisemitismo e si renda conto del pericolo mortale che l’islam costituisce. Ognuna di queste tre ipotesi è meno folle di quello che sembra. http://www.magdicristianoallam.it/blogs/verita-e-rivoluzione/notte-dei-cristalli-e-atomica-iraniana-un-genocidio-commesso-e-uno-minacciato.html Pablinoff 18:48+ +666 vagina 9anni Allah Mecca Caaba sharia Pray obama vaffangulo obama vaffangulo 666 vagina 9anni Allah Mecca Caaba sharia Pray 19:11 +Pablinoff OK! ma io non sono Osama Imam Obama, shariah l'assassino!