TERRORISTI IN LIBIA

my ISRAEL ] GLI USA 666 CIA JABULLON IL GUFO ROTHSCHILD, SONO CAPACI DI ACCENDERE SULLA TERRA IL FUOCO DELL'INFERNO, MA, POI, LORO NON HANNO NESSUNA CAPACITà DI PORRE UN RIMEDIO AI LORO DELITTI! SOLTANTO UNIUS REI PUò RIPORTARE L'AMORE DI DIO NEL MONDO!
my ISRAEL ] GLI USA 666 CIA JABULLON IL GUFO ROTHSCHILD, SONO CAPACI DI ACCENDERE SULLA TERRA IL FUOCO DELL'INFERNO, MA, POI, LORO NON HANNO NESSUNA CAPACITà DI PORRE UN RIMEDIO AI LORO DELITTI! SOLTANTO UNIUS REI PUò RIPORTARE L'AMORE DI DIO NEL MONDO!
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my ISRAEL ] IO SU KERRY, giustamente, io HO DETTO TUTTO IL MALE DI QUESTO MONDO! e invece, questa volta lui ingenuamente pensa che, ASSAD può chiamare i sunniti che, la ARABIA SAUDITA ha armato con le autobombe che hanno fatto stupri e genocidi di bambini, hanno fatto i cannibali e dire loro: "OK ADESSO FACCIAMO UN GOVERNO DI UNITà NAZIONALE! " no! tutto questo ora non è più possibile! QUì C'è UN PROBLEMA ISLAMICO SHARIA NAZISTA CHE DEVE ESSERE AFFRONTATO CONTRO IRAN E contro: ARABIA SAUDITA, perché a questo punto, dove noi siamo giunti? non è più possibile poter tornare a quelle condizioni che potevano, sia pure, in modo molto difettoso: cioè, potevano poter funzionare come nel passato! E tutti loro soltanto ad una autorità divina come Unius REi si assogetterebbero volentieri! QUINDI, ANCHE VOI DOVETE RINUNCIARE AL VOSTRO NWO DI SATANA! OPPURE SE AVETE LE PALLE, POTETE SEMPRE SCATENARE LA GUERRA MONDIALE NUCLEARE!
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pensare che ci sia una vera democrazia nel crimine REGIME di altro tradimento massonico ed usurocratico: questa è una bestemmia ma, pensare che oggi questa bestemmia sia presente in Turchia islamica: in qualche modo, questo rasenta le tragi commedie comiche! Turchia: partito curdo, annullare voto. leader dell'Hdp, Demirtas: 'Non è stato libero né equo'
KingxKingdom

allora bombardiamo anche ERDOGAN che alimenta ISIS anche comprando il suo petrolio! [ Parigi: pioggia di fuoco su Raqqa  ] Sono almeno 10 i raid compiuti contro il polo petrolifero siriano di Dayr az Zor, da mesi nelle mani dell'Isis: lo riferiscono gli attivisti dell'opposizione anti-Assad. Grazie alla conquista della città, nell'est della Siria, l'Isis riesce a garantirsi milioni di dollari di proventi nel traffico illegale di petrolio.
KingxKingdom

è IMPOSSIBILE CHE ISMAELE POSSA PAGARE IL SIGNORAGGIO BANCARIO AD ISACCO! ed in realtà ISACCO è nostro Padre Santo e non potrebbe essere un commerciante di schiavi, per farsi pagare il signoraggio bancario, a tradimento massonico bildenberg, come fa Rothschild il satanista gufo cannibale! Quindi islamici si sono dovuti piegare di fronte alla forza, divenendo alleati e complici dei delitti del Nuovo Ordine Mondiale! Eppure, segretamente combattono il NWO attraverso la loro galassia jihadista! Ai farisei piace tutto questo: perché mentre per loro sarebbe troppo facile uccidere tutti i musulmani, poi, per loro sarebbe difficile ed impossibile uccidere i cristiani: in cui sono incorporati essi stessi!
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Chi ama la giustizia che viene da Dio, poi, lui ama anche me, ed anche io amo lui! ora l'amore non ha nessun'altra pretesa che realizzare la giustizia! ED IN QUESTO MODO SIA PACE SU TUTTI I POPOLI DEL MONDO:
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è LOGICO PENSARE che  https://www.youtube.com/user/YouTube/discussion non ha evidenziato i commenti di kingxkingdom perché, i 666 CIA culto JaBullON hanno avuto paura che io potessi farli mangiare dagli alieni, MA, QUESTO è IMPOSSIBILE, NESSUN MINISTRO DI DIO SI SERVIREBBE MAI DEI DEMONI PER QUALSIASI OPERAZIONE! Per utilizzare i demoni tu dovresti essere un cabalista fariseo del TALMUD! infatti, NESSUNO MI HA MAI VISTO PARLARE AMICHEVOLMENTE CON I SACERDOTI DI SATANA DELLA CIA IN TUTTI QUESTI ANNI! Gli angeli santi di Dio Onnipotente non temono nessun confronto, ma, purtroppo sono costretti a rispettare il libero arbitrio degli uomini, perché mentre i demoni sono già stati condannati, gli uomini viventi devono esserlo ancora!
KingxKingdom

ISRAELE ] di tutti i commenti fatti da KingxKingdom nelle ultime 24 ore? neanche uno di loro è visibile sulla pagina di https://www.youtube.com/user/YouTube/discussion
KingxKingdom

GLI USA E IL SOVVERTIMENTO DELL'ORDINE LEGALE INTERNAZIONALE è CONDIZIONATO DAI LORO TITOLI BANCARI SPAZZATURA: BOLLE: DERIVATI, ECC.., CHE, SENZA GUERRA TRAVOLGEREBBERO IN UN CROLLO TUTTE LE BANCHE DEL MONDO! ] [ Basta creare un bel po' di caos, come ha fatto la CIA in Iran nel '53, in Cile nel '73 e in innumerevoli altri colpi di stato e il governo legittimo può essere rovesciato. E' la tecnica del soft power americano noto come "Regime Change 101″. In questo caso il "massacro del Maidan" è stato descritto dai media occidentali come il risultato dell'instabile, brutale governo filorusso di Yanukovich. Bisogna ricordare che Yanukovich il 21 febbraio fece un accordo con i partiti di opposizione e tre ministri degli esteri dell'UE – che volevano sbarazzarsi di lui andando a elezioni anticipate. Il giorno dopo il patto era già senza più valore, quando gruppi radicali neonazisti armati fino ai denti costrinsero Yanukovych a fuggire dal paese dopo ripetuti tentativi di assassinio. Il giorno successivo è stato varato un nuovo governo filo-occidentale, immediatamente riconosciuto dagli Stati Uniti (come nel golpe contro Chavez 2002). Una storia sporca in tutto e per tutto, ma nel tragico seguito di questo colpo di stato, l'Occidente ha raccontato la versione dominante, quella della "Russia in Crimea". Mentre la vera versione è "gli USA in Ucraina". La verità non va in onda in Occidente. Si tratta di una manipolazione surreale della storia che si sta verificando ancora una volta come durante la campagna elettorale di Bush pre-Iraq, quella delle armi di distruzione di massa. Ma credo che la verità verrà finalmente fuori in Occidente, mi auguro in tempo per fermare un'ulteriore follia.
KingxKingdom

#SALVINI A #VIRUSRAI2: NEL MONDO CI SONO DECINE DI MILIONI DI PERSONE DISPOSTI AD UCCIDERE NEL NOME DEL LORO DIO. ] CON LA LEGA ARABA NON ABBIAMO NESSUNA RECIPROCITà, PERCHé CI POSSIAMO PRENDERE IL LORO POPOLO. #Salvini: "Controllare chi entra, chi esce, espellere subito chi va espulso e sospendere i trattati che permettono la libera circolazione. L'Italia è un Paese generoso e accogliente, ma chi sbaglia deve pagare e le regole sono regole, e fintanto che certe culture rimarranno ostili alle regole io continuerò a lottare per difendere i cittadini italiani. Iniziamo col far firmare ai paesi islamici la carta dei diritti umani dove dichiarano che le donne e gli uomini hanno pari diritti, e poi riparliamo del resto"
KingxKingdom

Erdogan pensa A RENZI CHE lui AMA Gheddafi tutto il giorno

12 novembre 2015. Ennesimo atto sacrilego, distrutta effigie della Madonna. MadonnaDal 1964 si trovava, giungendo da Salaiola, all’ingresso di Monticello Amiata, Comune del Cinigiano: la statua in gesso della Madonna del Buon Viaggio era detta così, perché sistemata in un’edicola proprio in corrispondenza ad una grande e pericolosa curva. Alla Sua protezione venivano affidati quanti percorressero quella strada.
Ma a qualcuno, la Sua presenza, dava fastidio: così, con un oggetto da taglio alquanto affilato, forse un’ascia, ha provveduto a mutilarla orribilmente, spiccando la testa e le mani giunte in preghiera – ridotte in briciole -, nonché sfregiando un fianco ed altre parti del manufatto.La profanazione è avvenuta tra le ore 20 e le ore 21 dello scorso 7 novembre, poiché alcuni passanti l’hanno notata ancora integra alle 19.30, mentre una signora, transitante in zona dopo cena, ha fatto la terribile scoperta: immediatamente ha avvisato il gruppo degli Amici del vicino Santuario, che a loro volta hanno avvertito il Parroco, il quale ha subito dopo ritenuto opportuno denunciare l’accaduto ai Carabinieri.
Pare che la statua non sia più restaurabile, troppi i danni arrecati con una foga ed una violenza, che la dicono lunga circa quali sentimenti abbiano mosso le mani sacrileghe. Ciò nonostante, il sindaco di Cinigiano, Romina Sani, ha dichiarato pubblicamente di volersi impegnare per «contribuire a ricollocare presto la statua integra al suo posto». I fedeli si sono intanto riuniti, numerosi, per pregare. Anche e soprattutto per gli autori del gesto blasfemo. Le loro anime ne hanno bisogno (fonte: No Cristianofobia).
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12 novembre 2015. Contro il veto del Vescovo, funerali tradizionali per un prete
AckermannMons. Stephan Ackermann, Vescovo di Treviri, in Germania, ha avuto l’ardire di vietare che il funerale di un suo prete venisse celebrato nella forma straordinaria, nonostante fosse stato esplicitamente richiesto dal defunto. Ma la notizia, immediatamente diffusa dal blog Rorate Caeli e da Gloria.tv, ha sollevato tali e tante proteste da parte di sacerdoti, tra cui anche molti Vescovi, di tutto il mondo, da convincere il prelato a recedere dallo sconcertante rifiuto, affidando a Padre Andre Hahn, della Fraternità sacerdotale di San Pietro, la celebrazione, venerdì 13 novembre, di una S. Messa tradizionale da Requiem.
Don Adolf Mohr, di Rheinböllen, è morto venerdì scorso di cancro. Aveva 86 anni. Da quando si era ritirato per raggiunti limiti di età, aveva ripreso a celebrare nel rito tridentino, come faceva da giovane. Con grande beneficio spirituale per la sua anima e per quella dei fedeli, che assistevano alle sue S.Messe. Nel suo testamento aveva pertanto espresso il desiderio esplicito che le sue esequie si tenessero nella stessa forma. Il suo parroco gli aveva personalmente garantito – e per iscritto – che tale richiesta sarebbe stata rispettata. Niente da fare. Il Vescovo della sua Diocesi vi ha opposto un rifiuto fermo e definitivo. Definitivo, almeno inizialmente. Ma non aveva tenuto conto della reazione popolare. Così, benché avesse già stabilito che la celebrazione avvenisse Novus Ordo, ha dovuto, obtorto collo, far marcia indietro. Mons. Ackermann (nella foto, durante una cerimonia in cui riceve il “rinnovo del battesimo” da una “pastora” luterana) non è nuovo a prese di posizione decisamente sopra le righe, prevedibilmente sempre nel senso di un progressismo spinto: nel febbraio dell’anno scorso fece scalpore una sua intervista al quotidiano Allgemeine Zeitung, in cui già prefigurava molte delle affermazioni più eterodosse risuonate poi all’ultimo Sinodo. Ad esempio, sui rapporti prematrimoniali, per i quali suggeriva di «elaborare criteri per i quali in questo o quest’altro caso concreto siano giustificabili»; sulla contraccezione definì «artificiosa» la distinzione tra quella «naturale e non. Temo che nessuno la capisca più», come se il criterio interpretativo fosse questo; sull’iscrizione delle coppie gay in un apposito registro, che a suo giudizio sarebbe equivalente ad un’«assunzione di responsabilità», da «non ignorare»; sul celibato dei preti, che ci tenne a sottolineare come non avesse mai rappresentato canonicamente «un dogma»; e via demolendo. Al punto da giunger ad attaccare pubblicamente in un’altra intervista, questa volta al Trierische Volksfreund, il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. Gerhard Müller, “colpevole” di aver ribadito la Dottrina della Chiesa in fatto di divorziati risposati; secondo mons. Ackermann lui non avrebbe avuto la facoltà di chiudere la questione per via autoritativa, dovendosi «tener conto con maggior impegno ed onestà della realtà concreta, che vivono molte coppie e famiglie».
Ed ora questo nuovo, inqualificabile rifiuto opposto alla volontà chiaramente espressa da un suo prete defunto; benché questa volta abbia dovuto piegare il capo e tornare sui propri passi, di fronte alla stizzita reazione di confratelli e fedeli ormai esasperati dai “capricciosi” abusi di certi loro pastori (M. F.).
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15 novembre 2015. La terza guerra mondiale. roma-isis(di Roberto de Mattei – pubblicato su Radici Cristiane – n.108 – ottobre 2015 ) Papa Francesco, tornando dal suo viaggio in Corea l’8 agosto dello scorso anno, ha affermato che «siamo già entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli». Guerra mondiale vuol dire guerra estesa a tutto il globo, a cui nessuna nazione, nessun popolo può sottrarsi. Ma si tratta di una guerra spezzettata, frammentata, perché i suoi attori non sono solo gli Stati, le superpotenze, come al tempo della guerra fredda. Allora guerra mondiale significava la minaccia di una guerra nucleare tra gli Stati Uniti e la Russia: una guerra tra due colossi che avrebbe inevitabilmente trascinato con sé le nazioni minori, che gravitavano nell’una o nell’altra zona di influenza. Oggi nessuna delle due superpotenze ha il potere di una volta. L’Impero sovietico si è sgretolato, ma anche l’Impero americano conosce una fase di crisi. Il declino dell’impero americano è simbolicamente cominciato nel 2001, quando il crollo delle Twin Towers ne ha mostrato la vulnerabilità, ma la crisi è esplosa dopo le guerre dell’Afghanistan e dell’Iraq. Queste guerre sono state guerre sbagliate, soprattutto perchè sono state guerre che non sono state vinte e le guerre che non sono vinte, per una potenza dalle pretese imperiali, devono considerarsi guerre perdute.
Ma anche l’Europa ha perduto la sua guerra: quella di Libia nel 2011. Gheddafi è stato abbattuto, la Libia è precipitata nel caos e l’Isis ha raggiunto il suo avamposto a Sirte. Un immenso cratere vulcanico si allarga oggi tra le coste della Libia, la periferia di Aleppo, in Siria, e quella di Baghdad, in Iraq: un cratere vulcanico, le cui eruzioni non sono dovute alle forze cieche della natura, ma ai terribili errori degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.
Si tratta di una guerra civile mondiale, perché è una guerra ideologica e religiosa che si combatte in tutto il mondo e di cui solo adesso cominciamo ad avvertire la portata. La prima, anche se non l’unica, espressione di questa guerra è l’Islam. Non dobbiamo pensare all’Islam come a un nemico che minaccia l’Europa solo dall’esterno. L’Islam accerchia l’Europa, ma è già dentro l’Europa. è dentro l’Europa grazie al terrorismo, che non è ancora esploso in tutta la sua potenza, ma anche grazie alle masse di immigrati che la invadono secondo un piano chiaramente prestabilito. I clandestini non fuggono la guerra, ma la portano in Europa.
Fin dagli anni Novanta è chiaro che l’Islam, nella sua marcia di conquista del continente europeo, avanza secondo due linee strategiche. La linea «dura», l’hard-jihad dell’islamismo radicale, vuole arrivare all’egemonia mondiale attraverso gli strumenti della guerra e del terrorismo:   la sua espressione più avanzata è stata, per molti anni, il movimento di Bin Laden, Al-Qa’ida. La linea «morbida», la soft-jihad, del cosiddetto « islam moderato », si esprime soprattutto attraverso gli strumenti dell’immigrazione e della demografia. I Fratelli Musulmani e, in Italia, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche (UCOII) rappresentano questa strategia di espansione, che opera attraverso il controllo delle moschee, delle scuole coraniche e dei centri della finanza islamica.
Questo attacco all’Occidente attraverso due strategie complementari ha subito, da un anno a questa parte, un’improvvisa accelerazione. La linea dura dell’ hard-jihad ha avuto un salto di qualità nel passaggio da Al-Qa’ida all’Isis, (o, come dicono gli arabi, Daesch). In un anno abbiamo assistito alla nascita e allo sviluppo di uno Stato islamico, il quale ha, per fine dichiarato, la ricostituzione di quel califfato universale che, come ha spiegato la principale specialista dell’Islam, Bat Ye’Or, non è il sogno dei fondamentalisti, ma l’obiettivo di ogni vero musulmano. Ma il fenomeno di accelerazione caratterizza anche la linea del soft-jihad. L’immigrazione si è trasformata in un’invasione dell’Europa massiccia e apparentemente inarrestabile. Complessivamente, nel solo mese di luglio, sono arrivati sul suolo europeo 107.500 clandestini, più del triplo rispetto al luglio 2014. Le richieste di asilo raggiungeranno in un anno, nella sola Germania, la cifra di 800 mila. L’impotenza dei governi nazionali europei non rivela incapacità, ma complicità nel piano di islamizzazione dell’Europa
L’Isis, lo Stato islamico, ha detto al Meeting di Rimini dell’agosto 2015 padre Douglas Al Bazi, non è una degenerazione, è l’Islam autentico, genuino, come autentico Islam è anche l’Islam politico che sta prendendo il potere mediante gli strumenti democratici. Si tratta di due facce della stessa terrificante medaglia, due strategie complementari della stessa macchina di guerra. Eurabia è il nome di un progetto che si propone di spaccare l’Europa in due. L’Europa latina e cattolica, comprendente la Spagna, la Francia e l’Italia cadrebbe sotto l’influenza islamica. Il caos economico e sociale potrebbe travolgere queste nazioni e su uno scenario di instabilità il terrorismo si accompagnerà alla ribellione delle muove masse islamiche. Una nuova cortina di ferro dividerebbe l’Europa protestante del Nord, sotto l’influenza tedesca e angloamericana, da quella del Sud, arabizzata e islamizzata. è in questa prospettiva che può leggersi il riferimento sempre più frequente alla conquista di Roma. «La Libia è la porta per arrivare fino a Roma». è il titolo della nuova campagna del terrore dell’Isis in Libia, che su Twitter ha pubblicato una serie di immagini che mostrano la città eterna in fiamme sovrastata da una mappa della Libia, dove campeggia la bandiera nera del Califfato. Nel messaggio postato sul proprio account Twitter un combattente Isis, Abu Gandal el Barkawi, si appella ai jihadisti ad «andare a Roma, o Romia, passando per la Libia, la porta per Roma». Nel testo Barkawi aggiunge: «Le armi degli ottomani sono state lanciate e hanno accerchiato Roma dopo avere conquistato la Libia a sud dell’Italia» (Ansa.it, 25 agosto 2015 ).
Non si tratta di affermazioni isolate. è lo stesso obiettivo annunciato da oltre dieci anni dall’imam Yusuf al Qaradawi, il principale rappresentante dei Fratelli Musulmani che, dopo aver guidato la “primavera araba” egiziana, è stato condannato a morte in contumacia dalla Corte d’Assise del Cairo il 16 giugno 2015.
Qaradawi è il presidente del European Council for Fatwa and Research, con sede a Dublino, punto di riferimento teologico delle organizzazioni islamiche legate ai Fratelli musulmani. Le sue idee, diffuse attraverso il canale satellitare “Al Jazeera”, influenzano larga parte dell’Islam contemporaneo. Per i Fratelli Musulmani, come per l’Isis, l’obiettivo finale non è Parigi o New York, ma la città di Roma, centro dell’unica religione che, fin dalla sua nascita, l’Islam vuole annientare.
L’obiettivo è Roma, perché la guerra in corso prima di essere economica, politica, demografica è, come sempre, religiosa e perché da Roma venne la forza morale che nel 1571, a Lepanto, e nel 1683, a Vienna, sbaragliò l’Islam. Il vero nemico non sono gli Stati Uniti o lo Stato di Israele, che non esistevano quando l’Islam arrivò alle porte di Vienna, nel 1683, ma la Chiesa cattolica e la Civiltà cristiana, di cui la religione di Maometto rappresenta una diabolica parodia.
Papa Francesco non è san Pio V, ma Roma continua ad essere il cuore del mondo, il centro del Cristianesimo, la cui forza risiede in Gesù Cristo, che è Colui che ha fondato e continua a guidare la sua Chiesa. Dobbiamo comprendere che cosa significa Roma per l’Islam. Dobbiamo soprattutto comprendere che cosa deve significare Roma per noi. In questa guerra planetaria solo nella forza religiosa e morale di Roma l’Occidente può trovare la via della vittoria. (di Roberto de Mattei – pubblicato su Radici Cristiane – n.108 – ottobre 2015 )
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Il laicismo della Mezzaluna cancella due feste cristiane
(di Mauro Faverzani) Con la nomina di Dounia Bouzar al vertice dell’Osservatorio della laicità francese diviene concreto il rischio che passi anche la sua proposta di cancellare due feste cristiane dal calendario e di sostituirle con quella musulmana dell’Eid e … Continua a leggere→
Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan speaks during a meeting in Ankara, Turkey, Tuesday, Oct. 1, 2013. On Monday, Erdogan has announced a package of proposals aimed at democratic reform that include lifting some restrictions on the use of the Kurdish language, as well as a further step to liberalize the wearing of Islamic headscarves. The reforms announced Monday were anticipated as key to the Kurdish peace process and for Erdogan's political prospects as he faces local, general and presidential elections in the next two years. (AP Photo)    La Turchia finanzia una mega moschea a Bucarest
(Lupo Glori) La Turchia si appresta a finanziare la costruzione della più grande moschea finora eretta in una capitale europea. L’enorme centro culturale islamico, che potrà ospitare fino a 1.500 fedeli, sorgerà a Bucarest, capitale della Romania, paese di profonda … Continua a leggere→
Principessa Maria Gabriella di Savoia    Riportiamo in patria i Re d’Italia
(di Cristina Siccardi) Dopo il recente attentato al Consolato italiano in Egitto, un accorato e composto appello è giunto dalla Principessa Maria Gabriella di Savoia, che ha inviato una lettera a Paolo Granzotto  de il Giornale, lettera che il 16 … Continua a leggere→
isis-prossima-fermata-roma    L’obiettivo finale è sempre Roma
(di Roberto de Mattei) La prima decapitazione islamica sul suolo europeo dai tempi della battaglia di Vienna (1683) è avvenuta, il 26 giugno 2015, mentre il “campione” dell’Occidente, Barack Obama, celebrava trionfalmente la legalizzazione dei “matrimoni” omosessuali imposta dalla Corte … Continua a leggere→
RomaPride2015    13 giugno il Gay Pride festeggia la liberazione sessuale di Roma
(di Lupo Glori) «Liberiamoci!», questo il significativo slogan scelto dagli organizzatori del “Roma Pride 2015”, la parata dell’orgoglio omosessuale, svoltasi a Roma sabato 13 giugno che ha visto le strade della Capitale percorse dall’orrendo spettacolo messo in scena da oltre … Continua a leggere→
ignazio-marino-dimettiti1    La richiesta si allarga: “Marino, dimettiti!”
(di Danilo Quinto) Sopiti i clamori di qualche giorno fa – dovuti alla seconda fase dell’inchiesta “Mafia Capitale”, che anche ieri ha avuto i suoi arresti – la richiesta di dimettersi al Sindaco di Roma, Ignazio Marino, è scomparsa dalle … Continua a leggere→
MG_9921-382x270    Un caso poco “serenissimo”: diario di una chiesa-moschea
(Compagnia Jehanne Darc) Prima che il polverone sollevato dal caso “The Mosque” a Venezia si plachi e si depositi sulla miriade di opinioni e polemiche da questo suscitate, e soprattutto prima che quelle coscienze che all’indomani della notizia avevano percepito dentro … Continua a leggere→
armeni_bambini_350x211    Gli armeni parlano di genocidio e la Turchia chiama l’islam a raccolta
(di Mauro Faverzani) Siamo alle solite… è più o meno il senso del commento diffuso dal Consiglio per la comunità armena di Roma dopo le sconcertanti, dure proteste levate da Erdogan & C. nei giorni scorsi a seguito delle parole … Continua a leggere→
Dall-Africa-all-Asia-i-nuovi-martiri-per-la-fede_articleimage    148 nuovi martiri nel firmamento della Chiesa
(di Roberto de Mattei) Nel firmamento della Chiesa brillano le stelle di 148 nuovi martiri. I giovani cristiani vittime dell’Islam, lo scorso Giovedì santo in Kenya, non devono essere commiserati, ma invidiati, perché hanno avuto la grazia immensa del martirio. … Continua a leggere→
Boko Haram all’Isis    Jihad – la “fedeltà” di Boko Haram all’Isis, strategia o propaganda?
Arrestati altri due jihadisti dell’Isis in Spagna, son 5 in 2 giorni
4 novembre 2015 - Articoli - Isis, Islam, jihad, Spagna   
JihadAvevano già contattato una dozzina di individui intercettati tramite i social network, per convincerli ad “arruolarsi” nell’Isis ed inviarli in Siria ed in Iraq, i due marocchini arrestati dalla Guardia Civil lo scorso 4 novembre a Cornellà de Llobregat, in Spagna. Fonti vicine alla lotta al terrorismo lo han dichiarato all’autorevole quotidiano iberico Abc.
La brillante operazione di intelligence è stata coordinata dal Tribunale Centrale e dall’Alta Corte nazionale ed è giunta ventiquattr’ore dopo l’altro blitz, che ha condotto a tre arresti avvenuti a Madrid per reati analoghi. Pare che i terroristi islamici avessero partecipato anche ad alcuni incontri organizzati in territorio spagnolo a scopo di propaganda.
Ora, nei confronti degli jihadisti fermati, grazie alla riforma del Codice penale, si profila l’accusa di «indottrinamento passivo». Secondo il ministero degli Interni iberico, l’operazione è ancora in corso.
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  (di Mauro Faverzani) Dunque, Boko Haram ha giurato assoluta, cieca, incondizionata «fedeltà» al sedicente “Stato islamico”. La riunificazione delle forze jihadiste sotto un’unica bandiera fa tremare l’Occidente: «In questo modo ora quasi tutta l’Africa musulmana è retta dall’Isis o … Continua a leggere→
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15 novembre 2015 - 20:16
“Il pericolo non è il fondamentalismo, è proprio l’Islam”
1446414971-o-islamic-state-facebook(di Francesco Curridori  su IlGiornale.it del 14/11/2015) “Credo che non dobbiamo stupirci, l’Europa non è in guerra da oggi. Già la Fallaci e Bat Ye’or, l’inventore del termine Eurabia, avevano preannunciato tutto questo.
La minaccia dell’Isis su Roma, Londra e Washington è reale più che mai”. Roberto De Mattei, storico e cattolico integralista, commenta così al Giornale.it i tragici fatti di Parigi.
Siamo di fronte a una nuova guerra religiosa innescata dal fondamentalismo islamico?
Si tratta di una guerra politico-religiosa in quanto l’islam, diversamente dal cristianesimo, non distingue tra religione e politica. Noi dobbiamo difenderci sia sul piano politico sia sul piano religioso, rivendicando la nostra identità culturale cristiana.
È quindi sbagliato cercare un dialogo con l’islam?
Personalmente sono in disaccordo con chi dice che dobbiamo costruire ponti anziché erigere muri, come ha fatto l’arcivescovo di Torino. Una fortezza assediata si difende soltanto sollevando il ponte levatoio e non abbassandolo. Dobbiamo creare una contrapposizione morale e culturale nei confronti dell’Islam.
Una posizione che non collima proprio con l’idea di accoglienza di Papa Francesco…
Le posizioni del Papa rischiano oggettivamente di creare confusione. Gli inviti ad accogliere chi vuole la nostra morte seminano incertezza e destabilizzano il mondo cattolico.
Si deve aver paura di fare il Giubileo?
Sicuramente il Giubileo vedrà un grande afflusso di pellegrini che renderà Roma più vulnerabile ma alla paura si risponde con atti di coraggio. La Chiesa deve avere il coraggio di chiamare le cose col proprio nome e dire chiaramente che il pericolo non è il fondamentalismo ma l’islam e deve affermare la superiorità morale, religiosa e culturale del cristianesimo.
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05 novembre 2015 - 10:36
Germania: intimidazioni e attentati incendiari contro i difensori della famiglia
(di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it)  In Germania “tolleranza zero” per i sostenitori della vita e della famiglia naturale. Nelle ultime due settimane, nel paese tedesco, il clima si è infatti pesantemente surriscaldato con una serie di episodi inquietanti, che hanno coinvolto noti attivisti pro-famiglia, richiamando alla memoria il violento “autunno tedesco” del 1977.
Il primo episodio ha avuto luogo a Berlino il 14 ottobre in occasione della “prima” di una piece teatrale, intitolata Fear And Identity, portata in scena dal drammaturgo e regista tedesco Falk Richter. Lo spettacolo è un vero e proprio inno alla devianza nel quale l’autore si interroga sul senso di appartenenza, o meglio, di non-appartenenza di genere, nazione o famiglia, inteso come rifiuto di ogni tipo di identità naturale. In questo senso, il regista invita il pubblico ad andare oltre imposizioni socio-culturali, superando le proprie paure nei confronti del “diverso” sia esso un immigrato, un gay o un transgender. Nel corso della performance, quattro attori hanno così impersonato altrettanti personaggi pubblici, vittime, secondo il regista, di tale “paura” e conosciuti in Germania per le loro posizioni contrarie al gender diktat imperante: la giornalista Birgit Kelle, la nota saggista Gabriele Kuby, la portavoce dell’organizzazione pro-family, “Initiative Familienschutz”, Hedwig von Bevoerfoerde, l’eurodeputataBeatrix von Storch e l’esponente del partito “Alternativa per la Germania”,Frauke Petry. Questi ultimi sono dunque stati rappresentati sul palco nelle vesti di terribili e aggressivi zombie, ciascuno ben riconoscibile con il proprio nome e la propria foto incollata sul volto (nella foto sopra). Non sono chiari i testi esatti adottatati all’interno spettacolo, ma alcune indiscrezioni ricevute da parte di persone che hanno assistito direttamente allo spettacolo, hanno riportato frasi di questo tenore: “spara agli zombie in faccia, perché solo allora, essi saranno veramente morti“.
L'auto e gli edifici di famiglia di Hedwig von Beverfoerde dati alle fiamme
Il secondo episodio è avvenuto una settimana più tardi quando l’auto di Beatrix von Storch è stata vittima di un violento incendio doloso, andando completamente distrutta. Solo una settimana dopo è stata la volta dell’auto di Hedwig von Beverfoerde, le cui alte fiamme si sono rapidamente propagate, dando fuoco anche agli attigui edifici della azienda di famiglia. Il giorno seguente, una lettera apparsa, in forma anonima, su internet, ha rivendicato l’attentato incendiario, spiegando che la vittima era stata scelta come bersaglio, in quanto organizzatrice delle manifestazioni che si tengono a Stoccarda contro la realizzazione dei programmi scolastici LGBT. Il filosofo e blogger cattolico, Josef Bordat, per aver osato riportare e commentare l’episodio, è stato, a sua volta, immediatamente preso di mira con ripetute minacce di morte che alla fine, per paura di attacchi fisici, lo hanno portato alla decisione di sospendere temporaneamente il suo blog.
Le intimidazioni violente e gli attacchi incendiari avvenuti nelle ultime settimane in Germania rappresentano un emblematico campanello d’allarme di quello che è il clima culturale in Europa nei confronti dei difensori della vita e della famiglia. Un’atmosfera totalitaria e intollerante che ha “paura”, per riprendere il titolo della piece teatrale, solamente di utilizzare la ragione e di riconoscere l’esistenza di una legge naturale. (di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it)
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E’ un ex-ufficiale di Saddam il diabolico fondatore dell’Isis
21 aprile 2015 - Mondo, Notizie - al-Baghdadi, al-Zarqawi, califfo, Haji Bakr, iraq, Isis, jihad, mosul, Raqqa, Siria, Stato islamico   
IsisE’ noto come Haji Bakr, è soprannominato il «signore delle ombre», si chiama Samir Abd Muhammad al-Khifawi: il suo nome ci dice poco. Ma l’organizzazione che lui ha fondato, la conosciamo tutti: è il terribile Isis. E, con esso, il sedicente “Stato islamico”.
A rivelarlo, è stato il dettagliato reportage scritto sul periodico tedesco Der Spiegel da Christoph Reuter, dopo aver consultato gli archivi personali ed i computer abbandonati nella propria abitazione dalla mente diabolica di colui, che ha partorito il mostro della jihad internazionale. E’ stato freddato dai ribelli siriani, mentre tentava la fuga a colpi di kalashnikov. A tradirlo ed a permetterne l’individuazione, è stato un vicino: gps, cellulari, satelliti non sono serviti, ad incastrarlo è bastata una soffiata: una ben misera fine per il genio del male.
I suoi killer lo hanno descritto come un uomo sulla cinquantina: alto, magro ed una folta barba bianca. Prima di abbracciare il terrorismo islamico, era stato colonnello dei servizi segreti dell’aeronautica irachena. Quando nel 2003 cadde il regime di Saddam, giurò vendetta agli Stati Uniti. Così si unì agli insorti d’Abu Musab al-Zarqawi, che gli affidò il comando di una cellula di al-Qaeda, subito “distintasi” per la crudeltà degli attentati contro l’occupazione americana, contro l’Onu e contro la popolazione sciita.
Anche al-Zarqawi però è morto durante un attacco aereo congiunto, compiuto dalle forze Usa e da quelle giordane: era il 7 giugno 2006. Haji Bakr a quel punto fu catturato e trasferito presso il carcere di Camp Bucca. Dove incontrò Abu Bakr al-Baghdadi, che, all’epoca, non sapeva ancora di dover diventare il futuro “califfo” del sedicente “Stato islamico”. I due, in quegli anni, posero le basi di ciò che poi sarebbe diventato l’Isis, nonché della riconquista dell’Iraq, grazie anche al supporto assicurato da ex-ufficiali di Hussein pure assetati di vendetta.
Le cosiddette “primavere arabe” ed i violenti disordini scoppiati poi in Siria sono stati l’occasione per tornare alla ribalta. Haji Bakr studiò una strategia infallibile: anziché moltiplicare gli attacchi in Iraq, ritenne meglio impiantarsi saldamente in Siria, approfittando della mancanza di coesione nelle aree controllate dai ribelli, in lotta gli uni contro gli altri. Nell’aprile del 2013 il sedicente “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” era ormai una realtà.
Troppo occupati a combattere Damasco, i vari gruppuscoli locali furono presi alla sprovvista e subito spazzati via: nel marzo 2013, Raqqa fu conquistata e divenne il quartier generale della potente organizzazione terroristica. Ma Haji Bakr si stabilì in un’altra base, quella di Tal Rifaat, a metà strada tra Aleppo e la Turchia. Nessuna copia del Corano fu rinvenuta dai suoi carnefici nell’abitazione. La sua fine è giunta poco prima che scattasse la seconda fase del suo piano ovvero quella di una rapida riconquista dell’Iraq. Nel giugno del 2014 è stata espugnata a sorpresa Mosul – la seconda città del Paese per popolazione – ed i suoi importanti depositi d’armi. Uscito improvvisamente dall’ombra, il sedicente “Stato islamico” non ha trovato sul suo cammino alcuno in grado di fermarlo nella vasta offensiva scatenata verso sud sino alle porte di Baghdad.
Ma Haji Bakr non ha potuto assistere all’intervento degli Stati Uniti d’America ed all’inizio dei bombardamenti sferrati contro le roccheforti jihadiste da una coalizione arabo-occidentale. Cosa possa accadere ora, è difficile intuirlo. Di certo, l’Isis questa volta non potrà far conto sul suo capo e stratega carismatico.
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Pornografia e femminismo spinto in aula: così rovinano i figli
30 ottobre 2015 - Mondo, Notizie - Aborto, California, Canada, femminismo, pornografia, salute riproduttiva, usa   
AttivistaLe cronache non ne parlano, ma è così che i soliti “benpensanti” rovinano i nostri giovani: Canada, Kingston, liceo cattolico di “Notre Dame”, 23 ottobre 2015. La scuola ha organizzato per i propri iscritti un «colloquio d’amicizia/sessualità sana», l’equivalente in poche parole di un incontro sulla salute sessuale e riproduttiva. In cattedra, a parlare agli adolescenti, c’era però Julie Lalonde (nella foto), femminista abortista e visceralmente anticattolica. La quale, nel corso del suo intervento, ha definito, ad esempio, «accettabile che una ragazza, se consenziente, possa inviare una foto, che la ritragga completamente nuda, al suo fidanzatino», ritenendo questo «un atto del tutto naturale». Purché conosca bene l’amico, per evitare che poi diffonda a sua volta l’immagine tra i coetanei o in rete. Secondo Lalonde qui e solo qui «comincerebbero i problemi»… A detta di tutti, il suo discorso, dalla prima all’ultima parola, è stato imposto in modo assolutamente contrario alla fede cattolica.
Questa volta, però, la reazione, furibonda, è giunta dai genitori ed anche da molti alunni, scandalizzati dalle sue affermazioni. Si sono immediatamente recati dai vertici dell’istituto, hanno preteso una spiegazione formale dell’accaduto ed anche un gesto riparatorio per una simile indecenza. Gesto, che deve ancora giungere. Non solo: hanno inviato una lettera alle autorità ecclesiastiche dell’Ontario. Sono ad oggi in attesa di risposte. Decisi, questa volta, a non fermarsi.
Non solo. Pochi giorni prima, lo scorso 19 ottobre, negli Stati Uniti, l’Università della California, d’intesa con la Commissione studenti, ha addirittura pagato degli attori, “star” dell’industria pornografica, per tenere una conferenza, che desse un’idea di che cosa rappresenti il settore. Ovviamente, il tutto sovvenzionato con i fondi per l’istruzione e la ricerca.
I vertici dell’Ateneo han dato pieno sostegno all’iniziativa, ritenendo, questo, incredibilmente, un modo per «combattere la violenza sessuale», oltre tutto necessario per offrire ai giovani «una conversazione aperta sui temi dei film per adulti, dell’impiego sessuale, dell’intimità e delle pratiche per avere rapporti protetti, ivi compresi i discorsi relativi alla comunicazione ed al consenso». E’ evidente come simili sconcezze, degradando e reificando la sessualità, rendendo schiavi delle passioni, calpestando la dignità della donna, incitando alla perversione, nonché solleticando gli infimi istinti, finiscano per corrompere i costumi ed ottenere l’effetto esattamente opposto a quello indicato dai promotori, che v’è da stupirsi siano, oltre tutto, accademici e cattedratici (fonte: Corrispondenza Romana).
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Ultimatum per gli ultimi cristiani di Mosul: conversione, tributo o spada
20 luglio 2014 - Articoli - baghdad, califfato, isil, Islam, jizya, mosul, Saad Syroub   
Cristiani in fuga da MosulConversione all’islam, pagare il tributo (jizya) o affrontare la spada. E’ questo il drammatico ultimatum imposto dai terroristi dell’Isis, l’esercito del califfo al Baghdadi, ai circa 500 cristiani ancora presenti a Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq. Le loro case sono state marchiate con la lettera “N” di “nasara” (cristiano), in maniera che siano ben identificabili, anche perché, secondo quanto riferito dall’Assyrian International News Agency (Aina), «lo Stato islamico ha ordinato agli ufficiali governativi di non distribuire ai cristiani le razioni di acqua e cibo, cui hanno diritto tutti gli altri abitanti sunniti in difficoltà, in una città dove non c’è più lavoro a causa della guerra. Oltre ai cristiani, anche gli sciiti non potranno ricevere gli aiuti».
Mosul è una città letteralmente svuotata dalla presenza cristiana. Nello spazio di soli dieci anni si è passati dalle 100.000 presenze del 2004 alle 5.000 del giugno 2014. Oggi, dopo gli ultimi violenti e ripetuti attacchi ad opera dei gruppi islamici radicali, alle poche centinaia di cristiani rimasti, la fuga verso Erbil, Dohuk o altre località del Kurdistan iracheno, considerate più sicure, è l’unica possibilità per evitare di dover scegliere tra la conversione all’islam, il pagamento del tributo o la sicura morte.
Il Vescovo ausiliare caldeo di Bagdad, Mons. Saad Syroub, dopo l’abbandono forzato di Mosul da parte di numerose famiglie cristiane, come riporta l’agenzia Fides, ha dichiarato: «Siamo senza parole, perché quanto successo è davvero scioccante. I cristiani sono a Mosul da secoli e quelle famiglie sono state improvvisamente strappate via dalla loro città, dalla loro casa, dalla loro vita. Siamo davvero preoccupati per il futuro dei cristiani in questo Paese». Mons. Saad Syroub prosegue la sua drammatica denuncia, sottolineando come, non fosse «mai accaduto che i cristiani fossero cacciati dalle proprie case come se non avessero alcun diritto. Purtroppo è questa la realtà oggi in Iraq, soprattutto a Mosul. Le nostre peggiori paure si stanno avverando e non sappiamo come reagire. È ormai troppo tempo che in Iraq non c’è sicurezza e la gente è terrorizzata, specialmente i nostri fedeli».
Ci auguriamo che le parole di mons. Saad Syroub scuotano la comunità internazionale ad intervenire, per porre fine alle violenze e all’esodo forzato dei cristiani dall’Iraq.
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In Francia un partito islamico passepartout per la sharia
13 febbraio 2015 - Europa, Notizie - Azergui, Darmanin, Francia, Islam, musulmano, partito, Sarkozy, Udmf, Udn   
UdmfGérald Darmanin, oggi segretario generale aggiunto e deputato dell’Ump, è stato il portavoce di Nicolas Sarkozy. Non è quindi un esponente della Sinistra spinta, pregiudizialmente atea e “deicida”. Eppure, in certi casi non pare davvero distaccarsene troppo… Il giornalista Bruce Toussaint gli ha recentemente chiesto, nel corso di un’intervista trasmessa da «iTélé», se oggi, a suo parere, vi sia un problema con l’islam in Francia. Al che lui ha dichiarato apertamente che no, in realtà «c’è un problema con tutte le religioni nella Repubblica». Repubblica divenuta così una sorta di moloch supremo, talmente ideologizzato da considerare ormai come un fastidioso nemico qualsiasi credo, di qualunque natura ed origine sia. Ma anche da rinnegare chi, come il Cattolicesimo, abbia innervato, irrorato dei propri Valori e forgiato per secoli il Paese, appartenendo alla sua Storia e segnandone in modo significativo anche il presente. Non c’è Francia senza Chiesa: ma questo a Darmanin evidentemente non garba, al punto da spingerlo a fare il possibile per… “cancellare le tracce”.
C’è chi a questa impostazione non ci sta. Come l’islam. Che risponde da par suo. Presentando, proprio in Francia, il suo primo partito in corsa già per le prossime elezioni dipartimentali di marzo. Si chiama Udmf ovvero “Unione dei democratici musulmani di Francia”: non è una novità assoluta, sebbene pochi sino ad oggi ne conoscessero l’esistenza. È stato fondato nel novembre 2012, ha 900 iscritti e 8 mila simpatizzanti. A guidarlo è Najib Azergui – 36 anni, francese di origine marocchina, dirigente della SNCF, sposato e padre di famiglia – ed afferma di volersi ispirare all’esempio dato dal partito cristiano-democratico dell’ex-ministro Christine Boutin.
Ha diversi punti in programma: promuovere la finanza islamica, ritenendola un’alternativa «etica» a quella tradizionale; sponsorizzare i prodotti alimentari halal, conformi alla sharia, «per creare posti di lavoro» (sic); concedere il diritto di voto anche agli stranieri in occasione delle elezioni amministrative; nelle scuole, cancellare il divieto d’indossare il velo come segno di «tolleranza delle religioni»; introdurre tra le lingue insegnate l’arabo – ritenuto «ingiustamente bandito» – ed aggiungere colonizzazione e guerra d’Algeria ai programmi scolastici ministeriali, accusati di voler «passare sotto silenzio» gli scheletri nell’armadio della Storia francese; in una parola, lottare contro chiunque intenda respingere l’islam, pur rifiutando con forza l’etichetta di «partito confessionale».
Possono sembrare, a chi non sia particolarmente avveduto in materia, richieste tutto sommato moderate, in ogni caso discutibili. In realtà, rappresentano una sorta di grimaldello, per scardinare le fondamenta culturali, politiche, sociali, storiche e spirituali del Paese. Non dimentichiamo come già nel 2007 il gesuita arabo Padre Samir Khalil Samir, su AsiaNews scrivesse: «Nel dare spazio alla finanza islamica, non si può dimenticare che essa fa parte di un progetto di islamizzazione dell’Europa e del mondo. Il pragmatismo economico, etico, senza principi, sta uccidendo l’Occidente». Non dimentichiamo neppure come uno dei fondatori delle banche islamiche sia Sayyed Qutb, ideologo dei Fratelli Musulmani, legati a filo doppio al terrorismo jihadista. Quanto ai cibi halal, secondo il Whc–World halal Council, «l’halal non è solo una norma tecnica che gli europei possono regolare e formulare come vogliono. I musulmani hanno la responsabilità di Allah e Allah ha già istituito tutte le norme e i regolamenti necessari in modo chiaro». Quindi, «ci può essere solo uno standard halal, che abbraccerà la comunità islamica in tutto il mondo e questo standard può essere gestito solo dai musulmani. Musulmani e non-musulmani devono capire che il Nuovo Ordine Mondiale sorgerà solo con l’Halal e il Tayyib!». Sono considerazioni come queste a sollevare più di un dubbio sull’innocenza di programmi quali quello presentato dall’Udmf.
Altri tentativi analoghi, in passato, sono tutti falliti. Spetta agli elettori, ora, decidere se archiviare o meno anche questa nuova sigla.
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Il comandante Alfa: rishio la vita ogni giorno ma Dio mi dà coraggio. Interviene nelle situazioni più delicate come rapimenti e attentanti. Ecco come prega l'uomo delle missioni impossibili. "Sono cattolico e penso di essere molto credente. Ho molta fede in Dio e ogni mio passo è rivolto a lui". comandante Alfa, uno dei cinque fondatori del Gis, il Gruppo d’intervento speciale voluto nel 1977 dall’allora ministro dell’interno Francesco Cossiga. Un reparto d’élite, formato da uomini addestrati duramente per far fronte e risolvere le situazioni più a rischio come rapimenti, liberazione di ostaggi e dirottamenti di aerei. Da uomo d’azione qual è abituato a guardare in faccia la morte, non ci si aspetterebbe un animo tanto delicato e proteso verso Dio, eppure ammette: “Alle volte, con il lavoro che faccio, mi risulta difficile essere assiduo nella frequentazione della Messa ma per la mia famiglia è un appuntamento irrinunciabile, quando sono a casa vado in chiesa con i miei ragazzi”.
Il comandante Alfa parla poi delle sue “due mamme”. Di sua madre dice: “La ingrazierò per sempre di avermi dato un’educazione cristiana e di essere stata per me un esempio di onestà e legalità”. Ed aggiunge poi di nutrire un amore particolare e tutto filiale anche per la Madonna – “Maria è la nostra mamma, la mamma di tutti, che posa il suo sguardo benevolo sui suoi figli e ci protegge” -, oltre ad essere particolarmente legato al santuario di Montenero, posto su una collina che domina il porto di Livorno.
Una fede robusta la sua alimentata dalla preghiera: “Prego per i figli, la salute, la famiglia. In più, come operatore del Gis, è inevitabile chiedere a Dio protezione per la propria vita e per quella dei colleghi, che sono una seconda famiglia, e la buona riuscita delle operazioni: che non ci siano né morti né feriti, e che riceviamo tanta forza morale e spirituale per poter affrontare situazioni complicate”.
La sua giornata, spiega, “inizia affidando aspettative, paure e speranze a Dio facendo un segno della Croce e ricordando a noi stessi e ai giovani carabinieri del reparto di mettere da parte ogni esaltazione. Esiste un solo Dio e non ha certamente le sembianze di un carabiniere del Gis”.
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Papa Francesco: “pensiero unico vuol farci mettere all’asta identità cristiana”
Così il pontefice durante l'omelia a Santa Marta di oggi. Il pensiero unico, l’umanismo che prende il posto di Gesù, l’uomo vero, distrugge l’identità cristiana. Non mettiamo all’asta la nostra carta d’identità: è la forte esortazione lanciata da Papa Francesco nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. La mondanità porta al pensiero unico e all’apostasia
La prima lettura del giorno, tratta dal primo Libro dei Maccabei, racconta di “una radice perversa” che sorse in quei giorni: il re ellenista Antioco Epìfane impone le usanze pagane in Israele, al “popolo eletto”, cioè alla “Chiesa di quel momento”. Papa Francesco commenta “l’immagine della radice che è sotto terra”. La “fenomenologia della radice” è questa: “Non si vede, sembra non fare male, ma poi cresce e mostra, fa vedere, la propria realtà”. “Era una radice ragionevole” che spingeva alcuni israeliti ad allearsi con le nazioni vicine per essere protetti: “Perché tante differenze? Perché da quando ci siamo separati da loro ci sono capitati molti mali. Andiamo da loro, siamo uguali”. Il Papa spiega questa lettura con tre parole: “Mondanità, apostasia, persecuzione”. La mondanità è fare ciò che fa il mondo. E’ dire: “Mettiamo all’asta la nostra carta d’identità; siamo uguali a tutti”. Così, molti israeliti “rinnegarono la fede e si allontanarono dalla Santa Alleanza”. E ciò “che sembrava tanto ragionevole – ‘siamo come tutti, siamo normali’ – diventò la distruzione”: “Poi il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo – il pensiero unico; la mondanità – e ciascuno abbandonasse le proprie usanze. Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re; anche molti israeliti accettarono il suo culto: sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. L’apostasia. Cioè, la mondanità ti porta al pensiero unico e all’apostasia. Non sono permesse, non ci sono permesse le differenze: tutti uguali. E nella storia della Chiesa, nella storia abbiamo visto, penso ad un caso, che alle feste religiose è stato cambiato il nome – il Natale del Signore ha un altro nome – per cancellare l’identità”. L’umanismo di oggi distrugge l’identità cristiana. In Israele vennero bruciati i libri della legge “e se qualcuno obbediva alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte”. Ecco “la persecuzione”, iniziata da una “radice velenosa”. “Mi ha sempre colpito – afferma il Papa – che il Signore, nell’Ultima Cena, in quella lunga preghiera, pregasse per l’unità dei suoi e chiedesse al Padre che li liberasse da ogni spirito del mondo, da ogni mondanità, perché la mondanità distrugge l’identità; la mondanità porta al pensiero unico”: “Incomincia da una radice, ma è piccola, e finisce nell’abominazione della desolazione, nella persecuzione. Questo è l’inganno della mondanità, e per questo Gesù chiedeva al Padre, in quella cena: ‘Padre, non ti chiedo che li di toglierli dal mondo, ma custodiscili dal mondo’, da questa mentalità, da questo umanismo, che viene a prendere il posto dell’uomo vero, Gesù Cristo, che viene a toglierci l’identità cristiana e ci porta al pensiero unico: ‘Tutti fanno così, perché noi no?’. Questo, di questi tempi, ci deve far pensare: com’è la mia identità? E’ cristiana o mondana? O mi dico cristiano perché da bambino sono stato battezzato o sono nato in un Paese cristiano, dove tutti sono cristiani? La mondanità che entra lentamente, cresce, si giustifica e contagia: cresce come quella radice, si giustifica – ‘ma, facciamo come tutta la gente, non siamo tanto differenti’ -, cerca sempre una giustificazione,  e alla fine contagia, e tanti mali vengono da lì”. Guardarsi dalle radici velenose che crescono e contagiano. “La liturgia, in questi ultimi giorni dell’anno liturgico” – conclude il Papa – ci esorta a stare attenti alle “radici velenose” che “portano lontano dal Signore”: “E chiediamo al Signore per la Chiesa, perché il Signore la custodisca da ogni forma di mondanità. Che la Chiesa sempre abbia l’identità disposta da Gesù Cristo; che tutti noi abbiamo l’identità che abbiamo ricevuto nel battesimo, e che questa identità per voler essere come tutti, per motivi di ‘normalità’, non venga buttata fuori. Che il Signore ci dia la grazia di mantenere e custodire la nostra identità cristiana contro lo spirito di mondanità che sempre cresce, si giustifica e contagia”.
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Il jihadista che giustifica le stragi: «Dio con me sarà clemente»
Abu Rahman, sunnita, è un combattente al fronte siriano. La sua ragione di vita è uccidere i «cani» sciiti. Abu Rahman è un jihadista, un professionista della guerra santa. Sono gli uomini che con la violenza stanno scardinando un mondo, e che noi non conosciamo, riempiono i giornali le televisioni, la Rete, e non li conosciamo, scrive Domenico Quirico su La Stampa (12 novembre).
“GRAZIE DIO PER AVERMI FATTO UCCIDERE”
Andiamo così a conoscere il pensiero di questo uomo, peraltro molto schietto, diretto. Abu spiega con estrema chiarezza: «Che cosa provo ad uccidere? Vuoi sapere se ricordo chi ho ucciso per primo? In Iraq ho ammazzato il mio primo uomo, al tempo degli americani. Ho detto: grazie Dio, ti ringrazio perché hai guidato la mia mano. Continuo a ripeterlo».
UN GRUMO DI SANGUE
Richiama la Sura quando recita: “nel nome del tuo Signore, che ha creato, che ha creato l’uomo da un grumo di sangue”. «Un grumo di sangue. E allora perché avrei dovuto provar paura quando sono partito per la Siria? – domanda il jihadista – Bisogna andare ad aiutare i fratelli musulmani, la religione del vero, che patiscono di fronte a quei cani di sciiti infedeli…».
JIHAD E’ DOVERE
La jihad, per Abu, è «un dovere, non c’è scelta: la terra musulmana è in mano ai senza Dio, agli sciiti infami, la jihad viene prima dei figli del mangiare della casa del paese, devi combatterli con la parola i soldi le armi le leggi. Morire vivere… Parole, ci sono mujaheddin che combattono da 30 anni e sono ancora vivi altri che sono morti dopo un’ora… Decide Dio».
GLI OCCIDENTALI CHE “NON COMPRENDONO”
L’uomo accusa gli occidentali di «non capire» il valore della sua guerra. «Voi avete perso la voglia di combattere per la fede, la religione per voi funziona come per me il commercio, ma quello che è importante per me, per noi, è essere puri nel momento in cui ci si separa da questo mondo, avere una fine felice. Voi occidentali siete più forti: per il denaro, i mezzi, le armi che avete. Ma proprio per questo avete paura di morire e volete vivere a tutti i costi. Noi no. Vedi la saggezza di Dio? Attraverso la debolezza lui ci rende più forti di voi».
LA RESURREZIONE
Il giorno del Giudizio, per questo uomo, è quasi un’ossessione: «Nel giorno della resurrezione l’Onnipotente mi chiamerà a se: “Abu, hai assolto i tuoi doveri?”. “Mio dio, mi sono impegnato – gli risponderò – ho accettato di morire per te: tu sarai clemente allora…”».
EMERGENZA SIRIA
La Siria è imbottita di uomini come Abu. E’ sempre più un centro di riferimento dell’Isis come testimonia il rapporto pubblicato dall‘Ansa (12 novembre) sull’avanzato dello Stato Islamico. Col suo confine turco, rappresenta il centro di smistamento di jihadisti provenienti dai quattro angoli del mondo e offre la profondità territoriale necessaria al rafforzamento della presenza in Iraq. L’Isis ha abolito i “governatorati” siriani e iracheni con le “province”, dette in arabo wilaya.
I TERRORISTI IN LIBIA
In Libia, una presenza ancora minoritaria di jihadisti sarebbe insediata, nelle carte diffuse dall’Isis, della wilaya della Cirenaica, in quella del Fezzan e nella wilaya della Tripolitania.
TRA YEMEN E ARABIA
Nella Penisola araba invece parte dell’ala qaedista dello Yemen si è affiliata all’Isis nella wilaya dello Hadramawt. In Arabia Saudita, i recenti attentati rivendicati dai jihadisti nella regione orientale sono stati marchiati a livello mediatico dalla wilaya del Najd.
Nell’ultima frontiera, nel Caucaso e in Iran, l’Isis dice di operare clandestinamente, rispettivamente, nella wilaya Qawqaz (Caucaso) e in quella del Khorasan, ai confini con l’Afghanistan.
OPERAZIONE JWEB
Intanto in un blitz antiterrorismo in tutta Europa, guidato dai carabinieri del Ros in collaborazione con le autorità giudiziarie e di polizia di numerosi Stati europei, coordinate da Eurojust, sono stati emessi 17 ordini di custodia per associazione con finalità di terrorismo internazionale per l’operazione denominata “JWeb” (Agi, 12 novembre).
ARRESTO ECCELLENTE
Invece in Norvegia e’ stato fermato nel corso di un raid notturno, una controversa e nota figura del mondo islamico locale, Mulla Krekar, sospettato di pianificare un attentato in Italia.
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